Sichuan, 5 milioni di senzatetto
Per il momento forse ci sono ancora vite da salvare (si spera) sotto le macerie, se continuano a ripetersi i miracoli delle ultime ore. Bisogna trasportare nel Sichuan una quantità infinita di tende per gli alloggi temporanei (anche l’Italia fa la sua parte, con due voli della nostra protezione civile fatti giungere a Chengdu dalla Farnesina). C’è l’urgenza di prevenire epidemie: quando i terremotati non sono nel fango delle pioggie comincia un caldo pre-estivo già umido e afoso, che coi tanti cadaveri non sepolti può facilitare contagi. Ci sono laghi e fiumi che tracimano, scosse di assestamento che possono ancora uccidere vista l’enorme quantità di edifici pericolanti. Ma se si spinge lo sguardo un po’ oltre l’emergenza, la grande sfida sarà la ricostruzione, “quale” ricostruzione. Il primo problema è la dimensione stessa del bisogno: 5 milioni di terremotati sono tanti anche per la Cina, se concentrati in un territorio relativamente ristretto. Ed è un territorio in parte montagnoso, povero, quindi con scarse risorse proprie da investire nel rilancio. Questo non è il Friuli, per intenderci. Gli aiuti devono venire tutti da fuori. Si dovranno operare scelte difficili. Ricostruire esattamente nelle stesse località che sono state rase al suolo? In queste ore è un’ipotesi che sembra assurda. Sia per il rischio sismico che incombe su quella zona; sia perché l’entità della distruzione è tale che un’operazione di sgombero delle macerie non può essere rapida, può far perdere tempo prezioso alla ricostruzione. D’altra parte la storia mondiale (…da Pompei a Messina all’Irpinia…a San Francisco) insegna che l’attaccamento alle radici è fortissimo, si tende a ricostruire nelle stesse zone che hanno subito calamità terrificanti. Nell’epicentro del Sichuan subentrano anche dei problemi di identità culturale: ci sono diverse minoranze etniche, tibetani inclusi, che vedono con timore la prospettiva di uno sradicamento. Poi naturalmente bisognerà vigilare a che la ricostruzione avvenga rispettando le norme antisismiche, un’altra sfida seria vista la corruzione diffusa che ha consentito abusi in passato. In ogni caso, se nella fase dell’emergenza il governo cinese ha fornito una risposta positiva, le prove del futuro potrebbero essere ancora più impegnative.





