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Il vero miracolo cinese

Una donna è stata ritrovata viva nove giorni dopo essere rimasta intrappolata in un tunnel in seguito al terremoto del 12 maggio che ha devastato la regione cinese del Sichuan. Lo ha annunciato l’agenzia Xinhua. La donna era rimasta bloccata in un tunnel sotto le macerie di una centrale elettrica.

Le vittime accertate dal terremoto, secondo un ultimo bilancio ufficiale, hanno raggiunto quota 41.353. Ne ha dato notizia Pechino specificando che i dispersi sono 32.666.

Il Consiglio dei ministri, presieduto dal premier Wen Jiabao, ha intanto disposto uno stanziamento di 95 miliardi di yuan per le operazioni di soccorso e di ricostruzione, un totale di quasi otto miliardi di euro. “Abbiamo la determinazione, la fiducia e la capacità di superare tutte le difficoltà e gli ostacoli”, ha dichiarato Wen in un comunicato.

Anche il più famoso atleta cinese, il campione olimpico dei 110 metri a ostacoli Liu Xiang, ha donato tre milioni di yuan, 275mila euro, per le vittime del terremoto. La settimana scorsa il ventunenne Liu aveva già fatto una donazione di 500mila yuan insieme al suo allenatore Sun Haiping, ma ha deciso di aumentarla sensibilmente dopo essersi reso conto della gravità del disastro. Anche la Fiat ha deciso di dare il proprio contributo, donando, tra denaro, mezzi e materiali un totale di oltre 600mila euro.

E già si pensa alla ricostruzione. La città di Qushan, letteralmente rasa al suolo dal terremoto, sarà ricostruita altrove, in un sito più sicuro: lo hanno deciso le autorità locali, citate dall’agenzia di stampa Xinhua, secondo cui è stato individuato un lembo di territorio pianeggiante, a una ventina di chilometri di distanza. Qushan era il capoluogo della contea di Beichuan, prossima all’epicentro del sisma nella provincia sud-occidentale cinese del Sichuan: prima del disastro contava tredicimila abitanti, 8.600 dei quali sono morti. Non è rimasto in piedi nemmeno uno degli edifici originari. “E’ impossibile ricreare il capoluogo della contea sul luogo iniziale, o anche solo nei pressi”, ha dichiarato il responsabile cittadino del Partito Comunista, Song Ming. Sul vecchio sito e sulle rovine, sarà eretto un monumento in memoria delle vittime.

Sichuan, 5 milioni di senzatetto

Per il momento forse ci sono ancora vite da salvare (si spera) sotto le macerie, se continuano a ripetersi i miracoli delle ultime ore. Bisogna trasportare nel Sichuan una quantità infinita di tende per gli alloggi temporanei (anche l’Italia fa la sua parte, con due voli della nostra protezione civile fatti giungere a Chengdu dalla Farnesina). C’è l’urgenza di prevenire epidemie: quando i terremotati non sono nel fango delle pioggie comincia un caldo pre-estivo già umido e afoso, che coi tanti cadaveri non sepolti può facilitare contagi. Ci sono laghi e fiumi che tracimano, scosse di assestamento che possono ancora uccidere vista l’enorme quantità di edifici pericolanti. Ma se si spinge lo sguardo un po’ oltre l’emergenza, la grande sfida sarà la ricostruzione, “quale” ricostruzione. Il primo problema è la dimensione stessa del bisogno: 5 milioni di terremotati sono tanti anche per la Cina, se concentrati in un territorio relativamente ristretto. Ed è un territorio in parte montagnoso, povero, quindi con scarse risorse proprie da investire nel rilancio. Questo non è il Friuli, per intenderci. Gli aiuti devono venire tutti da fuori. Si dovranno operare scelte difficili. Ricostruire esattamente nelle stesse località che sono state rase al suolo? In queste ore è un’ipotesi che sembra assurda. Sia per il rischio sismico che incombe su quella zona; sia perché l’entità della distruzione è tale che un’operazione di sgombero delle macerie non può essere rapida, può far perdere tempo prezioso alla ricostruzione. D’altra parte la storia mondiale (…da Pompei a Messina all’Irpinia…a San Francisco) insegna che l’attaccamento alle radici è fortissimo, si tende a ricostruire nelle stesse zone che hanno subito calamità terrificanti. Nell’epicentro del Sichuan subentrano anche dei problemi di identità culturale: ci sono diverse minoranze etniche, tibetani inclusi, che vedono con timore la prospettiva di uno sradicamento. Poi naturalmente bisognerà vigilare a che la ricostruzione avvenga rispettando le norme antisismiche, un’altra sfida seria vista la corruzione diffusa che ha consentito abusi in passato. In ogni caso, se nella fase dell’emergenza il governo cinese ha fornito una risposta positiva, le prove del futuro potrebbero essere ancora più impegnative.

