TIBET: CINA, SARKOZY PAGHERA’ ALTO PREZZO INCONTRO DALAI LAMA

Il presidente francese Nicolas Sarkozy paghera’ un alto prezzo per aver incontrato il Dalai Lama. Lo ha scritto il Quotidiano del Popolo, organo del Partito Comunista Cinese (PCC), nella edizione internazionale.
Durante l’incontro, il capo dell’Eliseo francese e presidente di turno dell’Ue, ha deto di condividere le preoccupazioni del leader spirituale tibetano in esilio sul futuro del Tibet. Il Dalai Lama chiede una vera autonomia per la regione ed e’ considerato da Pechino un pericoloso secessionista. La Cina ha definito l’incontro una “maliziosa provocazione che sara’ inevitabilmente pagata a caro prezzo”. Sarkozy ha difeso la sua decisione sostenendo che e’ “un dovere incontrare un premio Nobel per la pace a prescindere dalle sue origini e dalle cause che difende. Credo profondamente - ha aggiunto l’inquilino dell’Eliseo - sia uno dei piu’ grandi Paesi del mondo e che debba avere un ruolo nelle questioni internazionali”.

Cina respinge richieste di autonomia del Dalai Lama

La Cina ha detto che non ci sono speranze di accogliere le richieste di autonomia del Tibet avanzate dal Dalai Lama, utilizzando i media di Stato per condannare le posizioni del leader buddista in esilio in vista del suo incontro col presidente francese Nicolas Sarkozy.

Due commenti diffusi oggi dall’agenzia di stampa ufficiale Xinhua sono stati gli ultimi colpi nella campagna di Pechino contro il Dalai Lama, che chiede un “alto livello di autonomia” per la sua patria montuosa, dando un autogoverno ai tibetani sotto una sovranità cinese.

In vista del viaggio del Dalai Lama in Polonia, dove sabato incontrerà Sarkozy, la Cina ha chiesto al presidente francese di non partecipare all’incontro ed ha annullato per protesta un incontro con l’Unione Europea a Lione per lunedì, programmato da tempo.

I commenti della Xinhua sottolineano che il Dalai Lama ignora le libertà politiche e religiose che la Cina riconosce ai tibetani, dicendo che accettare le sue richieste significherebbe rischiare seriamente delle spaccature etniche.

CINA: INCONTRO SARKOZY-DALAI LAMA, PECHINO MINACCIA CONSEGUENZE

Pechino minaccia conseguenze nei rapporti tra la Cina e la Francia se Nicolas Sarkozy manterra’ il suo proposito di incontrare sabato a Danzica il Dalai Lama. “Adesso e’ arrivato il momento che la parte francese prenda una decisione importante sulla questione - ha ammonito il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Lu Jianchao - e noi speriamo che prendera’ la decisione importante di creare un’atmosfera sana e le condizioni per far avanzare le relazioni della Cina con l’Europa e la Francia”. Quindi l’avvertimento al presidente francese, che e’ anche presidente di turno dell’Ue: “I fatti dimostrano che quando le preoccupazioni di entrambe le parti vengono rispettate, le relazioni tra la Cina e la Francia possono svilupparsi in modo rapido, sano e stabile”. In conseguenza della decisione di Sarkozy di incontrare il 6 in Polonia il leader spirituale tibetano - nell’ambito di una riunione di alcuni Nobel per la pace - Pechino aveva annullato nei giorni scorsi il vertice Ue-Cina che era in programma ieri a Lione.

Granbassi dal Dalai Lama “Sensazione meravigliosa”

Margherita Granbassi, due medaglie di bronzo alle Olimpiadi di Pechino nel fioretto, ha incontrato il Dalai Lama in un grande albergo della città ceca e gli ha regalato la sua maschera protettiva. Il capo spirituale dei tibetani ha a sua volta regalato una sciarpa bianca all’atleta italiana, che da tempo aveva manifestato il desiderio di questo incontro, che si è commossa.

Emozionata la fiorettista triestina, che in questa stagione affianca Michele Santoro nella trasmissione di Raidue AnnoZero: “È stata una grande emozione - ha detto ai microfono della Rai regionale - tanto che ancora non credo di essermi ripresa. Poter stare a pochi centimetri di distanza da lui è stata veramente qualcosa che mi ha fatto provare una sensazione meravigliosa. Ho potuto abbracciarlo, mentre io pensavo che avrei dovuto stargli a debita distanza. Invece ho scoperto una persona che ha avuto la capacità di mettermi immediatamente a mio agio. Non so quanto sia durato l’incontro: potrebbe essere durato un minuto come un’ora. Lui mi ha messo intorno al collo la sciarpa bianca e io gli ho raccontato cosa serve la maschera allo schermitore. Poi gli ho spiegato che ho deciso di donargli la maschera e non il fioretto. Il fioretto è un’arma che offende, mentre la maschera protegge, quello che fa lui con il suo popolo”.

Granbassi mantiene la promessa domenica incontrerà il Dalai Lama

Appuntamento a Praga. Domenica mattina, in un hotel del centro storico della capitale ceca. Dopo trattative durate settimane, il Dalai Lama riceverà Margherita Granbassi che gli regalerà la maschera da scherma usata in gara alle Olimpiadi di Pechino.Una promessa, finalmente mantenuta, tre mesi dopo la conclusione dei Giochi.

Non è stata una dichiarazione a effetto quindi, ma un gesto concreto e pieno di significato quello della fiorettista triestina. Due medaglie di bronzo in Cina, e un appello che scosse gli atleti ormai assuefatti alla perfezione organizzativa dell’Olimpiade di Pechino. Appena tornata in Italia la Granbassi venne a conoscenza della repressione attuata proprio in quei giorni nel Tibet. Dopo il primo momento di dolore e smarrimento, ecco la “provocazione”, ripetuta anche in queste ore che precedono l’incontro al Boscolo hotel Carlo IV: “Donerò la mia maschera al Dalai Lama: la stessa maschera che mi ha protetto a Pechino dagli attacchi delle mie avversarie, vorrei che potesse servire a lui per proteggere il suo popolo dai soprusi”.

Il Dalai Lama sarà a Praga su invito di Forum 2000 e dell’ex presidente della Repubblica Ceca Vàclav Havel, il primo capo di stato a ricevere il leader spirituale in visita ufficiale, nel 1990. Questo sarà il settimo incontro tra i due, uno dei più importanti, visto che per il Dalai Lama è il primo viaggio in Europa dopo le Olimpiadi di Pechino. Fitta la sua agenda: l’incontro con Havel, la conferenza all’intergruppo parlamentare “Tibet Group” del Parlamento ceco, un public talk sul tema “Compassion: the basis of happiness”. La figura chiave nell’avvicinare Sua Santità alla Granbassi è italiana: Laura Gancia, imprenditrice milanese, è amica personale del Dalai Lama e ha tenuto i contatti con l’entourage tibetano e quello della fiorettista.


“Sono molto emozionata all’idea di incontare il Dalai Lama” spiega Margherita prima di imbarcarsi per Praga. “Lui è un uomo che da sessant’anni combatte in modo pacifico per la causa del suo popolo. Ho sempre ammirato l’equilibrio con cui ha saputo guidare la propria gente e farne sentire la voce in tutto il mondo dall’esilio. So che il mio gesto è una cosa piccola rispetto alla dimensione del problema, ma credo anche che sia dovere di ognuno fare quel che è nelle sue possibilità per contribuire al rispetto dei diritti umani. Non solo in Tibet, ma in tutti i paesi del mondo. Credo che noi sportivi possiamo contribuire proprio tenendo alta l’attenzione dell’opinione pubblica”.

La sua presa di posizione a Pechino spinse altri atleti, come Antonio Rossi e Josefa Idem, a unirsi nella solidarietà al popolo tibetano e nella difesa dei diritti civili. Ma nessuno è stato duro come la Granbassi in quei giorni: “Mi sono sentita quasi in colpa. Per aver gioito per le mie due medaglie, mentre nello stesso paese si reprimono le manifestazioni di gente innocente. Siamo stati protagonisti di un simpatico teatrino. A questo punto credo che le Olimpiadi siano state inutili”. In questi tre mesi Margherita è diventata conduttrice di Annozero tra mille polemiche, è uscita dall’Arma dei Carabinieri, ha ripreso ad allenarsi. Incontrando il Dalai Lama, si chiuderanno davvero le sue Olimpiadi.

Dalai Lama: Telefonata Di Bush Preoccupato Per La Sua Salute Asca

Bush ha chiamato il Dalai Lama per esprimergli la sua preoccupazione riguardo il suo stato di salute e ribadirgli la grande stima che nutre nei suoi confronti. Lo ha reso noto il portavoce della Casa Bianca Gordon Johndroe, sottolineando l’alta considerazione che Bush stesso e il popolo americano hanno nei confronti del Dalai Lama, onorata figura religiosa, premio Nobel, nonche’ importante difensore dei diritti umani. Sabato l’uffico del leader tibetano ha reso nota l’intenzione di quest’ultimo di cancellare il tour previsto per il prossimo mese in Germania e Svizzera proprio a causa di tali ragioni di salute. I dottori gli hanno suggerito di rimanere a riposo dopo esser stato ricoverato in ospedale per dolori addominali, sebbene il suo generale stato di salute fosse buono. Il suo segretario, Tenzin Taklha, ha affermato che la cancellazione del tour permettera’ al leader di riprendersi ed evitare una ricaduta. Il Dalai Lama era atteso in Germania e in Svizzera il 10 ottobre, per condurre due settimane di lezioni sul Buddismo. Il Dalai Lama e’ tornato il 9 settembre a Dharamshala, luogo del suo esilio nell’India del Nord, dopo aver trascorso quattro giorni nell’ospedale di Mumbai dove lo hanno sottoposto ad accertamenti per i dolori addominali. Le lezioni in materia di Buddismo in programma dal 25 al 27 Settembre a Dharamshala rimarranno invariate, mentre le altre slitteranno dal 30 settembre al 4 ottobre. Il Dottore che ha tenuto in cura il leader ha affermato che le sue condizioni di salute non erano allarmanti, l’unica cosa di cui aveva bisogno il paziente era un buon riposo. Infatti le settimane precedenti il ricovero il Dalai Lama era stato impegnato in una campagna in favore dei diritti umani mentre la Cina ospitava i Giochi Olimpici. La preoccupaziono per la sua malattia ha dato luogo ad incontri di preghiera a Dharamshala, in cui dozzine di monaci si sono riuniti per pregare affinche’ la loro guida spirituale guarisse.

Roma conferisce cittadinanza onoraria al Dalai Lama

l Consiglio comunale di Roma ha deciso oggi di conferire al Dalai Lama la cittadinanza onoraria della Capitale. Lo riferisce l’ufficio stampa del Campidoglio, secondo cui la mozione è stata approvata con 38 voti a favore e due astensioni.

Nei mesi scorsi il sindaco Gianni Alemanno, che aveva sostenuto la proposta avanzata dal coordinatore del Pd Goffredo Bettini, aveva ipotizzato che la cerimonia per il conferimento della cittadinanza al leader spirituale in esilio dei tibetani potesse avvenire durante la Festa del Cinema, che quest’anno si terrà dal 22 al 31 ottobre.

“Voglio esprimere grande soddisfazione, a nome mio e della città di Roma, per il conferimento della cittadinanza onoraria al Dalai Lama, deciso con una mozione del Consiglio Comunale approvata sia da maggioranza che dall’opposizione”, ha detto Alemanno in un comunicato.

“Il leader religioso … rappresenta un esempio di lotta politica non violenta e di dialogo. Con questo riconoscimento, Roma … esprime la sua vicinanza al popolo tibetano e ribadisce la sua stima per la vita e l’opera del premio Nobel”.

Soddisfazione ha espresso anche il promotore dell’iniziativa Goffredo Bettini. “Oggi è una bellissima giornata all’insegna della pace, della tolleranza e del dialogo. Aver deliberato la cittadinanza onoraria di Roma al Dalai Lama è una decisione di grande significato che può avere una risonanza positiva in tutto il mondo”, ha affermato in una nota.

