Sharon Stone, cattivo gusto o superstizione
La star hollywoodiana Sharon Stone ha finito per doversi scusare, per un commento di pessimo gusto: il terremoto del Sichuan, aveva insinuato, potrebbe essere una sorta di punizione del destino per la repressione cinese contro il Tibet. In quelle parole traspariva una strumentalizzazione della calamità naturale, molto diversa dall’atteggiamento del Dalai Lama che aveva invitato i tibetani a pregare per i terremotati. Le reazioni rivelano però che quel commento offensivo tocca un tasto sensibile. Il tarlo del dubbio si è già insinuato tra i cinesi ancor prima che parlasse l’attrice. Il 2008, che doveva essere l’anno magico e fortunato dei Giochi, è funestato da sciagure a non finire. Al Festival di Cannes la Stone non ha avuto dubbi. La sua dichiarazione, rilasciata in un’intervista a un magazine di Hong Kong, ha fatto il giro del mondo in pochi istanti. “Quando non sei buono – dice la star – ti succedono le disgrazie. Disapprovo il modo in cui la Cina tratta i tibetani e quando vedo il terremoto mi chiedo: non sarà il risultato di un cattivo karma?” Il primo a reagire da Hong Kong è stato Ng See-yuen, magnate che possiede la più grande catena di sale cinematografiche in tutta la Cina. Ha condannato le parole dell’attrice ed ha annunciato che i suoi film non verranno mai più proiettati nella Repubblica Popolare. Una sanzione non particolarmente tremenda: in realtà i successi come “Basic Instinct” non hanno mai superato la barriera della puritana censura di Stato, circolano solo su Dvd pirata. Fa più male la mossa di alcuni grandi magazzini di Pechino che ritirano dalle vetrine le pubblicità dei cosmetici Christian Dior, dove la Stone figura da testimonial. E sui forum online si scatenano le condanne per le parole “blasfeme” pronunciate a Cannes. La reazione conferma che la diva americana ha colpito un nervo scoperto. I cinesi sono superstiziosi. La data d’inizio delle Olimpiadi – otto agosto duemilaotto – era stata scelta appositamente con una sfilza di otto perché porta fortuna. Ma la fortuna è invisibile in questi primi cinque mesi dell’anno. Le calamità naturali abbondano: oltre al sisma ci sono state terribili nevicate nel Guangdong, inondazioni, un’epidemia che colpisce i bambini. Vi si aggiungono le catastrofi politiche, dalla rivolta tibetana alle contestazioni occidentali contro la fiaccola. Anche i leader non sono immuni dalle ansie. A loro vengono in mente i precedenti storici. Nell’Impero di Mezzo il sovrano regnava grazie a un “mandato celeste”. Le calamità venivano spesso interpretate come un gesto divino, il segnale di una “revoca” del mandato. E ai disastri naturali talvolta fecero seguito rivolte contadine, congiure di palazzo, la fine delle dinastie. I leader attuali sono dei tecnocrati, impregnati di sapere scientifico, attratti dall’arte del management. Ciò non toglie che talvolta abbiano conservato credenze molto antiche. Può turbarli l’idea che il popolo attribuisca alle disgrazie del 2008 un significato recondito e malevolo.


