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Altri morti sulla strada per Pechino 2008

I paesi del mondo stanno tentando un riavvicinamento con la Cina, ma è ancora alta la tensione del paese contro la minoranza religiosa dei tibetani.

Lunedì mattina nella cittadina di Dari, nel Qinghai, la polizia si era recata a casa di un agitatore della causa pro-Tibet per arrestarlo. L’intenzione degli agenti, però, è sfumata quando l’uomo (del quale non sono state divulgate le generalità, ndr) ha opposto resistenza, sparando poi su un agente e uccidendolo. Nella frazione di qualche secondo anche il manifestante è stato raggiunto da un colpo di arma da fuoco dalla Polizia.
In questo episodio di violenza, che dal 14 marzo scorso (l’inizio della rivolta, ndr) attanaglia le minoranza religiosa tibetana, si esprime un’ulteriore, drammatica, crudeltà: l’agitatore non sapeva che l’agente ucciso era in realtà un uomo di origine Tibetana il cui nome era Lama Cedain, come comunicano gli organi di stampa cinesi. Il poliziotto è attualmente acclamato dalle folle come eroe per la causa dell’unità nazionale.
A ridosso di questa tragica dimostrazione del fragile equilibrio tra le due fazioni, è di ieri la notizia secondo la quale la capitale Beijing ha annunciato ufficialmente l’arresto di ben trenta persone manifestanti.
Le condanne dei –presunti ?- delinquenti varieranno da un minimo di tre anni fino all’ergastolo, che nelle carceri cinesi non è decisamente un soggiorno facile.
Immediata la protesta delle associazioni umanitarie le quali chiedono processi pubblici e giustamente valutati. Pechino glissa, in quanto afferma che oltre duecento persone pubbliche abbiano assistito ai processi. (Vorremmo tanto una testimonianza!)
In un articolo apparso sempre ieri sul maggiore giornale cinese, China Daily, si legge l’accusa al Dalai Lama di “seminare menzogne su quanto sta succedendo in Tibet, con pezzi infarciti di voci e di “si dice”. Continua dichiarando: “Il Dalai ha affermato da lungo tempo che chiede l’autonomia e non l’indipendenza. Tuttavia, in una recente intervista ha sollecitato Pechino a ritirare le sue truppe dal Tibet. Come può
Il tentativo del Vaticano di appianare i problemi diplomatici e quello della delegazione francese che tenta anch’essa di ricucire i rapporti che il presidente Sarkozy ha “strappato”, sono segno di una volontà comune di pace. Purtroppo i due morti di lunedì scorso, non la fanno pensare in questo modo e intanto la torcia olimpica sta giungendo a Pechino, protetta da ali di centinaia di poliziotti.

Prima medaglia d’oro agli ipocriti capi di stato

Mentre i cinesi gli massacrano il Tibet con violenze e massicci arresti dei monaci, mentre il mondo parla di boicottare Pechino 2008, il Dalai Lama invita gli sportivi ad andare all’Olimpiade, ma a manifestare durante i Giochi.

Intanto Ban Ki-moon, segretario generale dell’Onu, l’Unione europea e Bush fanno sapere che non ci saranno alla cerimonia inaugurale. E la Cina denuncia complotti islamici contro gli stranieri.

Per lo sport siamo al patetico: «Andiamoci, ma facciamo sapere che sappiamo». Comprendiamo l’imbarazzo degli atleti, che difendono i valori dello sport e il “sogno della vita”, per il quale si sono allenati per quattro anni, ma sanno anche che, nel nome della perfetta organizzazione, il pretesto olimpico servirà ad accentuare la repressione violenta (per fortuna, c’è ancora Internet a far circolare espressioni di libertà!).

La situazione è ancora confusa e un po’ “esplosiva”, come dimostra il viaggio della fiaccola olimpica, che mezzo mondo tenta di aggredire e spegnere (chissà in quale Tibet insanguinato passerà), simbolo di una manifestazione tanto nobile quanto strumentalizzata. I Giochi, sia pure malati di denaro e di interessi “extra” (politici e, ancor più, economici), sembrano potercela fare anche questa volta. Nel passato ce la fecero pur patendo il “filotto” di tre boicottaggi consecutivi (dagli africani nel 1976 a Montreal, dagli americani a Mosca nel 1980 e dai sovietici a Los Angeles nel 1984); e subendo l’escamotage penoso ma efficace della sfilata nello stadio Lenin di quei Paesi, fra cui l’Italia, allineati alle ragioni del “no” statunitense, ma che nella pratica negarono i Giochi soltanto agli atleti militari.