Il Dalai Lama, che da decenni vive in esilio in India, è stato accusato nei mesi scorsi dalle autorità cinesi accusano di aver fomentato le recenti rivolte in Tibet contro il dominio di Pechino sulla regione himalayana.

Le relazioni tra i paesi occidentali e il Dalai Lama sono un tema sensibile per la Cina.

Il leader spirituale - che pure si è espresso a favore delle recenti Olimpiadi di Pechino e ha ribadito di volere l’autonomia e non l’indipendenza per il Tibet - non è stato ricevuto nell’ultima visita in Italia dall’allora presidente del Consiglio Romano Prodi, secondo i critici, proprio nel timore di urtare il governo cinese e di danneggiare le relazioni economiche col gigante asiatico.

La cittadinanza, ha aggiunto Alemanno, verrà consegnata al Dalai Lama “appena le sue condizioni di salute gli consentiranno di intraprendere il viaggio già programmato in Europa”.

Il Dalai Lama cittadino di Bologna

Bologna, 23 settembre 2008 - Il Dalai Lama, simbolo mondiale della cultura del dialogo e della non-violenza, sara’ cittadino onorario di Bologna: lo ha deciso ieri il Consiglio comunale, votando all’unanimita’ il conferimento della cittadinanza bolognese al XIV Dalai Lama del Tibet, Tanzin Gyatso, che gia’ nel 1989 aveva ricevuto la laurea honoris causa in biologia dall’Universita’ di Bologna. E Bologna ha intenzione di continuare a tenere accesi i riflettori sul Tibet. “Dopo le Olimpiadi, l’attenzione e’ crollata”, rileva Gianni Sofri, presidente del Consiglio comunale, presentando “Tibet, un mondo in estinzione”, un seminario organizzato dall’associazione per la biodiversita’ e la sua conservazione, in programma venerdi’.
L’iniziativa rientra nella “Festa del Cactus” che si terra’ da venerdi’ a domenica, al Museo memoriale della liberta’ di via Giuseppe Dozza a Bologna. Sofri, felicitandosi per la cittadinanza onoraria al Dalai Lama, si compiace dell’iniziativa che vede il Tibet protagonista con la sua cultura millenaria, il suo patrimonio artistico e ambientale messo a dura prova dalla repressione cinese. A presentare il seminario di venerdi’, c’e’ anche Tenzin Thupten, presidente della comunita’ tibetana in Italia, che ricorda come, “oltre alle violazioni dei diritti umani, in Tibet esiste anche un problema ambientale”. Il Tibet infatti, spiega, “e’ un delicato ecosistema” messo a dura prova dalla massiccia immigrazione cinese, dalla deforestazione e dallo sfruttamento eccessivo delle piante alla base della medicina tibetana. Ma “l’aspetto ambientale in Tibet non riceve abbastanza attenzione.
Per questo e’ importante che se ne parli”.

E se il seminario di venerdi’ dara’ voce ai tibetani messi in minoranza nel loro stesso territorio, la Festa del Cactus, giunta alla sua terza edizione, studiera’ le “minoranze biologiche” presentando rari esemplari di piante grasse e cactus provenienti dalle regioni tropicali di tutto il mondo.
La festa del Cactus, che propone quest’anno il tema del Tibet, sia dal punto di vista dei diritti umani che da quello dell’ambiente, nasce per raccogliere fondi destinati alla realizzazione di “Verdi visioni”, il progetto per la costruzione a San Lazzaro di Savena di un centro ambientale in grado di ospitare la collezione di oltre 50.000 piante grasse (attualmente ospitata presso l’Ansaloni garden center) curata dal botanico bolognese Andrea Cattabriga. Musica, gastronomia, incontri sulla diversita’ e una mostra mercato di piante tropicali non mancheranno neanche in questa edizione della festa cui l’anno scorso hanno partecipato circa 2.000 persone.

Concluse le Paralimpiadi di Pechino, l’appuntamento è per Londra 2012. Ottimo il risultato degli azzurri, con 18 medaglie totali.

Si sono concluse le Paralimpiadi di Pechino 2008, e l’Italia chiude in bellezza con una medaglia nella regina delle discipline olimpiche: la maratona.
Il bronzo è andato a Walter Endrizzi nella maratona categoria T46 Sono felicissimo, questo terzo posto qui a Pechino vale più di un Mondiale ha dichiarato l’atleta.

Primo posto e medaglia d’oro sono andati al messicano Santillan, argento per il brasiliano Sena.

Altro bronzo anche per Andrea Pellegrini nella sciabola (alla sua quarta paralimpiadi e già plurimedagliato), che ha avuto la meglio sul russo Sergey Frolov, ma è stato battuto dal cinese Tian Jianguan in semifinale.

La delegazione azzurra può dirsi più che soddisfatta. Non del trattamento ricevuto dai media nazionali, non della considerazione dalle autorità italiane, ma di sicuro dei risultati raggiunti. Gli atleti tornano a casa con 18 medaglie totali. 4 medaglie d’oro, 7 medaglie d’argento, 7 medaglie di bronzo.

28° posto nella classifica generale, meglio di quanto lo stesso comitato paralimpico si aspettasse.

Arrivederci a Londra!

Nba e il culto di Kobe Bryant a Pechino

Ragazzo e ragazza si baciano teneramente. Lui indossa un numero 24 viola-giallo dei Los Angeles Lakers, lei è una rossa degli All Stars: le due maglie di Kobe Bryant, il campione di pallacanestro più celebre del mondo. Sono una marea i giovani cinesi vestiti come loro, affluiscono disciplinati verso il Beijing Olympic Basketball Gymnasium. Più che a un match sembra di andare a una celebrazione in onore di Bryant, per l’onnipresenza del suo logo nella folla giovanile. Il manifesto trompe-l’oeil di un cestista gigante ricopre quaranta piani della fiancata di un intero grattacielo in costruzione vicino al Palasport. Una regìa sorniona sembra averlo piazzato lì: ricorda che il boom dei cantieri di Pechino, l’ascesa economica della Repubblica Popolare verso la stratosfera, comportano un prezzo da pagare. L’irresistibile popolarità del basket americano segna la cultura di massa delle giovani generazioni.
La Cina esporta praticamente tutto ciò che gli Stati Uniti consumano. In cambio l’America vende simboli, sogni, modelli di vita, celebrità. Kobe Bryant “vale” quante navi portacontainer cariche di computer?
Stati Uniti-Angola non è sfida memorabile sul piano sportivo ma è un match carico di memoria storica, un indicatore geopolitico del cammino percorso dalla Cina comunista. Solo un vecchio cinese seduto a fianco a me sembra venuto per tifare Angola; solo lui sembra accorgersi che la bandiera angolana ha falce e martello e una bella stella dorata come quella cinese su sfondo rosso. Ma si addormenta placido dopo pochi minuti di gioco. La massa dei teen-agers vestiti col merchandising delle squadre americane, vibrano sulle note di “Everybody needs somebody” (James Brown), scattano sull’attenti quando suona l’inno americano. E’ l’inno degli esami Toefl e Sat che tanti di loro hanno passato quest’estate per candidarsi a Harvard, Stanford, Columbia e Yale. Nella folla dello stadio nessuno pensa a ciò che fu l’Angola. Sorella rivoluzionaria all’epoca in cui Mao Zedong e Zhou Enlai guidavano il movimento dei paesi non-allineati. Simbolo del Terzo mondo nella lotta anticoloniale. Allora in un match del genere il partito avrebbe istruito le masse a dovere: tifare per i compagni africani, sostenerli contro la squadra degli imperialisti yankee. Stasera i volontari in tuta biancoceleste del comitato olimpico non hanno ordini di scuderia, il palazzetto del basket è tutto filo-americano, ma la politica è lontana anni luce da questa generazione. E’ lo star-system che conta. Bryant è il Bill Gates del basket, il suo nome trasuda miliardi, più dello sport incanta l’immagine del vincente nella competizione. “Uòah!” è l’urlo che s’alza prorompente a ogni slam-dunk del Dream Team americano (Dwight Howard ha il primato della serata a quota quattro). Il match si gioca a ritmi d’allenamento, brevi sprazzi di talento bastano agli americani per scavare un solco nel punteggio. Finisce 97 a 76 e l’angolano Joaquim Gomes si accontenta: “Perdere per soli 20 punti non è male”. Negli annali dell’Angola brucia ancora un 46 a 1 nell’unico match olimpico contro l’America, era il 1992 a Barcellona. Il vero spettacolo è quello messo in scena per due ore sugli spalti, la grande esibizione d’amore per Kobe. Lui in campo è un’ombra, con gli errori che colleziona è un handicap per il Dream Team, ma non importa. La serata è un interminabile spot pubblicitario per la Nba, il campionato americano che in Cina ha il record assoluto di audience tv, un logo più potente di MacDonald. All’inizio del 2008 è stata creata la Nba-China, società per azioni che sotto la consulenza della banca d’affari Goldman Sachs ha accolto cinque azionisti privati: Espn (la tv sportiva del gruppo Walt Disney), China Group Investment, la Legend Holdings (finanziaria del colosso informatico Lenovo) e il magnate di Hong Kong Li Ka-Shing. Nba-China ha contratti con 51 reti tv della Repubblica Popolare, controlla 16 società di marketing, vende più di 500 prodotti in merchandising, organizza tornei di esibizione delle star americane a Pechino, Shanghai, Macao. Il nome Nba è il termine sportivo di gran lunga più cliccato su Baidu.com, il motore di ricerca che è il Google dei cinesi. La massa dei giovani è venuta ad applaudire anche le cheerleaders sempre più svestite e sculettanti – gruppi come le Beijing Dream Dancers dai collant leopardati e mingonne inguinali – le cui mossette di hula-op ai tempi di Mao sarebbero state sanzionate con anni di lavori forzati nei laogai. Povera Angola, in fondo ancora oggi è un’alleata fedele della Cina: primo partner africano di Pechino, grande fornitrice di petrolio e diamanti, riserva il 70% di tutte le gare d’appalto ad imprese cinesi. Decine di migliaia di operai cinesi lavorano a Luanda, dove in cambio delle materie prime costruiscono strade, ospedali, scuole. Di fronte a Kobe Bryant anche il petrolio passa in secondo piano. Questi ragazzi di Pechino, addestrati a competere in una società meritocratica e selettiva, adorano solo il numero uno.

Olimpiadi e spalti vuoti

E’ il “giallo” degli spalti vuoti. Forse se ne sono accorti anche i telespettatori dall’Italia, di certo ce ne accorgiamo noi. Molte gare delle Olimpiadi di Pechino 2008 avvengono in stadi dove intere file di posti sono deserte. In certi casi, per nascondere l’imbarazzo, gruppi di volontari vengono invitati ad accomodarsi all’ultimo minuto. Ma non bastano mai a occupare tutti quei sedili liberi. Eppure gli organizzatori avevano sbandierato il fatto che queste sono le prime Olimpiadi del “tutto esaurito”. Sette milioni di biglietti disponibili, sette milioni di posti venduti. Non uno è rimasto. Allora ci sono degli spettatori-fantasma che hanno comprato biglietti e non si presentano alle gare? Nessun mistero. Nei mesi in cui il Bocog (comitato olimpico di Pechino) iniziò la vendita, il governo cinese fece pressione su molte aziende – in particolare i grandi enti pubblici – perché prenotassero “pacchi” di biglietti ad alto costo. Le aziende obbedirono e ora si ritrovano con notevoli quantità di biglietti, da smaltire come omaggi a clienti importanti. E adesso le grandi imprese fanno fatica a usare tutti quei biglietti. A volte perché si tratta di sport poco popolari. E in certi casi perché – causa l’improvvisa restrizione nel concedere visti dopo il “marzo tibetano” – le aziende cinesi hanno meno ospiti stranieri rispetto alle previsioni. Peccato per i normali spettatori cinesi, molti dei quali sono rimasti all’asciutto e sono costretti a guardare i Giochi olimpici di Pechino 2008 alla tv. A loro la vista degli spalti semivuoti deve dare un bel fastidio. Sarà per quello che la loro tv di Stato nelle riprese delle gare inquadra così raramente la zona del pubblico.

