Pechino 2008: nazionalismo alle stelle
Canti, danze, corse e perfino preghiere segnano l’inizio del conto alla rovescia per gli ultimi 100 giorni prima delle Olimpiadi di Pechino 2008. All’esaltazione gioiosa si mescola un incremento del nazionalismo e una “guerra di popolo” contro i media stranieri, le potenze occidentali, gli attivisti democratici locali. Intanto, la torcia è tornata su territorio cinese ad Hong Kong.

La festa “dei 100 giorni” ha visto una maratona a cui hanno partecipato 10 mila abitanti della città; danze tradizionali davanti al “Nido d’uccello”, il nuovo stadio; un nuovo inno con le voci di 100 famosi cantanti e – secondo Xinhua – anche una serie di preghiere nelle chiese di Pechino pr il successo dei Giochi. Jacques Rogge, presidente del Comitato olimpico internazionale (Cio) ha espresso la sua soddisfazione e ha predetto che le Olimpiadi di Pechino 2008 saranno “un grande successo”.
In effetti le costruzioni sportive sono ormai terminate, come pure le infrastrutture (nuovo terminal dell’aeroporto, metropolitane, strade). Pechino ha speso finora 40 miliardi di dollari Usa e si prepara a spendere altri 2,1 miliardi per lo svolgimento dei Giochi di Pechino 2008.
Anche l’impegno contro l’inquinamento sembra avere qualche successo. Dal 2001 Pechino ha speso oltre 15 miliardi di dollari per spostare fabbriche inquinanti fuori città, trasformare impianti a carbone in elettriche e aggiungere linee sotterranee per limitare il traffico di superficie.
Il fervore delle preparazioni e della vendita di biglietti per le cerimonie, sembra fare dimenticare tutte le polemiche e le manifestazioni scoppiate al passaggio della torcia nel resto del mondo per criticare la Cina sul Darfur, sull’ambiente, su diritti umani e sulla repressione in Tibet.
La campagna lanciata dai media cinesi contro “il terrorismo” dei tibetani, “il Dalai Lama e la sua cricca”, i tentativi di “dividere la madrepatria” hanno fatto salire alle stelle il nazionalismo della popolazione, che giudica i tibetani “irriconoscenti” verso la Cina per tutto lo sviluppo portato ad essi. Il nazionalismo ha cementato anche le comunità cinesi d’oltremare, di solito piuttosto indipendenti rispetto alla politica del governo centrale.
Un altro tema dimenticato sono i diritti umani. Nel 2001 le autorità cinesi, per vincere la candidatura di Pechino ai Giochi avevano promesso un miglioramento nella situazione dei diritti umani. Ormai di questo tema non se ne parla e perfino gruppi di attivisti democratici cinesi rimangono silenziosi per timore che una qualunque critica al governo venga tacciata come “anti-patriottica”. Dopo una campagna contro i media occidentali “prevenuti” contro la Cina, e troppo partigiani del Tibet, le richieste sui diritti umani sono giudicati dalle autorità solo come uno “strumento” dell’occidente per “demonizzare” la Cina.
I giornali del Partito continuano a chiedere a tutta la popolazione di impegnarsi in una “lotta di popolo” contro chi vuole dividere la nazione e chi vuole distruggere con il “terrorismo” la bellezza dei Giochi e la gloria della Cina. Per questo Zhou Yongkang, membro del Politburo ed ex ministro della Pubblica sicurezza, ha chiesto alla popolazione di lavorare in stretto contatto con la polizia per rivelare fatti, persone e casi sospetti di terrorismo, che tendono a dividere la nazione e rovinare i Giochi.

In ossequio a Pechino il governo di Hong Kong ha proibito l’entrata nel territorio a Tsering Lama, Kate Woznow e Matt Whitticase 3 attivisti pro-Tibet, oltre allo scrittore cinese Zhang Yu, proveniente dalla Svezia. Giorni fa il dipartimento dell’immigrazione ha negato il visto anche allo scultore danese Jens Galschiot ai suoi due figli, attivisti per i diritti umani. In questi giorni è attesa ad Hong Kong anche l’attrice Mia Farrow, che sostiene una campagna di bicottaggio contro la Cina per il suo operato nel Darfur.