Un po’ di ipocrisia resiste ancora nello sport, sia chiaro. Ma è solo una scaglia se la confrontiamo al monolito immane dell’ipocrisia politico-economica dei Paesi che nel 2001 diedero i Giochi a Pechino, ben sapendo della questione tibetana che sanguina dal 1950, e dei diritti umani calpestati in Cina (la tragedia di piazza Tienanmen è del 1989). Ma su ogni altra considerazione civile ed etica, è prevalso il calcolo dello strepitoso boom economico dei cinesi, con spazi immensi per i grandi affari di tanti Paesi (anche se poi la Cina da mercato che si apre è diventata soprattutto un’industria che produce e invade ogni angolo del mondo con i suoi prodotti a basso costo).

Adesso i capi di Stato annunciano che non andranno a Pechino, scaricano sugli atleti la responsabilità di salvare lo sport, ma ordinano ai loro “affaristi” di far soldi. Siamo al paradosso che a Pechino, un atleta con un cartello di protesta sarà più coraggioso del segretario dell’Onu, che ha motivato la sua rinuncia con la scusa di “precedenti impegni”. Ipocrisia a livello mondiale, segno d’una politica debole e in soggezione. Che ne è di quello spirito olimpico che, durante i Giochi, faceva cessare le guerre nell’antica Grecia? Oggi non chiamiamole più Olimpiadi!

Campagna Free Tibet: partecipa anche tu

Ciao a tutti,

proponiamo a voi, cari amici, l’immagine antipixel da inserire nel proprio blog per la nostra campagna !

L’immagine è la seguente: Campagna Free Tibet - Olimpiadi-pechino.org

Il codice da copiare e incollare nel proprio blog è:
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<a title=Olimpiadi Pechino 2008: sport e diritti umani in cina href=http://www.olimpiadi-pechino.org/documenti/campagna-free-tibet-partecipa-anche-tu/ >
<img src=http://www.olimpiadi-pechino.org/free-tibet.png alt=Campagna Free Tibet - Olimpiadi-pechino.org/>
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Olimpiadi-pechino.org intervitato da Nuova Spazio Radio

Grazie alla gentilezza di “Nuova Spazio Radio”, specialmente del direttore Ezio Luzi e del giornalista ed amico Alessandro Nizegorodcew, siamo stati intervistati.

Vi allego la registrazione audio dell’intervista.

Registrazione intervista su Nuova Spazio Radio

La bandiera olimpica

La bandiera olimpica è formata da cinque cerchi, che sono il simbolo più noto ed immediato del movimento olimpico, e vengono universalmente associati alle Olimpiadi.

Secondo l’interpretazione ufficiale del CIO, i cinque cerchi rappresentano i cinque continenti. Il Preambolo della Carta Olimpica recita:

(EN)

« In 1914, the Olympic flag presented by Pierre de Coubertin at the Paris Congress was adopted. It includes the five interlaced rings, which represent the union of the five continents and the meeting of athletes from throughout the world at the Olympic Games. »
(IT)

« La bandiera olimpica presentata da Pierre de Coubertin fu adottata al Congresso di Parigi del 1914. Include i cinque cerchi intrecciati, che rappresentano l’unione dei cinque continenti e l’incontro degli atleti di tutto il mondo ai Giochi Olimpici »
(Olympic charter, pag. 8)

Inizialmente i cerchi erano disposti in modo diverso da quello attuale, in una sequenza orizzontale, come anelli di una catena. Ogni cerchio ha un diverso colore: blu, giallo, nero, verde, rosso. Pierre de Coubertin scelse questi cinque colori, più il bianco dello sfondo, perché all’epoca erano i colori utilizzati in tutte le bandiere del mondo. In questo modo la bandiera olimpica, raffigurante i cinque cerchi in campo bianco, avrebbe rappresentato tutte le nazioni del mondo.