Gli sponsor cinesi

Omega e Coca Cola, MacDonald e Visa, Adidas e Kodak. Molti occidentali considerano questi sponsor come i veri padroni dei Giochi, le multinazionali dai “logo” globali che governano il grande evento sportivo nelle sue ricadute per il business. Ma l’esperienza passata insegna che le Olimpiadi spesso riservano sorprese. Più volte è accaduto: la gerarchia del capitalismo ha registrato dei nuovi ingressi anche grazie ai Giochi. Le rivelazioni, gli outsider che emergono, non ci sono solo negli stadi e sulle piste di gara. Nei due precedenti asiatici, alcune grandi imprese si sono affermate dopo l’effetto di trascinamento dei Giochi svolti a casa loro. Sony e Panasonic cominciarono la loro ascesa verso la leadership mondiale nell’elettronica dopo le Olimpiadi di Tokyo 1964. Samsung ebbe lo stesso balzo di notorietà e di successo dopo Seul 1988. Occhio dunque agli sponsor cinesi di Pechino 2008: sono nomi che con ogni probabilità il consumatore italiano incontrerà sempre più spesso, protagonisti dell’economia globale. Per molte di queste imprese i Giochi sono l’occasione di un salto di qualità “definitivo”. Devono scrollarsi di dosso l’immagine di un made in China ancora troppo spesso associato ai bassi costi. Voltare pagina, liberarsi dalla zavorra del passato, questo è l’obiettivo. Vogliono operare una riconversione nella reputazione aziendale che ripeta il miracolo giapponese degli anni Settanta e Ottanta: quando il made in Japan si costruì un patrimonio di credibilità. E’ questa la strategia di Lenovo, uno dei Worldwide Partners di questi Giochi. Quarto produttore mondiale di personal computer, con un fatturato di 13 miliardi di dollari e l’8% di quota del mercato globale, Lenovo ha ancora una visibilità ridotta in Occidente. Non molti consumatori italiani sanno che i personal computer dell’Ibm sono passati già dal 2005 sotto il controllo del gruppo cinese. Ai vertici della Lenovo la rivoluzione strategica s’identifica con un nome e un volto: Yang Yuanqing, 43 anni, membro del partito comunista, manager brillante, all’interno dell’azienda viene definito “una rock star” per il suo talento di comunicatore. Gran venditore del suo marchio aziendale, grazie ai Giochi Yang vuole affermare la notorietà del marchio Lenovo fra i telespettatori dei quattro continenti. E’ deciso a scrollarsi di dosso per sempre l’idea che il prodotto cinese si vende solo perché costa meno. “Tecnologia, innovazione, qualità del servizio” sono i tre slogan che ripete Alice Li, responsabile del marketing olimpico del colosso informatico. La qualità del servizio è la sfida che deve vincere Air China, vettore ufficiale delle Olimpiadi. Ha vestito 300 hostess della business class con una divisa nuova fiammante, una versione del tradizionale qipao di seta aderente. Per la prima volta nella sua storia questo è il segnale che Air China non punta più soltanto sulle tariffe basse, ma insegue i modelli leader del suo settore che sono Singapore Airlines, Cathay Pacific, Thai. Deve approfittare di una congiuntura eccezionale: le compagnie aeree americane sono in grave crisi per la recessione e i rincari energetici, anche in Europa poche si salvano; solo l’Asia continua a godere di forti incrementi del traffico aereo. E’ qui che si gioca la sfida del futuro. Air China vuole combatterla ad armi pari con compagnie dall’immagine ben più raffinata. Un altro nome del made in China che ha deciso di usare la sponsorizzazione olimpica è Haier, colosso mondiale degli elettrodomestici. Un’azienda in piena mutazione genetica. Partita alla conquista dei mercati esteri sfruttando soprattutto il basso costo della manodopera cinese, la Haier ha già cominciato a spostarsi su fasce di mercato sempre più alte. In America i suoi condizionatori d’aria hanno ricevuto un riconoscimento quando la Environmental Protection Agency li ha promossi per la tecnologia che non danneggia la fascia di ozono. Degli sponsor locali fa parte Bank of China, seconda azienda di credito della Repubblica Popolare. A Wall Street e nella City londinese non ha bisogno di presentazioni, perché nel Gotha della finanza internazionale è già stata chiamata come “cavaliere bianco” in soccorso delle banche occidentali in difficoltà per la crisi dei mutui. Ma alla Bank of China non basta sedere nei consigli d’amministrazione che contano. Deve operare un cambiamento di cultura aziendale, conquistare un know how di servizio che la prepari a reggere la concorrenza delle banche straniere nella caccia ai risparmiatori cinesi. La birra Tsingtao parte dalla posizione leader nel mercato più grande del mondo: con 40 miliardi di litri consumati all’anno, i cinesi sono di gran lunga i più importanti consumatori di birra. Tutto grazie all’espansionismo imperiale tedesco, che portò alla fondazione nel 1903 di una birreria nella città di Qingdao dove la Germania aveva una concessione.

Bolt riscrive la storia Oro e record nei 200

Diciannove e trenta: è uno di quei tempi destinati a rimanere scolpiti nella memoria di tutti. Usain Bolt riscrive la storia, e dopo l’oro ed il record nei 100, doppia l’impresa nei 200. Medaglia d’oro (ma questo sinceramente si sapeva) e soprattutto polverizzazione del primato del mondo stabilito da Michael Johnson ad Atlanta 12 anni fa in 19”32. Quasi inutile dire che la gara è stata a senso unico: partito fortissimo, Bolt già in curva aveva l’oro al collo. Basta pensare che Churandy Martina, secondo, ha rimediato qualcosa come mezzo secondo di distacco (mai una cosa del genere in una finale olimpica). Ad ogni modo il sogno d’argento per il rappresentante delle Antille Olandesi è durato poco più di un’ora: tanto ha impiegato la giuria per esaminare la sua gara e squalificarlo. Medaglia col giallo quindi per Crawford, quarto all’arrivo e, prima bronzo per la squalifica (invasione di corsia) del connazionale Spearmon, poi addirittura argento. Alla fine, podio anche per l’altro americano Dix. Un record, 19”30, che resterà a lungo? Per ora solo Bolt può battere Bolt: non va dimenticato che il tempo stratosferico è stato ottenuto con un vento contro di 0,9 mt. Un po’ di statistica Usain Bolt torna così a piazzare una doppietta su 100 e 200 alle Olimpiadi: non accadeva da Los Angeles 1984, quando ci riuscì un certo Carl Lewis. E’ inoltre il secondo oro nei 200 nella storia della Giamaica: prima di Bolt, Don Quarrie a Montreal nel 1976

Afghanistan, la prima gioia arriva dal Taekwondo

Stavolta il temine un po’ abusato ”un bronzo che vale un oro” può essere speso a ragione per Rohullah Nikpai. Il suo terzo posto nel taekwondo, categoria 58 kg, è infatti di quelli che valgono la storia. La sua infatti è la prima medaglia nella storia per l’Afghanistan: per lui la gloria e una casa da cinque stanze nel centro di Kabul, regalata dal presidente Hamid Karzai in persona. Nikpai, originario della regione del Maidan Wardak, ha sconfitto al primo turno il tedesco Levent Tuncat (uno dei favoriti per l’oro), quindi, battuto dal messicano Guillermo Perez (poi medaglia d’oro), ha conquistato il bronzo superando nel ripescaggio lo spagnolo Juan Antonio Ramos, campione del mondo in carica.

Rohullah, 21 anni è entusiasta. “E’ la prima volta che prendo parte alle Olimpiadi, e questa è anche la prima medaglia per il mio Paese, sono veramente contento. Spero che questa medaglia diventi un messaggio di pace per l’Afghanistan”. Dopo il podio, la telefonata del presidente afghano, Hamid Karzai. Lo ha riferito Farhad Kheslat, coordinatore del Comitato olimpico afghano, “lo ha chiamato al telefono prima per dirgli che avrebbe visto il suo incontro in televisione e poi, dopo la vittoria, per congratularsi con lui qui a lle olimpiadi di Pechino 2008″.

Lo stesso Karzai, stando al resoconto di Kheslat, a svelare quale sarà il dono del governo all’atleta ventunenne: “Ha detto che gli regalerà una casa, un appartamento di cinque stanze nel centro di Kabul”. Un regalo perfetto visto che, ha aggiunto il funzionario olimpico, “Nikpai che è ancora single, ha una famiglia che vive proprio nella capitale afghana”

Marcia, bronzo a Elisa Rigaudo Grande rimonta nella pioggia

Prima medaglia azzurra in atletica. E’ il bronzo di Elisa Rigaudo, 28 anni, finanziera di Cuneo, nei 20 km di marcia femminile. Sotto il diluvio che da ore si è abbatuto su Pechino, vince la russa Olga Kaniskina in 1 ora 26′31″ (record olimpico) davanti alla norvegese Kyersti Platzer a 36 secondi, ma subito dietro, a soli 5 secondi dall’argento e con una rimonta fantastica, c’è la ragazza piemontese residente a Boves. Poi, avvolta nella bandiera italiana dedica la medaglia al suo allenatore Sandro Damilano e al marito Daniele: “Questo bronzo, per me, vale come un oro”.

E’ stata una gara durissima. La pioggia torrenziale ha tolto l’afa, ma ha pesantemente tormentato le atlete lungo tutto il percorso. La Kaniskina è partita quasi subito e, nonostante qualche alto e basso e un richiamo, non è stata più ripresa. Dietro si è organizzato un gruppetto di una decina di marciatrici che hanno camminato a lungo insieme mantenendo in termini accettabili il distacco dalla leader.

Intorno al decimo si muove la bielorussa Turava che rimane per diversi chilometri alle spalle della russa. Con lei, all’inseguimento, prendono l’iniziativa la spagnola Vasco e la russa Kalmykova. Poi la Turava va in crisi: con ripetute fermate e conati di vomito e la Platzer s’installa saldamente al secondo posto con la Vasco attaccata ai calcagni. La bielorussa, sempre più disperata, cerca di mantenere il contatto. Elisa, un po’ più indietro, tiene il passo con parziali di 8′40″ ogni due chilometri. Ai 16 chilometri, l’azzurra è sesta. Davanti: Kaniskina, Turava, Platzer, Vasco e la cinese Liu. In quel momento l’azzurra sembra tagliata fuori: troppe atlete davanti e un distacco di 12 secondi dal duo Platzer-Vasco difficile da colmare.

Ma proprio lì, Elisa tira fuori tutto. Tra il sedicesimo e il diciottesimo chilometro, è la più veloce di tutte (8′44″): lascia la Liu, risucchia la povera Turava ormai distrutta e mette nel mirino Platzer e Vasco che mantengono dieci secondi di vantaggio. Negli ultimi due chilometri, con uno sprint da 8′36, la ragazza piemontese raggiunge e supera la Vasco e si avvicina moltissimo alla Platzer, mentre dietro anche la cinese rimonta a tutta birra.

Poi, l’ingresso nello stadio. La Kaniskina, stanchissima, cede metà del vantaggio, ma l’oro è suo. La Platzer riesce a tenere un passo decente e Rigaudo le ringhia subito dietro, fantastico bronzo ad appena 5 secondi.

E poi, fradicia, ai microfoni di Rai Sport, Elisa ha tempo per le dediche: “Dedico questa medaglia a due d: d come Damilano e d come Daniele, mio marito. Sandro se la meritava veramente tanto”.

E i ringraziamenti: “Dietro di me c’è un team, ringrazio tutti, dalla psicologa Marisa Muzzo al mio fisioterapista, al mio omeopata e alle Fiamme Gialle, che dal 2001 mi hanno preso con loro. E poi - ha aggiunto l’azzurra - devo dire grazie anche alla federazione, che ha speso un casino per me”.

