Tofu, tofu!

Tofu, tofu!” è un mormorio rabbioso che sale dalla folla. Le famiglie si accalcano contro i cordoni di polizia che impediscono di avvicinarsi alle macerie della scuola crollata. Le squadre di soccorso lavorano anche a tarda sera sotto i riflettori, ma a due giorni e mezzo dal terremoto hanno estratto solo un centinaio di corpi degli studenti sepolti. Ottocento sono ancora schiacciati là sotto. E continuo a sentire attorno a me quel “tofu, tofu!” E’ il budino di soya che i cinesi mangiano tagliandolo con le bacchette di legno come fosse burro. Qui il “tofu” a cui pensano è il cemento armato di quella palazzina scolastica, venuta giù di schianto sotto lo choc del sisma. Circondati dalle divise, tra i militari e i poliziotti affluiti per i soccorsi, i terremotati di Dujiangyan vogliono dire a tutti che questa tragedia ha dei colpevoli. In mezzo ai cadaveri, in un odore nauseabondo, non hanno più nulla da perdere, la paura dell’autorità si allenta. L’operaio di un’acciaieria vicina parla da esperto: “Io lo so come dovrebbero essere i tondini d’acciaio del cemento armato, quei brandelli di muri lisci e molli sono una vergogna: quello è tofu, è il tofu della corruzione. Quella scuola era uno schifo, sei piani di cemento lacerati di schianto, polverizzati. E’ stata costruita nel ’96, è roba quasi nuova, una vera porcheria, chissà in quanti ci hanno mangiato sopra”. La corruzione che ogni giorno deruba un po’ per volta questa povera gente, ora si è portata via anche i loro figli: non hanno dubbi le centinaia di famiglie che attendono di vedere affiorare i corpi dai detriti. Sotto il fracasso delle ruspe qualcuno grida: “Arrestate il preside, fucilatelo!” e tutt’intorno è un mesto brontolìo di approvazione. Il preside è la prima autorità dello Stato che gli viene in mente, di fronte alle macerie della scuola. Forse non c’entra nulla il preside o forse sì ma allora con lui anche il sindaco, il segretario locale del partito comunista, tutti quelli che si arricchiscono sugli appalti, fino ai costruttori che risparmiano sui tondini, e calpestano le norme antisismiche. Seduta in disparte sotto una tenda c’è una donna vestita di panno rosa, avrà quarant’anni e piange forte, una cantilena ossessiva, dondolando la testa avanti e indietro. Due donne ai suoi fianchi la tengono ciascuna per un braccio e lei su e giù, su e giù, ulula come una bestia ferita. Non ha più lacrime e la voce si fa sempre più roca. Si chiama Feng Jun, uno degli ultimi cadaveri estratti dalle macerie della scuola è suo figlio sedicenne, Lan Dongcheng. Lei non mangia e non beve da due giorni, ha lo sguardo fisso nel vuoto. Riesce a parlare sua sorella, la zia del ragazzo: “Lunedì lavoravo qui vicino, ho visto la scuola ondeggiare per un attimo, poi è scomparsa in una nuvola di fumo, un’esplosione, e non c’era più niente. Mia sorella ha patito tanti anni per avere quel figlio, credevamo che fosse sterile, ora non sa cosa farsene della sua vita”. I nonni sono due contadini poveri, accorsi qui dai campi, vagano con un’espressione inebetita. Molti continuano a fissare quel moncherino di un edificio, quel taglio netto che ha amputato tutte le classi delle medie e del liceo precipitate in un baratro. Ormai non si spera più nel miracolo e quindi l’esercito cerca i morti con i mezzi pesanti: grandi gru dei cantieri edili, scavatrici, pale meccaniche. Tutte le famiglie sono radunate nel terrapieno vicino, forse un campo sportivo ormai irriconosicibile, che le pioggie di due giorni hanno trasformato in pantano. Nel fango c’è una fila di corpi fasciati, fiammelle che bruciano l’incenso, petardi che scoppiano per il rito fumebre. Qualche salma è solitaria: nessuno è venuto a riconoscerla. Forse sono morti anche i genitori. Oppure sono troppo lontani, ancora non sono riusciti a ritornare. Molti ragazzi di qui avevano i genitori emigrati nelle grandi città, a cercare lavoro in fabbrica. Le rimesse degli emigrati pagavano queste rette scolastiche. Il bilancio ufficiale del terremoto ieri sera è salito a 14.500 morti, ma il vicegovernatore del Sichuan avverte che sono “dati incompleti”. Lui stesso aggiunge “26.000 sepolti sotto le macerie e dispersi”. Il totale rischia di salire a 40.000 vittime. Intere città della regione sono spazzate via, cancellate dalla carta geografica. Dujiangyan è una delle tre cittadine nel triangolo della morte, l’epicentro del sisma. E’ la prima che si raggiunge perché dal capoluogo Chengdu ci arriva una superstrada. Dopo iniziano le montagne, le strade devastate da improvvisi crepacci, frane e smottamenti. Vicino a Dujiangyan ha stabilito il suo quartier generale il primo ministro Wen Jiabao, ansioso di mostrare che il governo risponde alla catastrofe con la massima efficienza. Qui l’esercito è già dappertutto, c’è una robusta avanguardia dei centomila soldati che il governo ha mobilitato, il cielo è solcato da un viavai di elicotteri. Tutto questo dispositivo militare aggiunge un tocco sinistro al paesaggio. Perché Dujiangyan sembra il teatro di una guerra. Più che un terremoto potrebbe essere passato un bombardamento: edifici sventrati, crateri di esplosioni. La furia ha colpito alla cieca, a caso. Scuole e ospedali ma anche supermercati, banche. Davanti a una fila di negozi che sembrano incendiati è impossibile non pensare a Lhasa: non è molto distante il Tibet, e molti tibetani del Sichuan hanno preso parte alla rivolta di marzo, l’altra pagina nera di questo “annus horribilis” che molti cinesi cominciano a considerare maledetto. Si spiega il presenzialismo di Wen Jiabao, l’ansia di mostrare nella sciagura un volto umanitario del governo: bisogna interrompere la serie nera che sta funestando questo anno dei Giochi. Dujiangyan ha conservato un minuscolo centro storico, con curiose pagode di legno che scavalcano il fiume come il Ponte Vecchio di Firenze: miracolosamente intatti, questi edifici antichi. Un tempo li circondavano solo risaie e campagne, più in là boschi e colline. Con lo sviluppo industriale il borgo rurale è esploso: 600.000 abitanti. La città moderna è un’escrescenza orrenda, la replica anonima di innumerevoli altre città cinesi, le “newtown” disseminate a velocità pazzesca dal boom economico, aggregati informi di asfalto e cemento, vetro e calcestruzzo, e neon sfavillanti a non finire. Tutto nuovo e già sporco, cresciuto troppo in fretta e malamente, i filari di caseggiati popolari e i centri commerciali. Ora
la Dujiangyan moderna è una città-fantasma, abbandonata da ogni segno di vita. Addentrandomi in quel silezio spettrale scopro un ragazzo tutto solo in cima alla montagna di macerie che era casa sua. Rimuove un pezzo di calcinaccio alla volta, con l’aria assente, senza mai sollevare lo sguardo, come se fosse rimasto l’ultimo essere vivente sulla terra. Quella è la città maledetta, con dei palazzi che hanno perso pezzi interi, “sparandoli” come proiettili in mezzo alla strada. Corre voce che lo sciame sismico non è finito, altre scosse di assestamento potrebbero essere micidiali. Verità o leggenda metropolitana? Nel terrore di questi giorni la gente crede a tutto. Forse non era leggenda quell’allarme lanciato tre giorni prima del sisma da alcuni esperti di geologia, zittiti dalla censura del governo locale: un episodio misterioso le cui tracce sono state oscurate dal sito Internet dell’amministrazione municipale. Tutti i sopravvissuti ora se ne stanno alla larga, sono accampati in una seconda Dujiangyan, la città-gemella sorta nelle ultime 48 ore, una tendopoli improvvisata che ospita un esercito di sfollati più numeroso degli abitanti di Torino. Nelle piazze, lungo i viali, nei parchi, le tende di fortuna pullulano a perdita d’occhio, fino all’orizzonte. Piccole come loculi, aggrovigliate le une addosso alle altre. Questi rifugi larghi tre metri per quattro ospitano famiglie, nonni inclusi, quattro o sei persone su una sola brandina, pochi centimetri sopra il terreno fangoso. Manca ancora l’acqua potabile, si distribuiscono le mascherine respiratorie, le jeep dei servizi sanitari passano spargendo spray disinfettanti per paura di improvvise epidemie.
Per i soccorsi è ben visibile il movimento di una macchina imponente: colonne di camion dell’esercito, aerei cargo che atterrano a Chengdu con i rifornimenti, polizia, pompieri. Restano però dei buchi neri. Anche se da ieri ha smesso di piovere, nel triangolo della morte una delle località distrutte è ancora inaccessibile via terra, ha visto arrivare in avanscoperta solo cento paracadutisti lanciati dagli elicotteri. Del resto a Dujiangyan l’arrivo in massa dei soccorritori non è una panacea. La gran massa dei soldati sono reclute senza esperienza, frotte di ragazzi in divisa che si aggirano con un badile in mano in attesa di istruzioni. Sono quasi troppi, se nessuno gli insegna cosa fare. La vera protezione civile si riconosce dalle tute arancione, i caschi, i guanti speciali, i picconi: si notano perché sono pochissimi questi reparti specializzati. La sicurezza nazionale è una cosa seria per i dirigenti di Pechino; ma la tutela quotidiana dei cittadini cinesi, della loro salute e del loro ambiente, non è mai stata una priorità. Certo
la Cina non è
la Birmania ed è netta la distanza tra le due reazioni alla calamità naturale. Il regime cinese non impedisce l’accesso alle zone terremotate, perfino la sua stampa nazionale fa uno sforzo di trasparenza insolito. Pechino non ha rifiutato le offerte di aiuti stranieri, anzi ha ringraziato, anche se “non potrà accogliere le squadre di esperti occidentali finché il genio militare non ripristina le strade e le comunicazioni”. La macchina dei soccorsi cinese è una fotografia dello stato del paese. La task-force che lavora sotto lampade accecanti dei gruppi elettrogeni, tra le macerie della scuola che ha inghiottito i novecento ragazzi, è un’esibizione di potenza industriale. Tutte le macchine movimento terra dei vicini cantieri edili sono state mobilitate, l’energia meccanica si accanisce a frugare in quel cimitero a cielo aperto. Sono le stesse gru, le stesse scavatrici e gli stessi metodi che prima avevano costruito questa boom-town anonima fra centomila: in fretta, troppo in fretta, e senza scrupoli.

