Fioretto, un bronzo amaro Il ct Manzo: “Ci hanno derubato”
La medaglia di bronzo più velenosa della spedizione azzurra, condita da polemiche arbitrali, moviole, scatti isterici e squalifiche. Alla fine salgono sul podio le nostre fiorettiste, battendo l’Ungheria 32-23 grazie alla Vezzali e ad una superba Ilaria Salvatori, la frascatana subentrata alla Trillini che vince i suoi tre assalti.
Ma nella storia di questa Olimpiade resterà la rabbia del team azzurro per la sconfitta con la Russia in semifinale, la contestazione che porta il ct Andrea Magro prima ad urlare “ladri” agli arbitri, poi a prendersi il cartellino nero della federazione internazionale ed una squalifica di due mesi per intemperanze: tre ore dopo la sconfitta il tecnico, ancora in stato confusionale, scaglia una sedia contro una porta, sfondandola durante il riscaldamento della finalina con l’Ungheria. “Non è possibile, ci hanno tolto cinque-sei stoccate. A me piace perdere quando si perde” aveva detto.
Finisce così il sogno del cosiddetto Dream Team, che aveva attirato pure il presidente del Coni Gianni Petrucci nella Fencing Hall. Valentina Vezzali, Margherita Granbassi e Giovanna Trillini non riescono ad emulare la squadra che vinse a Barcellona ‘92, Atlanta ‘96, Sydney 2000. Escono in semifinale contro la Russia, le azzurre, in un match teso, spremuto fino alla stoccata supplementare dopo nove assalti.
Condizionato pesantemente dall’arbitro polacco Kaszubowski che decide il confronto decisivo Vezzali-Boyko tra moviole ed ammonizioni, fino ad attribuire alla Russia la stoccata decisiva per la quale Valentina aveva urlato di gioia, considerandola ormai sua. Una delusione comunque, da parte di tre donne che solo pochi giorni prima avevano conquistato medaglia d’ oro, di bronzo e di ” legno”. Una volta unite in una sola squadra, si sono perse contro avversarie spazzate via dal torneo individuale.
Si sapeva che la Russia è forte, è la numero uno del ranking mondiale ed ha vinto i recenti Europei. La Trillini va subito in svantaggio, patendo il 4-1 della Boyko, per poi rimontare d’ esperienza fino al 4-3. La Vezzali, che aveva fatto la differenza nei quarti di finale con la Cina, stenta invece con la Lamonova, denunciando continui problemi al fioretto che richiedono una doppia sostituzione e l’intervento del responsabile dell’armeria Gianluca Farinelli.
Ci sono subito problemi fra la tre volte campionessa olimpica e l’arbitro cinese Chu, il 7-6 per la Russia è contestato. Granbassi-Nikichina finisce 1-1, poi le russe prendono il largo ancora con la Lamonova, opposta alla Trillini, 10-7 dopo l’ennesima visione della moviola. La Granbassi vince il primo duello individuale con la Boyko, grazie ad un’ammonizione ed a un affondo riuscito, e la Vezzali si sveglia dopo aver beccato due stoccate consecutive dalla Nikichina, un’avversaria che in genere sbrana.
Sul 14-13 l’arbitro polacco, subentrato al cinese, ammonisce per scarsa combattività la Granbassi e la Lamonova, cacciandole dalla pedana, la Trillini impatta con la Nikichina (bello un colpo da terra della 38enne di Jesi), consegnando una stoccata da recuperare alla Vezzali, che la pungola spesso dalla panchina con consigli tecnici. L’ultimo assalto con la Boyko è un’agonia. La Vezzali chiede il ricorso alla moviola, la consultazione è lunga ma premia la Russia: 18-16. sulla scia della tensione si incassi il 19-16. ” Vale” recupera grazie ad un replay, stavolta favorevole, ad un’ammonizione, due provvedimenti che poi colpiscono l’azzurra ed è 21-18 Russia.
Rabbiosa la reazione: tre stoccate frutto di un affondo, un’ammonizione ed una risposta ad un attacco. Esauriti i tre minuti al nono match, si va alla stoccata supplementare. La Vezzali urla di gioia come se avesse vinto l’Olimpiade, ma le russe ridono mentre l’arbitro va a consultare il monitor. Hanno vinto loro. Dall’angolo azzurro si levano le urla del ct Andrea Magro: “Ladri, va sempre così a queste Olimpiadi”.