E’ la ventunesima medaglia di Pechino: 6 ori, 7 argenti e 8 bronzi. Altre tre, dal pugilato, sono già sicure. La spediazione azzurra torna a sorridere.

Bandiera a mezz’asta, il Cio dice no alla Spagna

All’aeroporto di Madrid 153 persone sono morte in un incidente aereo. L’intera Spagna è in lutto, eppure c’è chi ha deciso che a questo disastro non andava dedicato neanche uno di quei gesti che sono soliti in certe circostanze. La delegazione spagnola presente ai Giochi di Pechino aveva chiesto al Cio di far indossare agli atleti iberici una fascia nera al braccio in segno di lutto, fascia indossata ieri dai giocatori della nazionale di calcio in occasione dell’amichevole contro la Danimarca. Il comitato olimpico internazionale ha respinto la richiesta spagnola, il perché ancora non si sa. Altro no è arrivato alla successiva richiesta della Spagna, un altro gesto simbolico ma importante, esporre cioè nel villaggio olimpico la bandiera a mezz’asta. Il comitato non ha dato spiegazioni del diniego, espresso solo verbalmente. “Aspettiamo una risposta per iscritto”, ha spiegato un portavoce della delegazione visibilmente amareggiato.

Il CIO non si smentisce…dopo l’assegnazione a Pechino delleOlimpiadi 2008 un altro segno di stile…

Bronzo Romero

Un bronzo ‘oriundo’ dalla vela e tante delusioni. L’Italia archivia così l’undicesima giornata dei Giochi olimpici di Pechino. In mattinata è arrivata la diciannovesima medaglia della spedizione azzurra, la prima dalla vela. A conquistarla Diego Romero, che dopo due Olimpiadi con la nazionale argentina sale sul podio nella sua prima spedizione ai Giochi tinta d’azzurro. Il 33enne di cordoba ha strappato un bel terzo posto nella classe Laser, ottenendo la prima medaglia italiana nella vela. “Voglio dire grazie a chi in Italia mi ha dato fiducia e sono felice di averla ripagata”, ha detto dopo la medal race, dichiarando anche di puntare a Londra 2012.

Campo di lavoro per 2 anziane che volevano protestare

Le autorità cinesi hanno condannato due anziane donne a trascorrere un anno in un campo di lavoro per aver chiesto di poter protestare durante i Giochi Olimpici, per essere state sfrattate dalle loro case di Pechino nel 2001. Stando a quanto riferito dal figlio di una delle due, Li Xuehui, le donne erano ancora nella loro abitazione tre giorni dopo aver ricevuto la notifica della sentenza, ma poste sotto osservazione da un gruppo di controllo del vicinato. Un gruppo in difesa dei diritti umani ritiene che la minaccia della prigione sia solo una tattica intimidatoria. Secondo Li, le autorità cinesi non hanno precisato il motivo dell’arresto della madre, la 79enne Wu Dianyuan, e della sua vicina, Wang Xiuying, 77. Sono state 77, finora, le richieste presentate alle autorità per organizzare manifestazioni di protesta, da svolgersi in tre zone designate lontano dai siti olimpici.

Phelps, da internet altre ombre sul record di otto ori

La domanda è sempre la stessa: ha vinto oppure no? Evidentemente non è bastato per sciogliere i dubbi il rilevamento cronometrico della finale dei 100 farfalla uomini che ha assegnato il settimo oro olimpico a Michael Phelps per un solo centesimo di secondo sul serbo Milorad Cavic. I sospetti restano, tanto più che ci chi fa notare come la Omega, l’azienda che aveva il compito di effettuare i rilevamenti in questione, sia uno degli sponsor principali dello stesso Michael Phelps. Si tratta del sito ‘http://100thofasecond.com’ il cui scopo è quello di dimostrare, grazie anche all’apporto di fotografie e dichiarazioni, il successo del serbo. In sostanza lo statunitense non avrebbe toccato con entrambe le mani (come richiesto da regolamento) la piastra di rilevazione. Il sito segnala poi la decisione della FINA, la massima organizzazione internazionale di nuoto, di non diffondere le immagini subacquee a difesa della vittoria di Phelps, oltre a una dichiarazione rilasciata dal keniano Ben Ekumbo, esponente della FINA stessa, secondo il quale “Phelps è il più grande che abbiamo mai avuto, avrebbe vinto la gara comunque. Domani poi farà qualcosa (vincendo l’ottavo oro nella 4×100 misti, ndr) che lo renderà un extraterreste”. Il sito poi conclude lanciando un’idea: organizzare una sfida a due tra Phelps e Cavic il cui ricavato sarebbe devoluto in beneficenza

Picardi, un’altra impresa Battuto Cherif, è medaglia

Ancora una impresa di Vincenzo Picardi, che entra tra i primi quattro della categoria dei pesi mosca dopo aver superato ai quarti, in un match di straordinaria intensità, il tunisino Walid Cherif. Bravissimo il pugile di Casoria, nell’interpretazione tattica del match ed anche nella tenuta psicologica, capace di non scomporsi quando l’arbitro gli ha assegnato un dubbio richiamo con annessi due punti di penalità.

Che Cherif fosse un brutto cliente lo si era capito dal turno precedente, quando era stato capace di imbrigliare il coreano Lee, uno dei favoriti della categoria. La conferma già nel primo round: guardia chiusa quella del pluricampione africano, difficile da penetrare. Due minuti di fioretto, chiusi da Picardi con un destro in uscita per l’1-0.

Nel secondo round, serie di Picardi che si porta sul 3-0 prima si subire la reazione del tunisino: un colpo a segno, più due assegnati dall’arbitro per una dubbia trattenuta del pugila di Casoria. Terzo round molto combattuto: Picardi alterna impostazione per mettere in difficoltà il suo avversario, va avanti due volte ma viene praticamente subito raggiunto nel corso dello stesso scambio. Si inizia l’ultimo round sul 5-5: il Cherif attacca a tutto spiano, Picardi è attento e di rimessa piazza due colpi cvincenti guadagandosi il 7-5 finale che vale il podio sicuro

Cinque positivi su 4.133 controlli Ma è vera guerra al doping?

Appena cinque casi di doping su un totale di 4.133 controlli. Staranno cercando bene? Staranno cercando tutto? Medici dopatori e atleti truccati hanno scoperto sostanze più evolute, invisibili all’antidoping (tali restano, oggi, almeno un centinaio di molecole, oltre all’ormone Gh e all’insulina, per non parlare dell’autoemotrasfusione), oppure hanno paura di essere smascherati e rinunciano almeno un po’ agli additivi? Ma, soprattutto: che senso ha effettuare i controlli a gare in corso, quando la maggior parte dei potenziali dopati ha già manomesso il motore, ripulendosi per tempo?

Le domande e i dubbi sono legittimi, anche se il Cio esprime una soddisfazione quantomeno sospetta. “Si sta vincendo la battaglia contro l’uso di sostanze dopanti” proclama Giselle Davies, portavoce del Comitato olimpico internazionale. Nella previsione di Jacques Rogge, presidente del cio, a Pechino 2008 ci sarebbero stati almeno 30 o 40 casi di positività su un totale di 4.500 test. Tale stima si basava sui numeri di Atene 2004, dove gli atleti dopati furono “solo” 26 e le analisi effettuate 3.500.

“Nessun rischio di giochi truccati”, assicura la Davies. “Le analisi sono condotte di concerto con tutte le autorità antidoping, dalla Wada alle varie federazioni internazionali. Pensiamo piuttosto che ci sia stato un forte effetto deterrente: gli atleti sanno che chi sbaglia non viene più perdonato”.

Anche se proprio ieri è stata smascherata la terza medaglia col trucco: positiva (a uno steroide anabolizzante) l’ucraina Lyudimila Blonska, vincitrice sabato scorso della medaglia d’argento nell’eptathlon. Prima è arrivata la voce sul sito dell’Equipe, poi la conferma della commissione esecutiva del Cio. Medaglia subito ritirata all’ucraina: andrà alla statunitense Hyleas Fountain; bronzo alla russa Tatiana Chernova. Si tratta del quinto caso di positività dopo quelli del ciclista spagnolo Maria Isabel Moreno, del tiratore nordcoreano Kim-Jong-Su (un argento e un bronzo), della ginnasta vietnamita So Thi Ngan Thuong e della greca Fani Halkia, campionessa olimpica dei 400 ostacoli ai giochi di Atene 2004.

Ora resta da capire se la provetta è mezza piena o mezza vuota. Il Cio si fa forte delle cifre, le stesse che starebbero smentendo il pessimismo (relativo) del suo presidente Rogge, prima che in Cina si cominciasse a gareggiare. Dunque, dal 27 luglio sono stati effettuati 4.133 i controlli antidoping. In particolare, i test sul sangue sono stati 841, tra cui 455 per l’ormone della crescita (Gh), mentre quelli sulle urine sono stati 3.292, tra cui 657 per scovare l’Epo. Di questi controlli antidoping, circa il 64% sono stati effettuati dal periodo tra il 27 luglio e l’8 agosto, vale a dire prima dell’apertura ufficiale dei Giochi, e il Cio prevede che prima della chiusura verrà raggiunto un numero totale di 4.500 test. Le Olimpiadi di Pechino sono già da ora le più controllate di sempre: ad Atene 2004 i test antidoping furono 3.600, con la differenza che in Grecia i casi di positività furono in tutto 26.

Una chiave di lettura interessante la offre l’americano Victor Conte, il capo di quei laboratori Balco che hanno per anni beffato Cio-Wada e ogni struttura di controllo grazie alla produzione di sostanze che non apparivano ai test. Il professor Conte è un grande intenditore di doping, anzi di “sistemi” per eludere il doping. “Fare i controlli durante le gare, e tra una gara ed un’altra, è un errore perché gli atleti che utilizzano il doping lo hanno già in corpo. Nel 2007, durante i mondiali di atletica di Osaka, si sono fatti più di 1.000 controlli ed il risultato fu di zero positivi. Impossibile”.

Inoltre, il Cio non ha mai spiegato se sono stati controllati a sorpresa gli atleti prima del 27 luglio. E poi in Cina non esiste una normativa antidoping. I “Giochi puliti” convengono a tutti: a chi li organizza, investendo e moltiplicando milioni di dollari, più ancora che agli atleti.

Pellegrini, oro e record del mondo

Dopo l’argento di Atene e i pasticci sui 400, Federica Pellegrini conquista l’oro dei 200 stile libero con il primato del mondo a 1′54″88, prima donna sotto il muro degli 1′55″. Fa l’impresa poi, ancora in acqua, scoppia in un pianto accorato e liberatorio. Adesso, a 20 anni e pochi giorni, l’atleta di Mirano detiene i record delle gare più classiche dello stile libero e può a buon diritto considerarsi la prima donna del nuoto mondiale.

La Pellegrini diventa così anche la prima italiana a conquistare un oro olimpico in piscina.

Bronzo Italia nel fioretto

Bronzo nel fioretto maschile per Salvatore Sanzo. Al termine di una giornata di sconfitte per un punto (il pisano in semifinale, Andrea Cassarà nei quarti) arriva la rimonta che ribalta un assalto che sembrava compromesso: dopo il 12-14, Sanzo infila tre stoccate consecutive e mette al collo una medaglia un po’ amara. Per come ha tirato il carabiniere, argento ad Atene nell’individuale e oro a squadre, la finale ci stava tutta.

Nella finalina, Sanzo è partito bene e si è portato in vantaggio per 5-2 e 6-3. Il cinese, spinto dal pubblico, ha rimontato pareggiando 6-6. Poi, testa a testa fino al 9-9. A quel punto, Zhu è andato avanti per 12-9. Sanzo è riuscito a riprenderlo, ma è tornato sotto, fino all’epilogo. Per l’Italia è l’undicesima medaglia che chiude la giornata iniziata con l’oro della Pellegrini.