Erzsebet Valkai (PALLANUOTO)

Erzsebet Valkai

  • Data di nascita: 06.03.1979
  • Luogo di nascita: Lajosmizse (Ungheria)
  • Altezza x Peso: m. 1,76 x kg.74
  • Stato civile: coniugata
  • Prima società: Valturno Sporting Club
  • Società attuale: Roma A.S.D.
  • Primo tecnico: Antonio D’Angelo
  • Tecnico attuale: Fabio Conti
  • Ruolo: centroboa
  • Presenze in nazionale: 33
  • Altri sport: sci
  • Hobbies: lettura, viaggi
  • Status: Qualificata per l’Italia

palmaresPalmares

Campionati mondiali
5° Melbourne 2007

Campionati europei
2° Belgrado 2006

Coppa del Mondo
2° Tianjing 2006

Voci dai terremoti

Il celebre reporter cinese Qian Gang ricostruì il terremoto del 1976 a Tangshan (270.000 morti ufficiali, forse oltre mezzo milione nella realtà, il più grave disastro urbano della storia contemporanea): “Nell’intento di lasciare ai posteri un accurato documento storico, ho rintracciato uno per uno i testimoni oculari. Sono estremamente pochi coloro che, durante quella notte silenziosa, videro con i loro occhi l’intera fase iniziale del terremoto”. In una di queste interviste lo colpisce un dettaglio apparentemente minore, piccola cicatrice dell’anima che apre una finestra sul dramma subìto: è l’anziana sopravvissuta che rifiuta il dolce offerto dal giornalista, e spiega di non aver mai più mangiato niente di zuccherato dal terremoto in poi. “Mi raccontò che era rimasta sepolta sotto le macerie per due giorni e due notti. La prima cosa che le diedero da mangiare quando la trassero in salvo era una confezione di glucosio. Da allora qualsiasi cosa dolce le provoca un riflesso condizionato. Mele, arance, i dolcetti per la festa delle lanterne, la torta di capodanno, i cioccolatini – tutti le fanno tornare quella sensazione di sete che la portò sull’orlo della follìa durante la catastrofe”. Una parte importante nel reportage di Qian Gang è il resoconto della “grande fuga del regno animale”. Non importa se i ricordi dei sopravvissuti siano attendibili oppure esagerati e deformati col senno di poi, quando citano segnali premonitori come l’impazzimento delle anatre e dei gatti, gli ululati dei cani, il terrore delle martore o la furia dei cavalli. L’idea che gli animali sappiano prevedere in anticipo e con accuratezza i terremoti, che abbia o meno un fondamento scientifico, fa parte comunque di una potente mitologia popolare; quel che interessa è la comunione che s’intuisce tra un popolo di radici contadine e il regno animale percepito come un alleato, un amico nella sventura. Al contrario il potere politico è immediatamente sospettato di responsabilità odiose e inconfessabili. La natura stessa del regime autoritario, opaco e imperscrutabile, esaspera la psicosi del complotto, la certezza che in alto qualcuno sapeva in anticipo ma non ha fatto nulla per salvare tante vite umane. “La sola spiegazione che trovavano gli abitanti di Tangshan era che lo Stato temeva che il lavoro delle miniere si sarebbe dovuto interrompere a causa delle misure di prevenzione contro il terremoto, e tutti sapevano quanto erano importanti le miniere di Kailuan per l’economia del paese. Non era forse circolata la voce che chiunque avesse annunciato un terremoto, fomentando così l’interruzione dei lavori nelle miniere di carbone, sarebbe stato considerato un controrivoluzionario?”

