Archive for the 'Cronaca' Category

Il premier giapponese sarà alla cerimonia inaugurale

Il premier giapponese, Yasuo Fukuda, assistera’ alla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Pechino, in programma l’8 agosto. Lo ha riferito la catena tv nipponica Nhk. Malgrado gli impegni di quelle giornate - tra cui le commemorazioni per l’anniversario degli attacchi atomici su Hiroshima (6 agosto) e Nagasaki (9 agosto) - Fukuda ha confermato la sua presenza. E’ una partecipazione che ha anche un valore politico, visto il lento disgelo in corso tra Cina e Giappone e il possibile boicottaggio dell’inaugurazione da parte dei leader europei per protesta contro la repressione in Tibet e le violazioni dei diritti umani. Fukuda si unisce ad altri leader di primo piano, dal presidente americano, George W. Bush, a quello sudcoreano, Lee Myung-bak, che hanno gia’ annunciato la loro presenza.

la fiaccola andrà in Tibet, il 21 giugno sfilerà a Lhasa

La fiaccola olimpica passerà da Lhasa, la capitale del Tibet, sabato 21 giugno. Lo ha deciso il Comitato organizzatore dei Giochi di Pechino (Bocog). Dopo le modifiche nel programma della staffetta in seguito al terremoto nella regione del Sichuan, la torcia sarebbe dovuta arrivare lunedì scorso nel Tibet e restarci per tre giorni. Invece, dopo l’arrivo nella regione dello Xinjiang la fiaccola passerà a Lhasa sabato prossimo e vi rimarrà un solo giorno, sorvegliata nel suo tragitto da misure di sicurezza eccezionali per evitare incidenti.

Nei giorni scorsi un gruppo di esuli tibetani aveva chiesto l’annullamento del passaggio della torcia nel timore di nuove violenze. Le autorità cinesi, in particolare i dirigenti della Regione autonoma del Tibet, erano contrari. Anzi, per loro il passaggio della fiaccola da Lhasa era diventato un punto d’onore, un modo per dimostrare che la situazione è sotto controllo e si è tornati alla normalità.

La torcia è intanto approdata ieri a Urumqi, capitale della regione dello Xinjiang, per la prima delle quattro tappe in quella che è una delle regioni più complesse della Cina. Teatro di violenze separatiste e culla dei fondamentalisti islamici uighuri, lo Xinjiang non si è mai rassegnato alla dominazione degli han e il passaggio della fiaccola olimpica è stata occasione per dimostrare - pacificamente - l’ostilità di questa minoranza.

Il timore di attentati ha spinto le autorità a chiudere quasi tutto il centro di Urumqi e una fitta serie di posti di blocco ha limitato i movimenti in un’area altrimenti molto vivace. Nella piazza del Popolo, dove l’accesso era controllato con perquisizioni e metal detector, si sono ritrovate circa tremila persone, quasi tutti han, che hanno salutato il passaggio della fiaccola con slogan come “Viva la Cina” e “Viva le Olimpiadi”.


Oggi la torcia olimpica ha attraversato le strade di Kashgar, antica città della Via della Seta ai confini con il Pakistan e l’Afghanistan e roccaforte del nazionalismo uighuri. Il primo tedoforo è partito dalla piazza dell’antica moschea Id Kah, la più grande della Cina. Poca la gente per strada, anche qui quasi tutti han che hanno festeggiato con coreografie ben orchestrate il passaggio dei tedofori, scortati da 40 agenti con maglietta blu e guanti neri. La comunità islamica, che rappresenta più di metà della popolazione, era rappresentata solo da alcuni leader e dai bambini nei costumi tradizionali.

Negozi chiusi, strade semideserte e polizia ovunque a vigilare contro il pericolo di attentati, dopo l’allarme per possibili azioni di militanti islamici che puntano a creare lo Stato indipendente del Turkestan orientale.

Pechino i gruppi umanitari denunciano. E la repressione è più intensa

L’elenco è lungo: dal difensore dei malati di Aids Hu Jia (condannato a tre e mezzo di prigione), all’avvocato degli inquilini di Shanghai Zheng Enchong (agli arresti domiciliari dopo aver scontato quattro anni di detenzione) fino all’ultimo in ordine di tempo, l’attivista e blogger Huang Qi, arrestato nei giorni scorsi per aver scritti articoli critici verso il comportamento delle autorità locali in occasione del terremoto del Sichuan. Mancano circa 50 giorni all’8 agosto, giorno di apertura dei Giochi Olimpici di Pechino e, secondo i gruppi umanitari, la repressione contro i dissidenti cinesi non accenna a fermarsi, anzi.