In semifinale, Sanzo aveva perso di una sola stoccata dal giapponese Ota (poi battuto 15-8 in finale dal tedesco Kleibrink), contestando l’arbitraggio del coreano Choi Myung Jin assistito da un canadese e da un russo e accusando a caldo la federazione di “non contare a livello internazionale”. In effetti, qualche lamentela c’era già stata durante il fioretto femminile quando la Trillini venne battuta in semifinale dalla coreana Hyunhee Nam. Quella volta arbitrava un cinese. Sanzo ha poi ritrattato dopo la finale per il terzo posto: “Chiedo scusa, se non abbiamo una rappresentante nella commissione arbitrale alle Olimpiade la colpa è della precedente gestione federale”. Per dimenticare la delusione della finale perduta è servito l’intervento della moglie, l’ex fiorettista Frida Scarpa, che ha rimotivato l’azzurro al telefono da Pisa. “Non sono sicuro di arrivare fino alle Olimpiadi di Londra” ha aggiunto Sanzo, “magari fino ai Mondiali di Parigi 2010 sì”. Il suo obiettivo è diventare manager.

Era finita prima, invece, l’avventura di Andrea Cassarà, iniziata con il caso doping di Baldini. Il bresciano è uscito ad un passo dalle medaglie, sconfitto 15-14 dal cinese Zhu dopo esser stato in vantaggio 14-12. Per il carabiniere una buona prova con alcune settimane di allenamento in meno prima delle Olimpiadi ed un viaggio in Canada cancellato all’ultimo momento: “O esco subito o sono anche capace di vincere” aveva detto sull’aereo che lo portava a Pechino. Non aveva previsto la terza ipotesi: una buona gara che si ferma a un passo dal podio.
Dopo il 12-10 per l’azzurro, i presidenti della giuria abbassano il 13-12 a 12-11. “Probabilmente non è stato un episodio casuale” commenta il bresciano, “i cinesi giocano in casa e le tentano tutte. Hanno provato ad abbassare lo score di un punto, ma l’arbitraggio è stato comunque all’altezza”. Cassarà non riusciva però a trovare la stoccata per fermare la rimonta di Zhu, che eliminava così il vincitore della Coppa del mondo 2008. “Era l’unico avversario che non volevo trovare” la riflessione, “anche ad Atene vincevo 14-12 ed ho perso, devo fare un mea culpa. A Londra 2012 spero di avere un altro fuoriclasse in squadra con me, sapete di chi parlo”. Di Andrea Baldini, ovviamente, che attende il giudizio per il caso di positività ad un diuretico.

Minguzzi ribalta l’ungherese oro dalla lotta per l’Italia

Un’altra medaglia d’oro inaspettata (la sesta qui a Pechino) è arrivata dal tappeto della lotta greco-romana. Un secolo tondo dopo Enrico Porro e vent’anni dopo il suo corregionale e maestro Vincenzo Maenza, l’ha portata a casa l’imolese Andrea Minguzzi, 26 anni, nella categoria degli 84 kg battendo in finale l’ungherese Zoltan Fodor, 23 anni. E’ la sesta medaglia d’oro per l’Italia alle Olimpiadi nella lotta (di cui cinque nella greco-romana).

Quella dell’azzurro è stata una vera impresa perché il match era iniziato male: la prima delle tre riprese l’aveva vinta l’avversario, l’italiano era riuscito a pareggiare nella seconda ma, in quella decisiva, Andrea era stato sfavorito dal sorteggio dopo i primi 60 secondi, cioè a metà ripresa. Ha dovuto iniziare nella posizione greca (sotto a carponi) la prima parte delle ultime due frazioni da trenta secondi ciascuna. Il nostro ragazzo ha saputo però rialzarsi e prendere il punto. Non bastava, però. Poi è toccato all’ungherese partire da sotto: in questa circostanza viene assegnato il punto a chi sta sotto se l’altro non lo solleva da terra, e chi prende l’ultimo punto tecnico vince anche la ripresa. Minguzzi doveva solo sollevarlo dal tappeto per poter fare punti ribaltando la situazione e prendersi l’oro: ce l’ha fatta, l’ha addirittura rovesciato ed è salito sul podio più alto alla sua prima Olimpiade, regalando all’Italia la sua sesta medaglia d’oro: “Una vittoria che mi ripaga di tanti sacrifici - ha detto poi Minguzzi, bella faccia da bravo ragazzo - La lotta, dovete saperlo, è uno sport davvero duro”.

I due avversari si conoscevano bene perché italiani e ungheresi si allenano spesso assieme: Fodor è stato ottavo nei mondiali disputati lo scorso anno quando fu eliminato dallo svedese che è stato sconfitto da Minguzzi oggi in semifinale.

Andrea Minguzzi, 26 anni nato a Castel San Pietro e residente a Imola (Bologna), è un allievo di Maenza nella cui palestra faentina, lil Club Atletico Cisa, s’è formato dopo essere stato iniziato alla lotta dal padre Massimo, lottatore anch’egli negli anni Settanta e suo primo allenatore. Dal 2004 è nelle Fiamme Oro della Polizia, allenato da Mauro Massaro e Marco Papucci, e questa era la sua prima Olimpiade. Prima di oggi aveva vinto vari titoli italiani e trofei internazionali, tra cui due bronzi agli Europei.

Per arrivare in finale aveva eliminato, partendo dagli ottavi di finale, il russo Mishin (campione olimpico uscente), il francese Noumonvi, e, in semifinale, per 3-2 lo svedese Ara Abrahamian che però ha contesto il verdetto arbitrale, non ha voluto stringere la mano all’italiano dopo la gara e si è addirittura tolto la medaglia dal collo in segno di protesta e l’ha lanciata per terra.

Segreto di Stato sulle ginnaste-bambine

Riscrivere la storia è sempre stata una specialità dei regimi autoritari. La Cina non fa eccezione. Per decenni i suoi manuali scolastici sono stati adattati ai capricci della propaganda. Gerarchi del partito comunista che erano stati celebrati come eroi sono scomparsi misteriosamente, non appena caduti in disgrazia. I tempi cambiano, la censura di Stato ha dovuto aggiornarsi all’èra di Internet, ma i suoi metodi hanno un’aria familiare. Grazie al controllo sui mass media – compresi i siti online – le autorità cinesi hanno soffocato sul nascere uno scandalo olimpico: la medaglia d’oro conquistata da tre ginnaste che non hanno l’età legale per competere. Quando la stampa straniera ha smascherato l’imbroglio, le biografie delle ginnaste-bambine sono sparite da Internet. Oscurate grazie a un provvidenziale blackout, quando sono riapparse erano “ritoccate” per mostrare l’età giusta. Anche su Internet la storia si può riscrivere, a maggior gloria della Repubblica Popolare. Lo scandalo-che-non c’è riguarda la gara di ginnastica femminile per squadre, vinta a sorpresa dalle cinesi contro le americane mercoledì 13. Un’eccezionale prestazione delle atlete di casa che hanno conquistato l’oro con lo strepitoso punteggio di 188,90. Ma l’exploit può essere stato conquistato con l’imbroglio, facendo gareggiare tre bambine (cioè metà della squadra) sotto l’età minima regolamentare che è di 16 anni. In molte figure di ginnastica la giovane età è un vantaggio: meno peso, più flessibilità, meno coscienza del rischio. Nelle squadre concorrenti il mormorìo sull’età delle cinesi era assordante già prima della gara. Dopo la vittoria cinese la controversia è stata sollevata dall’allenatrice delle rivali americane, Bela Karolyi. Un’esperta della materia: quando allenava le ginnaste romene (inclusa Nadia Comaneci, medaglia d’oro olimpica) lei stessa fu accusata di aver falsificato i passaporti di qualche bambina per ammetterla in competizione prima dell’età legale. La Karolyi ha attirato l’attenzione sulla corporatura pre-puberale di tre cinesi. “Ce n’è una a cui manca un dente”, ha detto, alludendo a un dente da latte perso di recente. Le sospette bambine sono He Kexin, Jiang Yuyuan e Yang Yilin. I dirigenti della federazione cinese di ginnastica hanno subito esibito i loro passaporti: tutti emessi di recente e tutti perfetti, con il 1992 come anno di nascita. Tre sedicenni. “In un paese simile – ha ribattuto la Karolyi – sono esperti nel falsificare i documenti. Se c’è la copertura delle autorità è impossibile smascherarli”. Nella conferenza stampa che ha seguito il trionfo di mercoledì i cronisti stranieri hanno provato a cogliere le ragazzine in fallo con delle domande tranello. “Deng, qual è il tuo segno zodiacale?” Risposta impeccabile: la scimmia (in Cina l’anno di nascita è riconoscibile dall’animale del calendario astronomico). “Ricordi come hai trascorso il tuo 15esimo compleanno?” Nelle risposte delle tre non c’erano indugi né contraddizioni. L’imbroglio è emerso solo dopo un’accurata ricerca online. The Associated Press ha fatto una scoperta inequivocabile negli archivi elettronici dell’agenzia stampa ufficiale Xinhua (Nuova Cina). Nove mesi prima dei Giochi, un resoconto di una gara di ginnastica apparso sul sito Internet di Xinhua indicava He Kexin come una 13enne. E’ possibile invecchiare di tre anni in nove mesi? The Associated Press ha rintracciato anche una cronaca più recente (23 maggio 2008) apparsa sul quotidiano governativo China Daily. Anche quell’articolo attribuiva 13 anni a He. Ma ecco il miracolo della censura elettronica. Subito dopo la denuncia della stampa americana, dal sito Internet dell’agenzia Xinhua è sparita ogni traccia di quel notiziario di nove mesi fa. The Associated Press ne ha conservato una copia digitale. Per i cinesi quel testo semplicemente non è mai esistito. In quanto all’articolo del China Daily, è stato elettronicamente corretto ex post. Ora consultandolo negli archivi digitali del giornale lo si ritrova, sì, ma l’età di He Kexin è cambiata: 16 anni, come da regolamento. La redazione del New York Times ha fatto una scoperta simile. Le sue ricerche su Internet hanno portato alla luce un registro della federazione nazionale di ginnastica cinese. He Kexin vi appare come nata nel gennaio 1994, quindi oggi 14enne. Ed ecco che improvvisamente quel registro è oscurato, inaccessibile online. Qualcuno è riuscito perfino a manipolare le biografie delle tre ginnaste sull’enciclopedia online Wikipedia: i riferimenti alla controversia sull’età sono stati ripetutamente cancellati dall’intervento di zelanti censori. Per il segretario della Federazione internazionale di ginnastica (Fig), André Gueisbuhler, il problema non esiste perché il regolamento olimpico parla chiaro: fa fede solo il passaporto. “Abbiamo le fotocopie dei tre passaporti dove risultano 16enni, per noi il caso è chiuso”. La Karloyi sa che non c’è nulla da fare: “Nessuno accuserà di falso il governo cinese”.

Oro nello skeet alla Cainero

Tra colpi di fucile e tuoni, dentro al temporale che a un certo punto si scatena al poligono, la friulana Chiara Cainero vince la sua medaglia d’oro ai rigori. Cioè allo spareggio contro l’americana Rhode e la tedesca Brinker, che erano arrivate in fondo alla prova dello “skeet” centrando il suo stesso numero di piattelli, cioè 93 su 100: due tiri a testa, le avversarie ne centrano solo uno, lei entrambi. E da quel momento viene sommersa dal peso della sua famiglia, presente in massa: il marito Filippo, il papà Edi, la mamma Mariangela, lo zio Enzo che ha corso come candidato sindaco (per il Pdl) alle ultime amministrative al comune di Udine ma, a differenza della nipote, non ha trovato il tiro giusto.