(”Catastrofi. I disastri naturali raccontati dai grandi reporter”, edizioni Minimumfax)

Silvia Bosurgi (PALLANUOTO)

Silvia Bosurgi

  • Data di nascita: 17.04.1979
  • Luogo di nascita: Messina
  • Altezza x Peso: m. 1,64 x kg.59
  • Stato civile: nubile
  • Prima società: Porte Imic Messina
  • Società attuale: Orizzonte Catania
  • Primo tecnico: Gaetano D’Uva
  • Tecnico attuale: Giusi Malato
  • Ruolo: attaccante
  • Presenze in nazionale: 158
  • Altri sport: Nuoto
  • Hobbies: Musica
  • Status: Qualificata per l’Italia

palmaresPalmares

Giochi Olimpici
1° Atene 2004

Campionati mondiali
1° Fukuoka 2001
2° Barcellona 2003
7° Montreal 2005
5° Melbourne 2007

Campionati europei
1° Prato 1999
2° Budapest 2001
1° Lubjana 2003
2° Belgrado 2006

Coppa del Mondo
5° Perth 2002
2° Tianjing 2006

Sale il bilancio delle vittime in Cina

Potrebbero essere più di 50.000 le vittime del terremoto che ha colpito lunedì la Cina sud-occidentale. Lo ha reso noto l’agenzia Xinhua aggiornando il drammatico bilancio del sisma. I soccorritori, ormai impegnati in una lotta contro il tempo per salvare gli ultimi sopravvissuti, hanno estratto viva una ragazzina di 11 anni dalle macerie di una scuola crollata nella città di Yingxiu: è rimasta sepolta per 68 ore.

L’agenzia ufficiale cinese ha citato come fonte il centro di coordinamento governativo dei soccorsi. In precedenza la stessa agenzia aveva detto che il numero delle vittime accertate è salito a 19.500, quasi tutte nella regione del Sichuan. I dispersi sono fra i 30.000 e i 60.000, a seconda delle fonti; i feriti oltre 60.000, di cui 12.500 circa in gravi condizioni. E’ il terremoto “più distruttivo” che ha colpito la Cina dal 1949, ha detto il primo ministro cinese Wen Jiabao.

Il governo cinese ha intanto assicurato che per il momento non si sono registrati focolai di epidemia nelle zone più colpite. Il vice-ministro della salute, Gao Qiang, ha tuttavia assicurato che le autorità continuano a stare in allerta, perché il rischio di malattie è in agguato. Secondo Gao, a breve comincerà la disinfestazione dell’acqua potabile e del cibo; la disinfestazione riguarderà ceppi specifici di virus e batteri, e i sopravvissuti saranno anche vaccinati. Il governo ha deciso inoltre di imporre un blocco temporaneo sui prezzi degli alimenti, dell’acqua e dei trasporti nelle zone colpite dal sisma - Sichuan, Gansu, Shaanzi e municipalità di Chongqing - per evitare casi di speculazione.

Uno scenario da incubo si profila nel già devastante panorama lasciato dal terremoto; uno scenario sul quale gli ambientalisti, da tempo critici nei confronti dei mastodontici progetti idroelettrici del governo di Pechino, avevano più volte messo in guardia. Potrebbero crollare le dighe realizzate per creare riserve idriche per l’imponente programma idroelettrico nazionale: secondo il ministro competente, quelli che vivono nella zona colpita dal terremoto rischiano “ulteriori disastri” se non saranno adottate misure per fronteggiare l’emergenza.

Le autorità hanno già aperto le paratie della diga di Zipingpu, vicino all’epicentro del disastro, per proteggere la vicina città di Dujiangyan. Due migliaia di soldati sono già stati mandati nella zona e secondo la Xinhua i sopralluoghi effettuati dagli esperti hanno certificato che la diga tiene, ma la pressione delle acque è stata comunque alleggerita per evitare cedimenti strutturali. E le autorità hanno accertato “situazioni pericolose” in oltre 400 riserve idriche del sud-ovest della Cina. Timori anche per la diga delle Tre Gole perché un malaugurato cedimento strutturale spazzerebbe via milioni di persone.

Anna Incerti (ATLETICA)

Anna Incerti

  • Data di nascita: 19 gennaio 1980
  • Luogo di nascita: Palermo
  • Altezza x Peso: m. 1,68 x kg. 44
  • Specialità: Maratona
  • Stato civile: Coniugata
  • Prima società: Europa Capaci
  • Società attuale: Fiamme azzurre
  • Primo tecnico: Tommaso Ticali
  • Tecnico attuale: Tommaso Ticali
  • Status: Qualificata a titolo individuale

palmaresPalmares

Campionati mondiali
17° Osaka 2007

Campionati europei
9° Goteborg 2006

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