Azzurre da podio Ma “Oro” è parola tabu’
Di oro non parla nessuno, ma tra le ragazze della pallavolo azzurra si avverte la giusta tensione, quella che si crea in un gruppo che sa quello che vuole e punta il suo obiettivo senza lasciarsi distrarre da niente e da nessuno. Anche perché il torneo olimpico delle azzurre comincia dalla Russia, primo avversario da affrontare sabato prossimo.
La nazionale del ct Massimo Barbolini giunge a Pechino sulla scia del terzo posto al World Gran Prix, dove ha raffinato la sua preparazione ai Giochi e soprattutto si è confrontata con tutti gli avversari che ambiscono al podio. Con quale consapevolezza si appresta ad affrontare il torneo Olimpico?
“Ci siamo allenati molto duramente in Italia per 40 giorni – spiega Barbolini al termine dell’allenamento a Pechino - e abbiamo ottenuto anche un buon risultato con il bronzo nel World Grand Prix. Alle Olimpiadi credo che bisogna guardare gara per gara.Cercheremo di arrivare tra le prime del girone e poi di arrivare tra le prime quattro dei Giochi. Siamo abituati a giocare gare importanti e per questo non siamo affatto nervosi”.
Arrivare tra le prime quattro… In realtà le azzurre per molti sono le favorite del torneo e il profilo basso scelto dall’allenatore mal cela i sogni di gloria delle sue ragazze. Tra le quali la parola “oro” è tabù, anche se dalle loro parole si intuisce come il podio sia percepito come un traguardo minimo, quasi obbligato, vista la cavalcata vincente dell’ultima stagione.
“Il nostro obiettivo è di vincere una medaglia, arrivare tra le prime tre - dice l’alzatrice Eleonora Lo Bianco, alla sua terza Olimpiade -. E’ vero, sentiamo un po’ la responsabilità perché abbiamo vinto molte partite l’anno scorso, ma noi vogliamo giocare senza questo peso. Qui dobbiamo giocare ogni gara come una finale. Ogni giorno abbiamo un match e ogni volta dobbiamo vincere. Ci siamo preparate sia fisicamente che tecnicamente. Abbiamo giocato contro tutti durante il Grand Prix, siamo pronte a giocare”.
Da una veterana a un’esordiente ai Giochi, la schiacciatrice Serena Ortolani, che a dispetto della “prima volta” non tradisce alcuna incertezza. “I Giochi sono molto importanti, ma io ho un bel po’ di esperienza, prima tra tutte i mondiali, così non sento un’eccessiva pressione”.






Essere aperti e disponibili ad accogliere il diverso è da sempre segno di civiltà e di maturità. Purtroppo in Cina, come in Italia, si stanno facendo molti passi in dietro: ricordo che l’arma più forte e potente in mano ai governanti non è la guerra, i soldi, il potere ma è la paura. Se la gente ha paura sarà ben disposta a qualsiasi scelta per contrastare questo sentimento.
BIsogna cambiare tante cose, soprattutto nel nostro cuore
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