Un abbraccio formidabile alla neo campionessa olimpica, che infatti dedica la medaglia ai parenti: “E’ merito loro se sono qui. Di papà, innanzi tutto, che mi ha trasmesso la passione portandomi a tirare quando avevo solo quattordici anni. E poi di chi sopporta le mie assenze, e di chi mi ha aiutato economicamente, di mio marito. Perché il nostro sport costa”.

Per una stagione a livelli internazionali, quando bisogna sparare almeno 25 mila cartucce, occorrono più o meno 30 mila euro (un fucile ne costa mediamente 4 mila, quelli dei campioni 7 mila). Gli azzurri sono aiutati da Coni e società private, nel caso della Cainero è il Corpo Forestale dello Stato (”Sono agente semplice, spero arrivi la promozione”), e comunque lo stipendio della donna con la medaglia d’oro al collo non supera i 1.300 euro netti al mese. “Anche per questo mi associo alla richiesta di detassare i nostri premi”.

Chiara Cainero, 30 anni, una laurea in scienze della comunicazione, è ormai una tiratrice di professione. “Ora voglio arrivare almeno fino a Londra 2012, per difendere il mio titolo”. Se non avesse sfondato con i piattelli? “Credo che sarei andata a studiare all’estero”.

Lei è una delle mille tesserate italiane, cioè quelle che gareggiano su un totale di 3 mila praticanti. “E non credo sia giusto associare il fucile ai maschi, il nostro è uno sport senza sesso, va bene anche per le donne e per le giovanissime”. Interviene il presidente federale Luciano Rossi: “Non è giusto criminalizzare il nostro sport, uno dei più sicuri in assoluto. Lo consigliamo ai ragazzi, perché il tiro a volo insegna a stare insieme agli altri e migliora il controllo di se stessi”.

Chiara, nelle eliminatorie aveva realizzato il record olimpico con 72 piattelli su 75). E’ la quinta medaglia d’oro azzurra alle Olimpiadi che permette all’Italia di riagguantare l’Australia al quinto posto del medagliere. E’ anche la prima medaglia d’oro conquistata da una donna nel tiro a volo.

La finale è stata tremenda e molto emozionante. Cainero, che era entrata con un piattello di vantaggio sulla thailandese Jiewchaloemmit, è stata la prima a sbagliare al quarto lancio insieme alla cinese Wei. Altro errore al nono, ma la thailandese ha mancato quello successivo mentre la Brinker e lo Rhode si avvicinavano pericolosamente. La Cainero ha sbagliato il sedicesimo in pieno nubifragio, ma le altre hanno fatto peggio di lei con due errori a testa. Con un piattello di vantaggio l’azzurra aveva l’oro a portata di mano, ma non ha preso il ventunesimo facendosi raggiungere dalle due avversarie a quota 93 su 100. Poi lo spareggio e il trionfo al primo colpo.

Fioretto, un bronzo amaro Il ct Manzo: “Ci hanno derubato”

La medaglia di bronzo più velenosa della spedizione azzurra, condita da polemiche arbitrali, moviole, scatti isterici e squalifiche. Alla fine salgono sul podio le nostre fiorettiste, battendo l’Ungheria 32-23 grazie alla Vezzali e ad una superba Ilaria Salvatori, la frascatana subentrata alla Trillini che vince i suoi tre assalti.

Ma nella storia di questa Olimpiade resterà la rabbia del team azzurro per la sconfitta con la Russia in semifinale, la contestazione che porta il ct Andrea Magro prima ad urlare “ladri” agli arbitri, poi a prendersi il cartellino nero della federazione internazionale ed una squalifica di due mesi per intemperanze: tre ore dopo la sconfitta il tecnico, ancora in stato confusionale, scaglia una sedia contro una porta, sfondandola durante il riscaldamento della finalina con l’Ungheria. “Non è possibile, ci hanno tolto cinque-sei stoccate. A me piace perdere quando si perde” aveva detto.

Finisce così il sogno del cosiddetto Dream Team, che aveva attirato pure il presidente del Coni Gianni Petrucci nella Fencing Hall. Valentina Vezzali, Margherita Granbassi e Giovanna Trillini non riescono ad emulare la squadra che vinse a Barcellona ‘92, Atlanta ‘96, Sydney 2000. Escono in semifinale contro la Russia, le azzurre, in un match teso, spremuto fino alla stoccata supplementare dopo nove assalti.

Condizionato pesantemente dall’arbitro polacco Kaszubowski che decide il confronto decisivo Vezzali-Boyko tra moviole ed ammonizioni, fino ad attribuire alla Russia la stoccata decisiva per la quale Valentina aveva urlato di gioia, considerandola ormai sua. Una delusione comunque, da parte di tre donne che solo pochi giorni prima avevano conquistato medaglia d’ oro, di bronzo e di ” legno”. Una volta unite in una sola squadra, si sono perse contro avversarie spazzate via dal torneo individuale.

Si sapeva che la Russia è forte, è la numero uno del ranking mondiale ed ha vinto i recenti Europei. La Trillini va subito in svantaggio, patendo il 4-1 della Boyko, per poi rimontare d’ esperienza fino al 4-3. La Vezzali, che aveva fatto la differenza nei quarti di finale con la Cina, stenta invece con la Lamonova, denunciando continui problemi al fioretto che richiedono una doppia sostituzione e l’intervento del responsabile dell’armeria Gianluca Farinelli.

Ci sono subito problemi fra la tre volte campionessa olimpica e l’arbitro cinese Chu, il 7-6 per la Russia è contestato. Granbassi-Nikichina finisce 1-1, poi le russe prendono il largo ancora con la Lamonova, opposta alla Trillini, 10-7 dopo l’ennesima visione della moviola. La Granbassi vince il primo duello individuale con la Boyko, grazie ad un’ammonizione ed a un affondo riuscito, e la Vezzali si sveglia dopo aver beccato due stoccate consecutive dalla Nikichina, un’avversaria che in genere sbrana.

Sul 14-13 l’arbitro polacco, subentrato al cinese, ammonisce per scarsa combattività la Granbassi e la Lamonova, cacciandole dalla pedana, la Trillini impatta con la Nikichina (bello un colpo da terra della 38enne di Jesi), consegnando una stoccata da recuperare alla Vezzali, che la pungola spesso dalla panchina con consigli tecnici. L’ultimo assalto con la Boyko è un’agonia. La Vezzali chiede il ricorso alla moviola, la consultazione è lunga ma premia la Russia: 18-16. sulla scia della tensione si incassi il 19-16. ” Vale” recupera grazie ad un replay, stavolta favorevole, ad un’ammonizione, due provvedimenti che poi colpiscono l’azzurra ed è 21-18 Russia.

Rabbiosa la reazione: tre stoccate frutto di un affondo, un’ammonizione ed una risposta ad un attacco. Esauriti i tre minuti al nono match, si va alla stoccata supplementare. La Vezzali urla di gioia come se avesse vinto l’Olimpiade, ma le russe ridono mentre l’arbitro va a consultare il monitor. Hanno vinto loro. Dall’angolo azzurro si levano le urla del ct Andrea Magro: “Ladri, va sempre così a queste Olimpiadi”.

Libertà di protesta ai Giochi: una trappola

Ji Sizun, 58 anni, è stato visto l’ultima volta l’11 agosto al commissariato di polizia del quartiere Deshengmenwai. Era andato a chiedere il regolare permesso per usare uno dei tre parchi che le autorità hanno designato come “zone di libertà d’espressione” durante le Olimpiadi. Voleva organizzare una protesta contro la corruzione. Quel giorno alle ore 12.15 alcuni testimoni lo hanno visto caricare su un’auto nera da tre poliziotti in borghese. Poche ore dopo la sua famiglia ha ricevuto una breve telefonata in cui Ji spiegava di “avere dei problemi”. Da allora non si hanno più notizie di lui, al cellulare non risponde. Ji Sizun è uno dei pochi audaci che hanno voluto mettere alla prova la promessa fatta dal governo cinese alla vigilia dei Giochi. Era il 23 luglio quando il capo della polizia Liu Shaowu, rispondendo alle domande della stampa straniera, indicò i tre parchi dove sarebbero stati autorizzati cortei, comizi, assemblee. “Le persone singole o i gruppi che lo desiderano – aveva annunciato il responsabile della sicurezza – potranno esprimere le loro opinioni, secondo la consuetudine invalsa in tutti i paesi che hanno organizzato le Olimpiadi”. Da allora quei tre parchi sono rimasti sempre aperti, ma li frequentano solo le famigliole che portano i bambini a giocare, e i pensionati che fanno esercizi di tai-chi la mattina. Dall’inizio dei Giochi non si è svolta nessuna manifestazione. E non perché siano mancate le richieste. Anche Ge Yifei, una dottoressa di 48 anni, ci ha provato. E’ venuta apposta dalla città di Suzhou per organizzare una protesta durante i Giochi. Voleva denunciare l’esproprio illegale e l’espulsione forzata di alcuni abitanti dalle loro case. I poliziotti della sua città l’hanno seguita fino a Pechino. Non appena è andata a presentare la domanda per poter manifestare, gli agenti di Pechino l’hanno consegnata ai colleghi di Suzhou, che se la sono “riportata” a casa. Il pretesto: a posteriori si è scoperto che in base al regolamento di polizia della capitale, solo chi ha la residenza anagrafica a Pechino può far valere un diritto a usare quelle tre zone destinate alla “libertà di espressione”. I cinesi delle provincie possono solo assistere ai Giochi, ammesso che siano riusciti a comprare i biglietti. Altrimenti sono dei potenziali turbatori dell’ordine pubblico. Lo hanno scoperto a loro spese i genitori del Sichuan, i cui figli sono stati uccisi dal terremoto del 12 maggio nel crollo degli edifici scolastici costruiti senza rispettare le norme antisismiche. Alcuni di quei genitori volevano approfittare delle Olimpiadi per sensibilizzare le autorità centrali alla loro tragedia, chiedere giustizia, implorare indagini serie sul crollo delle scuole. Dovevano venire a Pechino nella speranza che il governo ascoltasse le loro denunce. Non sono neanche riusciti a partire. La polizia li ha intercettati all’aeroporto di Chengdu, il capoluogo del Sichuan. Gli agenti hanno stracciato i loro biglietti aerei prima che tentassero di imbarcarsi. Non è soltanto nei confronti dei “provinciali” che l’istituzione dei tre parchi si è rivelata una beffa crudele. La signora Zhang Wei aveva le carte in regola per ottenere il permesso. E’ residente a Pechino, nel quartiere storico di Qianmen. Proprio in vista dei Giochi l’area di Qianmen è stata restaurata per restituirle l’aspetto che aveva un secolo fa. E’ diventata un’attrazione turistica piena di ristoranti, negozi, cinema e teatri che riproducono un’architettura antica. Ma il progetto urbanistico ha avuto un costo sociale pesante. Sono state demolite molte casette popolari, gli abitanti hanno subìto espulsioni forzate. Pochi giorni prima dei Giochi a Qianmen ci fu una manifestazione di protesta popolare, repressa duramente dalla polizia. Zhang Wei voleva riprovarci. A Olimpiadi iniziate, il 12 agosto, la signora Zhang si è presentata al commissariato di quartiere a Qianmen. Portava una lettera firmata da altri venti vicini: la richiesta di usare uno dei parchi appositamente designati, per una protesta contro gli sfratti violenti. Quel 12 agosto è l’ultima volta che suo figlio Mi Yu l’ha vista. Zhang è stata arrestata e condannata. Sconterà un mese di carcere per “minacce all’ordine pubblico e alla stabilità sociale”. Le organizzazioni straniere non hanno avuto più fortuna. Reporters Senza Frontiere voleva organizzare delle proteste durante i Giochi, ma i suoi membri non hanno ricevuto il visto per la Cina. Che i tre parchi dedicati alla libertà di manifestare fossero una messinscena, lo si era sospettato subito. La legge cinese infatti lascia alle autorità un arbitrio assoluto per decidere che i candidati manifestanti sono dei sovversivi, nemici della sicurezza e dell’unità nazionale. Quanto è accaduto dall’inizio dei Giochi supera ogni timore: la promessa delle zone libere si è rivelata addirittura una trappola, chi ci è cascato è andato a consegnarsi nelle mani della polizia.