Pechino 2008: aspettiamo il portabandiera

Il canoista Antonio Rossi, i nuotatori Massimiliano Rosolino e Filippo Magnini, la big della scherma Valentina Vezzali. Sono questi alcuni dei nomi in corsa per fare il portabandiera della delegazione italiana alle Olimpiadi di Pechino. Ad affrontare il tema è stato il presidente del Coni, ospite a “Quelli che il calcio” insieme al canoista. “Ancora non abbiamo deciso - ha detto Petrucci - mi consulterò con il capo delegazione. Antonio Rossi è uno dei 10-12 atleti che hanno la possibilità di farlo. Ha fatto una grande cosa, è alla quinta Olimpiade e ha vinto anche un bronzo”

L’italia sarà a Pechino 2008

L’Italia partecipera’ ai prossimi giochi olimpici di Pechino 2008. Lo si evince da un comunicato di palazzo Chigi, al termine di una riunione fra Rocco Crimi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega per lo sport, il Presidente del Coni Giovanni Petrucci ed il Segretario generale Raffaele Pagnozzi. Il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega allo Sport Onorevole Rocco Crimi ha ricevuto stamattina a Palazzo Chigi il Presidente del CONI Dott. Giovanni Petrucci e il Segretario Generale Dott.
Raffaelle Pagnozzi. Nel corso dell’incontro - si legge in una nota di Palazzo Chigi - sono stati discussi tutti i temi piu’ rilevanti in materia sportiva ed esaminate le problematiche piu’ attuali, con approfondimento degli aspetti connessi alla partecipazione ai prossimi giochi olimpici di Pechino e al futuro meccanismo di finanziamento del CONI. Il Sottosegretario Crimi si e’ riservato una piu’ accurata e approfondita analisi delle questioni, al fine di definire adeguate soluzioni nell’ambito di una piu’ ampia programmazione generale delle politiche governative in materia di sport.

Pechino 2008 - Petrucci: no al boicottaggio

Milano, 19 maggio - Le Olimpiadi cinesi si stanno avvicinando. Per il caso Tibet, che preoccupa il governo di Pechino, c’e` ancora chi parla di boicottaggio. Attraverso un’intervista rilasciata a Radio R101, il presidente del Coni Gianni Petrucci fa sentire la sua voce in merito: ‘Gli atleti si preparano per quattro anni alle Olimpiadi. Non si puo` boicottare una manifestazione che, nella sua stessa essenza, aiuta alla distensione tra i popoli. Mi auguro – ha aggiunto ancora Petrucci su eventuali boicottaggi – che vada tutto secondo le regole. Abbiamo gia` detto agli atleti italiani che sono liberi di esprimere il loro punto di vista, ovviamente rispettando le regole del Comitato Olimpico Internazionale, quindi evitando manifestazioni nei luoghi ufficiali’. Il numero uno del Cio non fa pronostici sull’avventura cinese: ‘Il bilancio si fa alla fine, dopo che vedremo quante medaglie avranno vinto le nazioni piu` forti. Previsioni non ne faccio, perche` si possono ottenere meno medaglie delle Olimpiadi precedenti, e fare comunque una gran bella figura. Dipendera` anche dai risultati di colossi come Stati Uniti, Cina, Russia e Germania’.

Petrucci pone speranze sull’atletica leggera, la disciplina piu` importante alle Olimpiadi: ‘Sulla carta ci aspettiamo di migliorare il risultato di Atene 2004. Sara` difficilissimo, perche` e` la disciplina piu` difficile, diffusa in tutto il mondo, con il maggior numero di nazioni aderenti, ma abbiamo in previsione qualche medaglia’. Infine, si conclude parlando del portabandiera italiano che rappresentera` il nostro paese alla cerimonia d’apertura dei Giochi: ‘Ipoteticamente abbiamo una rosa di 7-8 atleti che hanno la possibilita` di fare da portabandiera. Aspettiamo il termine delle qualificazioni, poi lo sceglieremo’.

La Cina si è fermata

Dai tempi della morte di Mao Zedong nel 1976 non si ricordava in Cina un cordoglio così compatto. In una scena impressionante di unione nazionale allo scattare delle 14.28 – una settimana dopo la scossa di terremoto nel Sichuan – l’intera Repubblica Popolare si è letteralmente fermata. I grandi viali automobilistici di Pechino e Shanghai si sono paralizzati all’istante, nell’immobilità assoluta, mentre suonavano le sirene antiaeree. Nelle strade, nei supermercati, nelle scuole e nei luoghi di lavoro il paese si è trasformato in un fotogramma quasi irreale. Nello stesso momento scattavano sull’attenti migliaia di soldati e soccorritori impegnati nell’epicentro del sisma. Per tre minuti un miliardo di persone hanno osservato il silenzio del lutto, spesso con i volti solcati di lacrime. Una scenografia commovente e tristissima ha coronato una settimana tragica.
La Cina sembra aver ritrovato un’armonia che non si percepiva da decenni con tanta sincerità. Per le nuove generazioni è stato una sorta di battesimo, la prima esperienza di solidarietà reale con i più deboli.

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