Non è mai stato affermato in modo ufficiale che ogni singolo cerchio rappresenti uno specifico continente; nell’opinione pubblica si è però ormai consolidata l’associazione tra colore del cerchio e continente, secondo il seguente abbinamento convenzionale:

blu Europa
giallo Asia
nero Africa
verde Oceania
rosso America

I cinque cerchi apparvero per la prima volta nel 1913, nell’intestazione di una lettera scritta da De Coubertin. Li aveva disegnati e colorati lui stesso. Sempre quell’anno, il nuovo simbolo venne descritto nel numero di agosto della Rivista Olimpica.

I cinque cerchi e la bandiera olimpica (un’altra idea di De Coubertin) furono presentati ufficialmente al Congresso Olimpico di Parigi nel 1914. Gli ideali di universalità e fratellanza simboleggiati dai cinque cerchi erano una proposta molto innovativa per l’epoca, l’inizio del XX secolo, in un clima mondiale sempre più teso e segnato da forti nazionalismi.

Pochi mesi dopo scoppiò la prima guerra mondiale. Il conflitto impedì lo svolgimento delle Olimpiadi del 1916, e quindi si dovette aspettare fino al 1920 per vedere sventolare la bandiera coi cinque cerchi in uno stadio olimpico.

I cinque cerchi comparvero per la prima volta sulle medaglie olimpiche nell’Olimpiade del 1924 a Parigi, ma non divenne un uso consolidato nelle Olimpiadi estive fino al 1976 a Montreal. Nella storia delle Olimpiadi invernali, invece, le medaglie hanno sempre avuto l’effige dei cinque cerchi.

Seguendo il crescente successo di pubblico delle Olimpiadi, aumentarono anche le applicazioni del simbolo dei cinque cerchi. Nel 1924 apparvero i primi souvenir con i cerchi olimpici, nell’ Olimpiade invernale del 1928 il primo manifesto con la bandiera olimpica e nell’ edizione estiva dello stesso anno i primi francobolli con i cinque cerchi.

Attualmente l’uso dei cinque cerchi è strettamente regolamentato dal CIO. Di regola possono essere usati come parte dei loghi e dei segni distintivi dei Comitati Olimpici nazionali (il CONI in Italia), delle Comitati Organizzatori dei Giochi Olimpici e dalla città di Losanna, in Svizzera, che, in quanto sede del CIO, può fregiarsi del titolo di “città olimpica”…

Le Olimpiadi (o Giochi Olimpici) : la storia

I Giochi Olimpici antichi furono delle celebrazioni atletiche e religiose, svolte nella città della Grecia antica, Olimpia, storicamente dal 776 a.C. al 393 d.C. Nell’antichità, si tennero in tutto 292 edizioni dei Giochi Olimpici.

L’origine degli antichi Giochi Olimpici si è persa, anche se esistono molte leggende circa le loro origini. La prima registrazione scritta della celebrazione di una festa panellenica ne colloca la celebrazione nel 776 a.C., nel recinto di Zeus ad Olimpia, anche se certamente questa non fu la prima occasione in cui si tennero.
Per l’esattezza i Giochi erano Agoni, parola che ha la stessa radice di agonia, e che significa sforzo, competizione.

I Giochi erano essenzialmente una manifestazione locale, e inizialmente solo una gara veniva disputata, lo stadion. Successivamente altri sport si aggiunsero alla corsa. Da quel momento in poi, i Giochi divennero sempre più importanti in tutta la Grecia antica. Le Olimpiadi avevano anche un’importanza religiosa, in quanto si svolgevano in onore di Zeus, del quale una enorme statua si trovava ad Olimpia. Il numero di gare crebbe a venti, e le celebrazioni si estendevano su più giorni. I vincitori delle gare erano ammirati e immortalati in poemi e statue. I Giochi si tenevano ogni quattro anni e il periodo tra le due celebrazioni divenne noto come Olimpiade. Per tutta la durata dei giochi venivano sospese le guerre in tutta la Grecia: questa tregua era chiamata Ekecheiria. I greci usavano le Olimpiadi come uno dei loro metodi per contare gli anni. La partecipazione era riservata a greci liberi che potessero vantare antenati greci.
La necessità di dedicare molto tempo agli allenamenti comportava che solo i membri delle classi più facoltose potessero prendere in considerazione di partecipare.
I Giochi persero gradualmente importanza con l’aumentare del potere Romano in Grecia. Quando il cristianesimo divenne la religione ufficiale dell’Impero Romano, i Giochi Olimpici vennero visti come una festa “pagana”, e nel 393, l’imperatore Teodosio I li vietò, ponendo fine a una storia durata 1000 anni. Dai giochi olimpici dell’antichità le donne erano completamente escluse.