Argento Sensini: poker olimpico

Con una regata epica, Alessandra Sensini si è aggiudicata la quarta medaglia olimpica della sua carriera. Uno splendido argento che risplende sotto il sole di Qingdao più dell’oro della cinese Yin Jian. Alessandra partiva da seconda in classifica generale e sfavorita per le condizioni meteo, più adatte a una gara di canottaggio che a una regata di wind surf. Eppure non c’è stata storia. Dopo la prima boa ha preso il comando e non l’ha più lasciato, nemmeno per un attimo. Ha dato sempre la sensazione di sapere perfettamente cosa fare, e quando e come farlo. Alla fine, tra la sua tavola e quella delle rivali, l’inglese Byrony Show e la cinese Yin Jian, c’era praticamente mezza baia. Imbarazzante.

Ma quanto valga esattamente questa medaglia non lo si può capire se non si considera che Alessandra ha avuto in pugno l’oro per tutta la regata. E solamente uno scherzo della classifica - favorita dalla cecità agonistica della velista spagnola - gliel’ha strappato dal collo. Perché per salire sul gradino più alto, oggi la Sensini doveva mettere due barche tra sé e la cinese (che nelle regate dei giorni scorsi, favorita dalla solita assenza di vento, aveva messo da parte punti decisivi). E ci era riuscita perfettamente. Prima dell’ultimo, bordo la classifica la vedeva al comando, seguita dall’inglese e dalla spagnola. La cinese quarta con distacco. Oro virtuale. Ma arrivata alla boa la concorrente spagnola (che ha antiche ruggini sia con Alessandra sia con Byrony Show) ha deciso per una manovra completamente priva di senso, salendo sulla tavola dell’avversaria. La protesta, inevitabile, è stata accettata dalla giuria e così la spagnola ha lasciato il posto alla Jian, regalandole anche la medaglia d’oro.

“E’ stato un peccato - spiega Alessandra - Ma la gioia per l’argento vinto in queste condizioni impossibili è molto superiore al rammarico per l’oro perso. Certo quando ho visto quello che combinava la spagnola un po’ di rabbia ce l’ho avuta. Sono dieci giorni che non mi lascia in pace. Anche nelle prove mi ha protestato… Comunque sono veramente contenta. Dopo l’oro di Sidney questa è senza dubbio la medaglia più bella. Perché la più difficile”.

Italvolley maschile in semifinale

L’Italvolley maschile non tradisce le attese e va in semifinale. Il quarto con la Polonia era abbordabile e i ragazzi di Anastasi hanno eseguito il loro compito non senza patemi. Tre a due il risultato finale (25-19, 25-22, 18-25, 26-28, 17-15). Ma quanta fatica e, per due set, sul Capital Gynnasium è aleggiato lo spettro dell’orribile vicenda capitata ieri alle ragazze di Barbolini.

Anche oggi, dopo due set condotti alla grande, la squadra azzurra (ancor priva di Fei per l’infortunio dell’altro giorno) si è smarrita soprattutto nel terzo e all’inizio del quarto, con uno 0-5 iniziale nel quarto parziale che sembrava la fotocopia di quello di ieri con la Berg alla battuta. Qui batteva Wika, ma il risultato era lo stesso. Poi gli azzurri si sono ripresi e hanno portato il set ai vantaggi perdendolo, alla fine, per 26-28.

Nel tie break, Italia avanti per 10-7, raggiunta sull’11-11 che chiude l’assurda faccenda al quarto match point con Mastrangelo, sicuramente tra i migliori con Gavotto, Cisolla, Martino e Bovolenta. In semifinale ci tocca la vincente tra Cina e Brasile che scendono in campo adesso. Dall’altra parte del tabellone, la Russia ha avuto ragione della Bulgaria e attende la vvincnte di Usa-Serbia.

A questo punto, la squadra di pallavolo maschile è rimasta l’unica, tra tutte quelle presentate dall’Italia (calcio, pallanuoto, pallavolo) che può andare a medaglia.

ITALIA - POLONIA 3-2
(25-19, 25-22, 18-25, 26-28, 17-15)

ITALIA: Mastrangelo (6), Gavotto (20), Vermiglio (3), Meoni, Paparoni, Cisolla (18), Martino (13), Zlatanov, Corsano (libero), Birarelli (4), Bovolenta (14). Allenatore: Anastasi, vice: Bracci

POLONIA: Winiarski (19), Gruszka, Plinski (2), Zagumny (1), Wika (8), Wlazly (27), Kadziewicz (8), Woicki (1), Swiderski (9), Gierckynski, Ignaczak (libero), Mozdzonek. Allenatore: Lozano, vice: Swiderek

Arbitro:
Sokullu (Turchia).
Durata set: 24′, 27′, 25′, 31′, 20. Totale: 2 ore e 7 minuti

Azzurre da podio Ma “Oro” è parola tabu’

Di oro non parla nessuno, ma tra le ragazze della pallavolo azzurra si avverte la giusta tensione, quella che si crea in un gruppo che sa quello che vuole e punta il suo obiettivo senza lasciarsi distrarre da niente e da nessuno. Anche perché il torneo olimpico delle azzurre comincia dalla Russia, primo avversario da affrontare sabato prossimo.

La nazionale del ct Massimo Barbolini giunge a Pechino sulla scia del terzo posto al World Gran Prix, dove ha raffinato la sua preparazione ai Giochi e soprattutto si è confrontata con tutti gli avversari che ambiscono al podio. Con quale consapevolezza si appresta ad affrontare il torneo Olimpico?

“Ci siamo allenati molto duramente in Italia per 40 giorni – spiega Barbolini al termine dell’allenamento a Pechino - e abbiamo ottenuto anche un buon risultato con il bronzo nel World Grand Prix. Alle Olimpiadi credo che bisogna guardare gara per gara.Cercheremo di arrivare tra le prime del girone e poi di arrivare tra le prime quattro dei Giochi. Siamo abituati a giocare gare importanti e per questo non siamo affatto nervosi”.

Arrivare tra le prime quattro… In realtà le azzurre per molti sono le favorite del torneo e il profilo basso scelto dall’allenatore mal cela i sogni di gloria delle sue ragazze. Tra le quali la parola “oro” è tabù, anche se dalle loro parole si intuisce come il podio sia percepito come un traguardo minimo, quasi obbligato, vista la cavalcata vincente dell’ultima stagione.

“Il nostro obiettivo è di vincere una medaglia, arrivare tra le prime tre - dice l’alzatrice Eleonora Lo Bianco, alla sua terza Olimpiade -. E’ vero, sentiamo un po’ la responsabilità perché abbiamo vinto molte partite l’anno scorso, ma noi vogliamo giocare senza questo peso. Qui dobbiamo giocare ogni gara come una finale. Ogni giorno abbiamo un match e ogni volta dobbiamo vincere. Ci siamo preparate sia fisicamente che tecnicamente. Abbiamo giocato contro tutti durante il Grand Prix, siamo pronte a giocare”.

Da una veterana a un’esordiente ai Giochi, la schiacciatrice Serena Ortolani, che a dispetto della “prima volta” non tradisce alcuna incertezza. “I Giochi sono molto importanti, ma io ho un bel po’ di esperienza, prima tra tutte i mondiali, così non sento un’eccessiva pressione”.

L’urlo di Magnini ”Basta con il doping”

E’ partito l’urlo di battaglia di Filippo Magnini, scagliato contro il più insidioso degli avversari, il doping: “Sicuramente mi è capitato di gareggiare con atleti non puliti - dice l’azzurro -. Nella lotta al doping si sta facendo molto, ma non troppo. Fosse per me farei i test anche del dna, del capello”. Magnini va giù pesante nel suo attacco: “Sono piccoli uomini e piccole donne quelli che ricorrono al doping, gente senza sicurezza di sè, che non riescono a godersi momenti così importanti. Il mio doping? Non mi piace definirlo in questo modo: diciamo che io mi diverto a fare quello che faccio.Quando non sarà più così non farò più il nuotatore. Certo quanto succede non ci fa più divertire molto, siamo tutti un po’ stufi”.

E veniamo al costume, al body ‘laser’ della Speedo che Magnini userà nella sua gara, e per cui ha dovuto lottare, facendo la voce grossa, arrivando alla rottura con il suo sponsor, l’Arena, alla vigilia dei Giochi. Una mossa che ha aperto la strada a tutta la federazione, costretta a lasciare gli atleti liberi di usare il costume che vogliono. “Erano mesi che ci battevamo, ho dovuto fare rumore io e solo perchè si potesse gareggiare tutti alla pari”. Anche perchè la pioggia dei record aveva destato scalpore: “Quei tempi fatti mi avevano messo qualche dubbio sulle mie stesse capacità - ribadisce Magnini - ho visto gente migliorare di un secondo e mezzo in una stagione, quello che a me era riuscito in anni. Poi ho provato il costume e ho detto che non erano stati dei fenomeni. Forti sì, ma alla mia portata. Puoi essere anche il migliore, ma se gareggi con una moto scarsa non vai come i tuoi avversari”.

A proposito di avversari, questi sono Alain Bernard, il francese primatista del mondo dei 100, ma anche Eamon Sullivan. Magnini non sembra temerli e appaer sereno: “il mio approccio è stato più tranquillo degli altri anni. Sabato sarò sostenuto dai miei genitori e dalla mia fidanzata Cristiana insieme a tre amici. Vengono per farmi sentire che sono vicini, e che io sono al sicuro”.

Parecchie cose hanno colpito il pesarese: “Ho visto la muraglia e qualche mercato, non mi aspettavo che la città fosse così grande, ma nemmeno che ci fosse tanto smog. Qui il cielo non è azzurro e non si possono vedere le nuvole: mi dispiace per loro che ci vivono, è un peccato, noi in fondo siamo solo di passaggio”. Ma non al punto da non lasciare il segno sull’acqua del Water Cube. “Magnini? E’ tra i favoriti - dice l’azzurro - e ho voglia di dimostrarlo. Vincere questa gara sarebbe una liberazione, ma è un sogno già provarci”. Anche per dare un messaggio a chi cerca le scappatoie. “Se ti spacchi in acqua e hai talento ce la fai comunque, anche con il costumino - continua - anzi io sono per tornare a indossare quelli dopo i Giochi. Quello che succede non mi fa più divertire. Penso che siano gli ultimi anni in cui gli sport si potranno chiamare tali. Vedo solo una corsa a studiare il modo per andare più veloci. Alla fine si inventeranno le corsie che ti spingono quando sei stanco Quanto al costume, sono pronto a mettermi lo slip anche tra cinque giorni”.

Con i Giochi scatta il valzer degli interessi

Un organizzazione da 2 miliardi di dollari, utili netti previsti nell’ordine dei 3 miliardi dollari, 600mila nuovi posti di lavoro all’anno dal 2001 e oltre 12 milioni di biglietti stampati. Sono questi, insieme a tanti altri, i numeri che fanno delle prossime Olimpiadi di Pechino l’evento sportivo del secolo. Si tratta di un giro d’affari di proporzioni inimmaginabili che coinvolge un’infinità di settori.

Sponsorship. Dopo una dura battaglia con la Nike, è l’Adidas che diventa lo sponsor ufficiale dei Giochi. La multinazionale tedesca, avrebbe sborsato, negli ultimi due anni, circa 200 milioni di dollari. La vittoria varrà all’azienda un ritorno d’immagine non indifferente, visto che 600mila persone, tra squadre e organizzatori porteranno il Fiore di loto in vista ai 4 miliardi di telespettatori previsti. Si ipotizza che Adidas, già leader di mercato in Giappone e India, possa raggiungere, entro il 2010 l’obiettivo di 1,26 miliardi di euro di fatturato.