In un documento diffuso alla fine dell’anno scorso Amnesty International ha ricordato le vicende di alcuni dissidenti che illustrano il giro di vite dato da Pechino in vista delle Olimpiadi: Wang Ling, condannata in ottobre a 15 mesi di “rieducazione attraverso il lavoro” per aver firmato petizioni e preparato cartelli critici verso la costruzione delle nuove strutture olimpiche; Yang Chunlin, che dopo la pubblicazione del
rapporto di Amnesty è stato condannato a cinque anni (il 24 marzo scorso), per aver scritto e diffuso una petizione dal significativo titolo: “Vogliamo i diritti umani e non le Olimpiadi”; Ye Gouzhou, attivista per il diritto alla casa, che sta scontando quattro anni di reclusione per aver cercato di organizzare una manifestazione per richiamare l’attenzione sulla sorte delle persone che hanno dovuto trasferirsi per far posto alle opere olimpiche, circa un milione e mezzo di persone secondo il Centre on Housing Rights and Evictions (Cohre), un’organizzazione umanitaria basata a Ginevra.

Il caso che ha più suscitato clamore è stato quello di Hu Jia, del quale invano hanno chiesto la liberazione i governi di numerosi Paesi occidentali. Trentaquattro anni, tra i primi a denunciare lo scandalo del traffico di sangue infetto che ha portato ad un’epidemia di Aids nella provincia dell’Henan, Hu è un attivo blogger e promotore dei diritti democratici.

Con l’avvocato democratico Teng Biao, ha diffuso una lettera aperta di denuncia della “vera situazione” dei diritti umani in Cina nell’anno delle Olimpiadi. L’ iniziativa gli è costata tre anni e mezzo di prigione, che gli sono stati inflitti per il reato di aver “incitato a sovvertire i poteri dello Stato”. Teng Biao se l’è cavata con un sequestro durato due giorni, durante i quali è stato “invitato” da un gruppo di agenti del Ministero per la Pubblica Sicurezza a rinunciare ai suoi contatti con giornalisti stranieri, e con la revoca della sua licenza d’ avvocato, decisa dopo che si era offerto di difendere i tibetani detenuti per le manifestazioni anti-cinesi dei mesi scorsi. Inoltre Zeng Jiyan, moglie di Hu Jia e anche lei attivista, e la loro bambina di pochi mesi sono agli arresti domiciliari di fatto dallo scorso dicembre. Il conto alla rovescia tocca i cinquanta giorni mentre la staffetta della fiaccola olimpica; il “viaggio dell’armonia” secondo il Comitato Organizzatore dei Giochi di Pechino (Bocog) - passa per i posti più rischiosi: da oggi è nel Xinjiang, la Regione Autonoma dove vivono tra gli altri circa otto milioni di uighuri, di etnia turcofona e di religione musulmana, e poi - forse - passerà dal Tibet. Testimoni riferiscono che a Kashgar, la città sulla storica Via della Seta ai confini con il Pakistan e l’Afghanistan e capitale del nazionalismo uighuro, sarà consentito seguire il passaggio della fiaccola solo alle persone inquadrate dalla proprie “unità di lavoro”. Le strade sono pattugliate da militari, poliziotti, e vigili del fuoco e ai negozi è stato ordinato di restare chiusi durante il passaggio del simbolo olimpico.

OPERAI CINESI A GOVERNO ITALIANO, IMPEGNO PER NOSTRI DIRITTI

Mentre il Governo italiano discute se sia opportuno o meno partecipare ufficialmente alle Olimpiadi di Pechino 2008, Suki Chung, leader della organizzazione Labour Action China e ospite della campagna italiana Abiti Puliti, ha presentato questa mattina a Roma una lettera al Governo italiano e alle nostre imprese nella quale chiede ”un impegno concreto perche’ le condizioni dei lavoratori nelle fabbriche di abbigliamento sportivo in Cina migliorino davvero”.

Salari di meno di due dollari al giorno, orari di lavoro fino a 18 ore, stabilimenti malsani, maltrattamenti e tanti bambini ancora tra le linee di produzione: ”E’ questa la realta’ che si nasconde dietro i marchi scintillanti di tute, cappellini, attrezzature sportive e palloni che scenderanno in pista alle prossime Olimpiadi”.