A differenza dei Giochi Olimpici moderni, solamente uomini che parlavano greco potevano partecipare alle celebrazioni. Si consideravano giochi “internazionali” poiché partecipavano greci dalle varie città stato della Grecia, ed anche dalle colonie.

Le competizioni in cui gli atleti si misuravano erano:

I Giochi Olimpici moderni sono un evento sportivo quadriennale che prevede la competizione tra i migliori atleti del mondo in quasi tutte le discipline sportive praticate nei cinque continenti.

Essi, pur essendo comunemente chiamati anche Olimpiadi, non sono da confondere con l’Olimpiade Quest’ultima indica l’intervallo di tempo di quattro anni che intercorre tra un’edizione dei Giochi Olimpici e la successiva. Per questo, anche se i Giochi del 1916, del 1940 e 1944 non sono stati disputati, si è continuato a conteggiare le Olimpiadi, cosicché i Giochi di Atenedel 2004 sono stati quelli della ventottesima olimpiade.

Il nome Giochi Olimpici è stato scelto per ricordare i giochi che si svolgevano nell’antica Grecia presso la città di Olimpia, nei quali si confrontavano i migliori atleti greci.

Il barone Pierre De Coubertin alla fine XIX secolo ebbe l’idea di organizzare dei giochi simili a quelli dell’antica Grecia, e quindi preclusi al sesso femminile, ma su questo punto non venne ascoltato. La prima Olimpiade dell’era moderna si svolse ad Atene nel 1896. A partire dal 1924, vennero istituiti anche dei Giochi Olimpici invernali specifici per gli sport invernali. A partire dal 1994 l’edizione invernale non si tiene più nello stesso anno dell’edizione estiva, ma sfasata di due anni.

La bandiera olimpica raffigura cinque anelli intrecciati in campo bianco. I colori scelti sono presenti nelle bandiere di tutte le nazioni, quindi la loro combinazione simboleggia tutti i Paesi, mentre l’intreccio degli anelli rappresenta l’universalità dello spirito olimpico. Come afferma lo stesso CIO, è errato credere che il colore di ciascun cerchio stia a rappresentare un determinato continente.

Il motto dei giochi olimpici è Citius, altius, fortius, ovvero “Più veloce, più alto, più forte”

Un barone francese, Pierre de Coubertin, cercava una spiegazione alla sconfitta francese nella guerra franco-prussiana (1870-1871). Giunse alla conclusione che i francesi non avevano ricevuto un’educazione fisica adeguata, e si impegnò per migliorarla. De Coubertin voleva anche trovare un modo di avvicinare le nazioni, di permettere ai giovani del mondo di confrontarsi in una competizione sportiva, piuttosto che in guerra. E la rinascita dei Giochi Olimpici avrebbe permesso di raggiungere entrambi gli obiettivi. De Coubertin presentò in pubblico le sue idee presso l’università della Sorbona a Parigi. Venne deciso che i primi Giochi Olimpici dell’era moderna si sarebbero svolti nel 1896 ad Atene, in Grecia, la terra dove erano nati in antichità. Fu fondato il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) per organizzare l’evento.

Le prime Olimpiadi dell’era moderna furono un successo. Con quasi 250 partecipanti, fu per l’epoca il più grande evento sportivo internazionale mai organizzato. La Grecia chiese di diventare sede permanente di tutti i futuri Giochi Olimpici, ma il CIO decise che le Olimpiadi avrebbero dovuto essere organizzate di volta in volta in una nazione diversa. Le seconde Olimpiadi furono assegnate a Parigi.

Dopo il successo dell’edizione iniziale, le Olimpiadi attraversarono un periodo di crisi. Le due edizioni del 1900 a Parigi e del 1904 a Saint Louis furono organizzate come semplice corollario alle Esposizioni Universali che si tennero in quegli anni nelle due città. La concomitanza con una manifestazione così importante limitò notevolmente la risonanza dell’evento olimpico. Soprattutto nell’edizione del 1904, la partecipazione internazionale fu molto ridotta, al punto che circa l’80% degli atleti era americano.

