Pechino 2008 : l’inevitabile intreccio tra olimpiadi e politica
Spitz e Cassina raccontano i Giochi per Telecom Progetto Italia
Da Berlino 1936 a Pechino 2008 passando per Monaco 1972: l’intreccio tra Giochi olimpici e politica è tanto antico quanto la rassegna a cinque cerchi e probabilmente inevitabile. E’ quanto emerso dall’incontro con gli studenti ‘Giochi di pace e Mondi di guerra’, il secondo dei quattro appuntamenti della rassegna ‘In diretta, Telecom Alleniamoci alla vita’ realizzata da Telecom Progetto Italia. Al teatro San Babila di Milano sono intervenuti sul tema la leggenda del nuoto Mark Spitz, l’oro di Atene nella sbarra Igor Cassina e Mariele Merlati, docente di relazioni internazionali presso l’Università degli Studi del capoluogo lombardo. A mediare il dibattito è stato il direttore di Rai Sport Massimo De Luca.

La storia del Novecento dimostra come le Olimpiadi siano spesso state utilizzate come cassa di risonanza per questioni politiche che poco hanno in comune con le intenzioni pacifiste di chi (il Barone Pierre de Coubertin) nel 1896 fondò i Giochi moderni. Quarant’anni dopo, a Berlino, il ministro della Propaganda Joseph Goebbels convinse Hitler ad allestire nella capitale l’evento che avrebbe dato lustro alla Germania nazista. E’ lungo l’elenco delle edizioni condizionate - o addirittura saltate - per motivi politici, ma il punto di non ritorno resta quella del 1972. A Monaco di Baviera l’irruzione di un commando di guerriglieri palestinesi nel villaggio olimpico portò all’uccisione immediata di due atleti israeliani. Gli altri nove sequestrati morirono insieme a cinque fedayyin e a un ufficiale tedesco nel corso del tentativo di liberazione della polizia locale.
Spitz, che il giorno prima della tragedia aveva vinto la sua settima medaglia d’oro nel nuoto (record di titoli in una singola Olimpiade tuttora imbattuto), si ricorda nei minimi dettagli la mattina del 5 settembre: “Arrivai in conferenza stampa pensando di parlare della mia impresa e invece i giornalisti mi chiesero dell’accaduto. Io, pur risiedendo nel villaggio, non mi ero accorto di nulla. Ho capito tutto molte ore dopo, guardando la televisione e leggendo i giornali”. Da Monaco in poi, il villaggio olimpico è diventato impenetrabile e i Giochi sono stati ‘blindati’, eppure non hanno perso il loro carattere controverso: basti pensare a Mosca 1980 o a Los Angeles 1984.

Tra poco più di quattro mesi scattano le gare a Pechino 2008. Le polemiche nei confronti della politica cinese, soprattutto quella in Tibet, hanno scatenato proteste in tutto il mondo e molte nazioni hanno minacciato di boicottare la manifestazione. Sul ruolo e sulle responsabilità degli atleti Cassina non ha dubbi: “Sono contrario al boicottaggio. La violazione dei diritti umani è un fatto grave, non c’è dubbio, è importante lottare contro certe ingiustizie. Io però mi faccio portavoce di tutti gli atleti che inseguono il sogno olimpico per tutta la vita e che vogliono semplicemente gareggiare e divertirsi. I Giochi dovrebbero rappresentare un momento di aggregazione e un messaggio positivo, l’evento non andrebbe strumentalizzato”. Vicino il commento di Spitz: “Gli atleti hanno il diritto di esprimere le proprie opinioni, ma durante le Olimpiadi dovrebbero soltanto competere e lottare per salire sul podio”.


