Olimpiadi e spalti vuoti
E’ il “giallo” degli spalti vuoti. Forse se ne sono accorti anche i telespettatori dall’Italia, di certo ce ne accorgiamo noi. Molte gare delle Olimpiadi di Pechino 2008 avvengono in stadi dove intere file di posti sono deserte. In certi casi, per nascondere l’imbarazzo, gruppi di volontari vengono invitati ad accomodarsi all’ultimo minuto. Ma non bastano mai a occupare tutti quei sedili liberi. Eppure gli organizzatori avevano sbandierato il fatto che queste sono le prime Olimpiadi del “tutto esaurito”. Sette milioni di biglietti disponibili, sette milioni di posti venduti. Non uno è rimasto. Allora ci sono degli spettatori-fantasma che hanno comprato biglietti e non si presentano alle gare? Nessun mistero. Nei mesi in cui il Bocog (comitato olimpico di Pechino) iniziò la vendita, il governo cinese fece pressione su molte aziende – in particolare i grandi enti pubblici – perché prenotassero “pacchi” di biglietti ad alto costo. Le aziende obbedirono e ora si ritrovano con notevoli quantità di biglietti, da smaltire come omaggi a clienti importanti. E adesso le grandi imprese fanno fatica a usare tutti quei biglietti. A volte perché si tratta di sport poco popolari. E in certi casi perché – causa l’improvvisa restrizione nel concedere visti dopo il “marzo tibetano” – le aziende cinesi hanno meno ospiti stranieri rispetto alle previsioni. Peccato per i normali spettatori cinesi, molti dei quali sono rimasti all’asciutto e sono costretti a guardare i Giochi olimpici di Pechino 2008 alla tv. A loro la vista degli spalti semivuoti deve dare un bel fastidio. Sarà per quello che la loro tv di Stato nelle riprese delle gare inquadra così raramente la zona del pubblico.