Nel 1906, per celebrare il 10° anniversario della prima Olimpiade moderna, il CIO organizzò le Olimpiadi estive ad Atene. Ci fu ampia partecipazione internazionale, e grande interesse di pubblico. Anche se non vengono tuttora riconosciuti nella cronologia ufficiale delle Olimpiadi, i Giochi del 1906 contribuirono ad accrescere la popolarità delle Olimpiadi.

bandiera olimpica

Sono 203 i paesi che attualmente partecipano alle Olimpiadi. È importante notare che questo numero è più alto del numero dei paesi membri delle Nazioni Unite: 193. Il CIO infatti permette alle nazioni di partecipare ai Giochi, senza escludere nazioni con certi tipi di sovranità politica, come accade invece per altre organizzazioni politiche internazionali. Questo permette a molte colonie e dipartimenti di partecipare con le proprie squadre Olimpiche. Esempi possono essere paesi come Porto Rico, Bermuda e Hong Kong, che pur essendo nazioni separate, sono legalmente parte di altri paesi. Inoltre, dal 1980, Taiwan partecipa sotto il nome di Taipei Cinese, e sotto una bandiera speciale preparata dal CIO. Prima di questo anno, la Repubblica Popolare Cinese, si rifiutò di partecipare ai Giochi, poiché Taiwan decise di partecipare sotto il nome di Repubblica di Cina. La Repubblica delle Isole Marshall è stata riconosciuta come nazione dal CIO il 9 febbraio 2006, e parteciperà alle Olimpiadi Estive di Pechino 2008. Da notare che nella sfilata delle nazioni la prima nazione a sfilare è sempre la Grecia.

Contrariamente alle speranze del barone De Coubertin, le Olimpiadi non impedirono le guerre. I Giochi del 1916 furono cancellati a causa dello scoppio della Prima guerra mondiale, e lo stesso avvenne per i giochi del 1940 e 1944, a causa della Seconda guerra mondiale. Inoltre i vincitori della Prima guerra mondiale impedirono alle nazioni sconfitte di partecipare alle Olimpiadi del 1920. Dal 1992 il CIO in occasione di ogni Olimpiade chiede ufficialmente alla comunità internazionale (con il supporto dell’ONU) di osservare la tregua olimpica.

La politica interferì sullo svolgimento delle Olimpiadi anche in altre occasioni. Le Olimpiadi estive del 1936 a Berlino furono utilizzate come strumento di propaganda dal Partito nazista tedesco.

Un incidente politico di scala minore avvenne durante le celebrazioni dei giochi di Città del Messico 1968. Due atleti afroamericani della squadra di atletica leggera, Tommie Smith e John Carlos, durante l’esecuzione dell’inno statunitense alla cerimonia di premiazione dei 200 metri, eseguirono il saluto delle Pantere Nere, per denunciare il razzismo contro gli afroamericani negli USA.

Negli anni Settanta e Ottanta furono invece i boicottaggi a segnare i Giochi. Prima furono i paesi africani a boicottare le Olimpiadi del 1976 per protestare contro la tournée in Sudafrica, in pieno regime di apartheid, della nazionale neozelandese di rugby. Ai Giochi di Mosca nel 1980 furono gli USA, assieme ad altri paesi del blocco occidentale, a rifiutarsi di partecipare a causa dell’invasione sovietica dell’Afghanistan. Per reazione, i sovietici e i loro partner del blocco orientale boicottarono i successivi Giochi di Los Angeles nel 1984.

Uno dei capitoli più neri della storia olimpica venne scritto nel 1972, in occasione dei Giochi Olimpici di Monaco, in quello che passerà alla storia come il massacro di Monaco. Un commando di terroristi palestinesi prese in ostaggio 11 membri della squadra olimpica israeliana. Il tentativo di liberazione da parte delle forze dell’ordine finì in un bagno di sangue: morirono tutti gli atleti, cinque terroristi ed un poliziotto.

Durante le Olimpiadi di Atlanta 1996, una bomba piazzata nel Centennial Olympic Park, uccise due persone e ne ferì più di cento. La bomba fu messa da Eric Robert Rudolph, che era un estremista cristiano.

Le Olimpiadi Invernali di Salt Lake City 2002 furono le prime dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Da questa Olimpiade in poi i Giochi richiederanno un standard di sicurezza altissimo.

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