L’urlo di Magnini ”Basta con il doping”
E’ partito l’urlo di battaglia di Filippo Magnini, scagliato contro il più insidioso degli avversari, il doping: “Sicuramente mi è capitato di gareggiare con atleti non puliti - dice l’azzurro -. Nella lotta al doping si sta facendo molto, ma non troppo. Fosse per me farei i test anche del dna, del capello”. Magnini va giù pesante nel suo attacco: “Sono piccoli uomini e piccole donne quelli che ricorrono al doping, gente senza sicurezza di sè, che non riescono a godersi momenti così importanti. Il mio doping? Non mi piace definirlo in questo modo: diciamo che io mi diverto a fare quello che faccio.Quando non sarà più così non farò più il nuotatore. Certo quanto succede non ci fa più divertire molto, siamo tutti un po’ stufi”.
E veniamo al costume, al body ‘laser’ della Speedo che Magnini userà nella sua gara, e per cui ha dovuto lottare, facendo la voce grossa, arrivando alla rottura con il suo sponsor, l’Arena, alla vigilia dei Giochi. Una mossa che ha aperto la strada a tutta la federazione, costretta a lasciare gli atleti liberi di usare il costume che vogliono. “Erano mesi che ci battevamo, ho dovuto fare rumore io e solo perchè si potesse gareggiare tutti alla pari”. Anche perchè la pioggia dei record aveva destato scalpore: “Quei tempi fatti mi avevano messo qualche dubbio sulle mie stesse capacità - ribadisce Magnini - ho visto gente migliorare di un secondo e mezzo in una stagione, quello che a me era riuscito in anni. Poi ho provato il costume e ho detto che non erano stati dei fenomeni. Forti sì, ma alla mia portata. Puoi essere anche il migliore, ma se gareggi con una moto scarsa non vai come i tuoi avversari”.
A proposito di avversari, questi sono Alain Bernard, il francese primatista del mondo dei 100, ma anche Eamon Sullivan. Magnini non sembra temerli e appaer sereno: “il mio approccio è stato più tranquillo degli altri anni. Sabato sarò sostenuto dai miei genitori e dalla mia fidanzata Cristiana insieme a tre amici. Vengono per farmi sentire che sono vicini, e che io sono al sicuro”.
Parecchie cose hanno colpito il pesarese: “Ho visto la muraglia e qualche mercato, non mi aspettavo che la città fosse così grande, ma nemmeno che ci fosse tanto smog. Qui il cielo non è azzurro e non si possono vedere le nuvole: mi dispiace per loro che ci vivono, è un peccato, noi in fondo siamo solo di passaggio”. Ma non al punto da non lasciare il segno sull’acqua del Water Cube. “Magnini? E’ tra i favoriti - dice l’azzurro - e ho voglia di dimostrarlo. Vincere questa gara sarebbe una liberazione, ma è un sogno già provarci”. Anche per dare un messaggio a chi cerca le scappatoie. “Se ti spacchi in acqua e hai talento ce la fai comunque, anche con il costumino - continua - anzi io sono per tornare a indossare quelli dopo i Giochi. Quello che succede non mi fa più divertire. Penso che siano gli ultimi anni in cui gli sport si potranno chiamare tali. Vedo solo una corsa a studiare il modo per andare più veloci. Alla fine si inventeranno le corsie che ti spingono quando sei stanco Quanto al costume, sono pronto a mettermi lo slip anche tra cinque giorni”.





