Anche sul terremoto l’ombra della censura
Il terremoto del Sichuan era stato previsto e l’avvertimento fu censurato dall’alto? A lanciare il “giallo” è un gruppo di studenti di Chengdu che ha ripubblicato su Internet un documento apparso la settimana scorsa sul sito del governo provinciale. Tre giorni prima del sisma l’Ufficio Prevenzione calamità naturali aveva smentito l’allarme degli esperti su un sisma imminente. Ora di quella tragica decisione sono sparite le tracce, il diktat che vietò l’allarme è stato rimosso dal sito ufficiale. I mass media di Stato intanto cercano di dare l’impressione che nulla viene nascosto all’opinione pubblica. La rete televisiva nazionale, Cctv, dispiega uno sforzo di trasparenza eccezionale. Le sue troupe dal Sichuan forniscono notiziari in tempo reale, in stile Cnn, a getto continuo. E’ evidente la volontà di non ripetere errori del passato, come lo scandalo della Sars nel 2003, quando le autorità locali cercarono a lungo di occultare la vera dimensione dell’epidemia. La copertura televisiva dà spazio alle telefonate degli ascoltatori, alle interviste dei terremotati, alle testimonianze in presa diretta. Restano però dei limiti insormontabili. La gerarchia delle notizie continua a recare l’impronta del regime. Priorità assoluta viene data ai messaggi positivi, alle immagini del presidente Hu Jintao che lancia direttive ai soccorritori, al premier Wen Jiabao che sul posto guida le operazioni nel Sichuan. Gli spettatori vengono sommersi da un diluvio di cifre sulla macchina degli aiuti: 34.000 soldati mobilitati, 227 squadre mediche specializzate, 20 aeroplani da trasporto militare. Il bollettino non ammette dubbi, non affiorano le critiche sulla lentezza dei soccorsi, sulle vaste zone non ancora raggiunte dai militari. Hu Jintao ha ammonito che “chi diffonde voci tendenziose per sabotare l’opera dei soccorsi sarà persguito con la massima severità della legge”. E’ tabù il tema più controverso e più discusso nelle zone del sisma: tra gli edifici distrutti ci sono scuole e ospedali modernissimi, dove evidentemente i costruttori non hanno rispettato le norme antisismiche e le autorità hanno chiuso un occhio. E’ proibito chiamare in causa anche l’industrializzazione sfrenata che ha disseminato impianti chimici altamente tossici in prossimità dei centri abitati. E nessuno cita il misterioso Impianto 821, un centro di produzione di plutonio per armi nucleari che si trova nel Sichuan. Top secret, impossibile sapere se ha subìto danni: ufficialmente è come se non esistesse.