Nike, Adidas, Puma, ma anche imprese italiane come Lotto e Kappa ”hanno dato ampia visibilita’ alle loro politiche di responsabilita’ sociale e al loro impegno nel promuovere codici etici - ha continuato l’attivista cinese nel corso dell’incontro con la stampa -. Tuttavia tollerano che in Cina e in molti altri paesi dove fanno confezionare i loro prodotti, non siano rispettati gli standard sociali che consentirebbero una vita dignitosa a centinaia di migliaia di famiglie”.

Giallo Olimpiadi nel governo

Il mondo politico italiano è stato scosso dal quasi annuncio del sottosegretario agli Esteri, Alfredo Mantica: il quale, parlando in Commissione, alla Camera, ha ipotizzato un possibile forfait del nostro governo, alla ceriminia inaugurale delle Olimpiadi di Pechino. Ma poi, a gettare acqua sul fuoco e a smentire nei fatti le parole del suo vice, è stato il titolare della Farnesina, Franco Frattini: il ministro, dopo aver incontrato il capo della diplomazia cinese capo della diplomazia cinese, Yang Jechi, ha detto che la presenza dell’esecutivo “non è affatto esclusa”, e che la decisione verrà presa insieme agli altri paesi Ue.

Il governo italiano “potrebbe non partecipare alla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Pechino”: così il sottosegretario agli Esteri, rispondendo in commissione Esteri a una interrogazione del deputato radicale del Pd Matteo Mecacci. “La partecipazione delle autorità italiane alla cerimonia di apertura dei giochi olimpici - ha detto Mantica - non è ancora stata decisa, ma al momento non vede favorevole il governo italiano”.

Questa mattina il ministro degli Esteri ha incontrato il capo della diplomazia cinese, Yang Jechi, al termine dei lavori del comitato intergovernativo tra Roma e Pechino. Qualsiasi ipotesi di boicottaggio delle Olimpiadi, ha detto Frattini a margine del colloquio, “è inaccettabile”. Con la speranza, ha scherzato il ministro, che gli atleti azzurri raggiungano “risultati migliori di quelli ottenuti ieri dalla nostra Nazionale con l’Olanda…”.

Intanto, le dichiarazioni di Mantica fanno discutere il mondo politico. Ma nel corso della sua audizione pomeridiana alla Commissione della Camera, Frattini ha molto ammorbidito la posizione del governo: “Non è affatto esclusa - ha detto - la partecipazione di una delegazione del governo italiano alla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Pechino. Se vi fosse un orientamento dell’Ue ci atterremmo, ma non c’è ancora. E se non vi fosse deciderà il governo italiano”. Nei fatti, una smentita alla versione ben più netta data da Mantica.

incontro con Ming Lai Chung, attivista del Labour Action China di Hong Kong

Oggetto: [Mani Tese Roma] Invito per il 12 giugno, incontro con Ming Lai
Chung, attivista del Labour Action China di Hong Kong

Cari amici e amiche,dopo avere curato
la versione italiana del report VINCERE GLI OSTACOLI sulle condizioni di
lavoro nelle fabbriche delle Olimpiadi di Pechino (che potete scaricare dal
sito www.abitipuliti.org), abbiamo pensato di invitare in Italia Ming Lai
CHUNG detta Suki, giovane ricercatrice e responsabile advocacy del Labour
Action China (LAC), un’organizzazione non governativa con sede ad Hong Kong
che sostiene le organizzazioni di base e le campagne impegnate nella difesa
dei diritti dei lavoratori cinesi. Suki ha partecipato alla stesura del
report sulle Olimpiadi, di cui ha curato anche la traduzione in cinese.Il 12
giugno alle ore 17.30 organizziamo un incontro con attivisti e realtà
impegnate sul terreno della difesa dei diritti dei lavoratori e del
monitoraggio dei comportamenti delle imprese; crediamo che si possa trattare
di una preziosa occasione di confronto e di scambio a partire dalle
reciproche esperienze. Vi preghiamo di segnalarci eventuali altre
realtà/persone che potrebbero essere  interessate all’incontro per estendere
anche a loro l’invito. Fateci anche sapere se riuscirete a partecipare.Un
caro saluto a tutti.

Deborah
FAIR/ Campagna Abiti Puliti

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