Pechino 2008, sabato la fiaccola sarà in Tibet
Il Comitato organizzatore dei giochi olimpici di Pechino ha fatto sapere che sabato 21 giugno la fiaccola passerà da Lhasa, la capitale del Tibet. Secondo un funzionario del Bocog quella di Lhasa sarà l’unica tappa nella regione. Gruppi di esuli tibetani avevano chiesto l’annullamento del passaggio della fiaccola da Lhasa nel timore di nuove violenze e solo due giorni fa era stato annunciato, senza spiegazioni, l’annullamento del passaggio della torcia dal Tibet.
Nelle manifestazioni anticinesi che da marzo alla fine di maggio si sono svolte in tutto il Tibet, sarebbero, secondo gli esuli tibetani, morte più di 200 persone. Il govero cinese parla di sole venti vittime. Si ignora il numero delle persone arrestate. Dalla metà di marzo il Tibet è chiuso a tutti gli osservatori indipendenti, inclusi i giornalisti stranieri.
Tra eccezionali misure di sicurezza, la fiaccola olimpica è passata da Kashgar, città simbolo del nazionalismo degli uighuri, la minoranza etnica di religione musulmana presente nella provincia cinese dello Xinjiang. Sul percorso della fiaccola erano presenti solo poche persone accuratamente selezionate. Il grosso della popolazione è stato tenuta lontano. In una nota inviata agli organi di stampa stranieri in Cina, l’organizzazione degli uighuri in esilio “Uyghur American Association” ha definito la staffetta della fiaccola nel Xinjiang «una dimostrazione della dittatura della Cina». La Uaa sostiene che «migliaia di uighuri sono stati detenuti nei mesi che hanno preceduto l’arrivo della fiaccola» e che alla popolazione è stato imposto di «evitare qualsiasi contatto con i giornalisti stranieri». I giornalisti che che sono sul posto hanno confermato di non aver potuto parlare liberamente con la popolazione nonostante la promessa fatta dalla Cina al momento dell’ assegnazione delle Olimpiadi di garantire una completa libertà di stampa. A 50 giorni dall’apertura dei Giochi Olimpici di Pechino, secondo i gruppi umanitari, la repressione contro i dissidenti non si arresta. Amnesty International ha sollecitato il governo cinese a fornire informazioni su oltre un migliaio di manifestanti tibetani arrestati nel corso delle proteste dei mesi scorsi e a consentire libero accesso in Tibet agli osservatori indipendenti. Amnesty International ha messo in rilievo «la perdurante repressione delle proteste, la censura e la condizione dei detenuti, che in diversi casi hanno denunciato di essere stati picchiati, alimentati in modo insufficiente e privati di cure mediche adeguate. Le informazioni che arrivano dal Tibet sono davvero scarse, ma sulla base di quelle che abbiamo riscontrato possiamo affermare che siamo di fronte a un quadro agghiacciante di detenzioni arbitrarie e di abusi nei confronti dei prigionieri - ha dichiarato Sam Zarifi, direttore del programma Asia-Pacifico di Amnesty - L’imminente ingresso della torcia olimpica nelle aree tibetane dovrebbe consentire di fare luce su questa situazione».