Diritti televisivi. Le Olimpiadi di Pechino dovrebbero far registrare più di 2,5 miliardi di dollari di entrate in diritti Tv. A riferirlo è stato il responsabile della Commissione creata ad hoc dal Comitato internzaionale olimpico (Cio), Timo Lumme, in un’intervista rilasciata al China Daily. Il 49% delle entrate sarà assegnato al Comitato organizzativo, mentre il 51% sarà ripartito “tra altre istituzioni olimpiche, tra le quali i Comitati nazionali olimpici, le Federazioni sportive internazionali e una piccola percentuale andrà al Cio”. Fino a oggi, la NBC ha pagato la più grossa cifra per i diritti di trasmissione sulle Olimpiadi spendendo 800 milioni di dollari per questi Giochi. Ai 2,5 miliardi di diritti televisivi, si aggiungeranno, secondo le stime, 900 milioni di ricavi tra sponsor, biglietti e licenze. Secondo le previsioni Reuters, gli organizzatori potrebbero guadagnare un ulteriore miliardo di dollari dalle iniziative di marketing.

Biglietti., Il costo della realizzazione del sistema Rfid di lettura ottica si aggira sui 54,86 milioni di Yuan (oltre cinque milioni di euro). I prezzi variano a seconda delle gare e dei posti: la cerimonia d’apertura può costare tra i 20 e i 500 Euro, mentre quella di chiusura tra i 15 a 300 Euro; il basket, lo sport più caro, ha biglietti dai 5 ai 100 Euro mentre per atletica, calcio, nuoto, pallavolo e tennis da tavolo i prezzi sono più contenuti e sono compresi tra i 5 e gli 80 euro.

Indotto. Anche l’economia cinese scende in gioco alle Olimpiadi. Secondo il vicesindaco di Pechino Liu Jingmin, i Giochi avrebbero creato 600.000 posti di lavoro ogni anno a partire dal 2001, portando la crescita annua del Pil interno al 12,2% negli ultimi 5 anni.

Il podio. Tra le curiosità di queste Olimpiadi c’è anche il premio in palio per i vincitori, corrisposto ai singoli atleti dalle associazioni sportive nazionali. Quello messo a disposizione dal Coni (Comitato olimpico nazionale italiano) è stato aumentato: chi vincerà l’oro si porterà a casa 140 mila euro, 10 mila euro in più rispetto al “bottino” di 4 anni fa. L’argento sarà invece premiato con 75mila euro (al posto dei 65 mila corrisposti ad Atene), mentre il bronzo varrà 50 mila euro (e non più 40 mila). Allo stesso modo crescono anche i premi per le Paraolimpiadi: l’oro va da 70 mila a 75 mila euro, l’argento da 35 a 40, il bronzo da 20 a 25.

OLIMPIADI: ROGGE, PECHINO 2008 SEGNERA’ CAMBIAMENTO DELLA CINA

I giochi Olimpici di Pechino sono un punto di svolta nella storia della Cina: ne e’ covinto il presidente del Comitato Olimpico internazionale, Jacques Rogge.

”Credo - ha detto - che le Olimpiadi lasceranno un senso di legalita’ in Cina, un paese in transizione, con un grande futuro. Sono convinto che in futuro i Giochi di Pechino 2008 saranno considerati come una pietra miliare nella trasformazione della Cina”.

…se ne è convinto lui…

Giochi, l’incubo terrorismo e l’ombra di Al Qaeda

PECHINO - È una strage, 16 poliziotti cinesi uccisi nella regione islamica dello Xinjiang. L’ombra del terrorismo improvvisamente si staglia sui Giochi di Pechino. L’attacco ha colpito lontano dalla capitale: nella città-oasi di Kashgar, antica tappa lungo la Via della Seta. È un avamposto cinese verso l’Asia centrale, a 4.000 km da Pechino, assai più vicino a Kabul e Islamabad che al Villaggio degli atleti. Ma l’offensiva è una delle più violente che la Repubblica Popolare abbia mai subìto nella sua storia. Riporta in primo piano i segnali di una escalation in corso negli ultimi mesi: l’attentato esplosivo sventato su un aereo; i cinque morti per le bombe sugli autobus di linea a Shanghai e nello Yunnan; le voci di piani per rapire atleti, uccidere turisti e giornalisti durante i Giochi.

Le forze che vigilano su Pechino sono imponenti - 110.000 poliziotti nella capitale assistiti da 500.000 volontari - e da ieri sono in massima allerta. La capacità del governo cinese di garantire la sicurezza è messa alla prova. I suoi messaggi sono contraddittori. Dopo avere moltiplicato gli allarmi, dopo avere pubblicizzato l’arresto recente di 82 presunti terroristi, le autorità ora non vogliono dare un’impressione di fragilità. Non deve aprirsi una crepa nell’immagine di solidità, non può avere esitazioni la perfetta macchina organizzativa delle Olimpiadi.

La cronaca dell’attacco di ieri mattina è affidata all’organo ufficiale, l’Agenzia Nuova Cina, che raccoglie la versione della polizia locale. Alle otto del mattino a Kashgar due uomini alla guida di un camion hanno lanciato il mezzo contro un gruppo di poliziotti che stavano facendo jogging. Il luogo dell’assalto è temerario: proprio davanti a una caserma delle pattuglie militari di frontiera. I due si sono gettati dal camion in corsa e hanno lanciato delle granate contro gli agenti, poi li hanno assaliti a pugnalate. Sono stati catturati vivi, al termine di quello che la polizia definisce laconicamente “un sospetto attacco terroristico”. E’ una strage che impressiona per l’audacia. Con l’avvicinarsi dei Giochi infatti la regione islamica nordoccidentale è presidiata da forze massicce, paragonabili al dispositivo militare in Tibet.

Kashgar è popolata per il 70% da uiguri, l’etnìa turcomanna che la Repubblica Popolare si è annessa dal 1949. La loro provincia è vastissima, ha 5.600 km di frontiera esterna con otto nazioni di cui cinque di religione musulmana. I cinesi la chiamano Xinjiang, gli uiguri continuano a usare un altro nome: Turkestan orientale. Si sentono occupati, separati dai fratelli di fede musulmana che vivono oltre il confine, oppressi e discriminati. E’ una zona ad alta tensione, con turbolenze incessanti: nel solo 2005 secondo le autorità cinesi furono arrestati 18.227 uiguri per “minacce alla sicurezza nazionale”.

Un partito indipendentista di lunga data è lo East Turkistan Islamic Movement. Pechino lo definisce un’organizzazione terrorista; i suoi leader in esilio rifiutano questa etichetta e accusano la Cina di criminalizzare il loro movimento. Di recente è comparsa un’altra sigla, il Turkistan Islamic Party. Un video che gli viene attribuito è circolato su Internet il mese scorso, annunciava “attacchi contro i punti più vulnerabili delle Olimpiadi”.

I dirigenti di questo gruppo sarebbero rifugiati in Pakistan. Sono loro ad avere rivendicato le bombe incendiarie sugli autobus di linea a Shanghai e a Kunming (Yunnan). Gli otto milioni di uiguri dello Xinjiang sono una infima minoranza rispetto al miliardo e 300 milioni di cinesi han; ma la diaspora islamica è diffusa in tutte le provincie della Repubblica Popolare e può fornire reti di protezione clandestina. Non a caso molti immigrati sono stati allontanati da Pechino in vista delle Olimpiadi. La capitale ora è circondata da una fitta rete di posti di blocco per filtrare gli ingressi.

Il governo cinese ha teorizzato l’esistenza di collegamenti operativi fra i secessionisti islamici e Al Qaeda. Alcuni militanti uiguri furono catturati dagli americani nei campi di addestramento dei Taliban in Afghanistan. La Repubblica Popolare sta usando tutta la sua influenza in Asia centrale per convincere i governi confinanti a fare terra bruciata attorno ai separatisti. Ma le solidarietà etniche e religiose di cui godono sono profonde. E l’escalation di questi ultimi mesi non lascia dubbi: anche fra gli uiguri c’è chi ha deciso che la vetrina dei Giochi va sfruttata ad ogni costo

Flavia Pennetta (TENNIS)

Flavia Pennetta
  • Data di nascita: 25 febbraio 1982
  • Luogo di nascita: Brindisi
  • Altezza x Peso: m.1,72 x 58 kg.
  • Specialità: singolare / doppio
  • Stato civile: nubile
  • Prima società: CT Brindisi
  • Società attuale: TC Viterbo
  • Primo tecnico: Alberto Ciampa
  • Tecnico attuale: Gabriel Urpi
  • Presenze in nazionale: Fed Cup - 7 incontri - 11 matches (8-3)
  • Altri sport: corse dei cavalli
  • Hobbies: musica,cinema
  • Status: Qualificata a titolo individuale

palmaresPalmares

Giochi Olimpici
Esordiente

Altri risultati
2004 Vittoria WTA Sopot
2005 Vittoria WTA Bogotà e Acapulco
2007 Vittoria WTA Bangkok
2008 Vittoria WTA Vina del Mar,Acapulco

Gabriella Bascelli (CANOTTAGGIO)

Gabriella Bascelli

  • Data di nascita: 19 agosto 1982
  • Luogo di nascita: Johannesburg (Sud Africa)
  • Altezza x Peso: m. 1,85 x kg.70
  • Specialità: singolo
  • Stato civile: nubile
  • Prima società: Canottieri Lazio
  • Società attuale: Canottieri Lazio
  • Primo tecnico: Dario Naccari, Angelo Savarino
  • Tecnico attuale: Massimo Guglielmi
  • Altri sport: Tennis, Squash
  • Hobbies: Musica
  • Status: Qualificata a titolo individuale

palmaresPalmares

Giochi Olimpici
8° doppio Atene 2004

Campionati mondiali
3° doppio 2002
5° doppio 2003
8° quattro di coppia 2005
8° singolo 2006

Pechino 2008, sabato la fiaccola sarà in Tibet

Il Comitato organizzatore dei giochi olimpici di Pechino ha fatto sapere che sabato 21 giugno la fiaccola passerà da Lhasa, la capitale del Tibet. Secondo un funzionario del Bocog quella di Lhasa sarà l’unica tappa nella regione. Gruppi di esuli tibetani avevano chiesto l’annullamento del passaggio della fiaccola da Lhasa nel timore di nuove violenze e solo due giorni fa era stato annunciato, senza spiegazioni, l’annullamento del passaggio della torcia dal Tibet.

Nelle manifestazioni anticinesi che da marzo alla fine di maggio si sono svolte in tutto il Tibet, sarebbero, secondo gli esuli tibetani, morte più di 200 persone. Il govero cinese parla di sole venti vittime. Si ignora il numero delle persone arrestate. Dalla metà di marzo il Tibet è chiuso a tutti gli osservatori indipendenti, inclusi i giornalisti stranieri.

Tra eccezionali misure di sicurezza, la fiaccola olimpica è passata da Kashgar, città simbolo del nazionalismo degli uighuri, la minoranza etnica di religione musulmana presente nella provincia cinese dello Xinjiang. Sul percorso della fiaccola erano presenti solo poche persone accuratamente selezionate. Il grosso della popolazione è stato tenuta lontano. In una nota inviata agli organi di stampa stranieri in Cina, l’organizzazione degli uighuri in esilio “Uyghur American Association” ha definito la staffetta della fiaccola nel Xinjiang «una dimostrazione della dittatura della Cina». La Uaa sostiene che «migliaia di uighuri sono stati detenuti nei mesi che hanno preceduto l’arrivo della fiaccola» e che alla popolazione è stato imposto di «evitare qualsiasi contatto con i giornalisti stranieri». I giornalisti che che sono sul posto hanno confermato di non aver potuto parlare liberamente con la popolazione nonostante la promessa fatta dalla Cina al momento dell’ assegnazione delle Olimpiadi di garantire una completa libertà di stampa. A 50 giorni dall’apertura dei Giochi Olimpici di Pechino, secondo i gruppi umanitari, la repressione contro i dissidenti non si arresta. Amnesty International ha sollecitato il governo cinese a fornire informazioni su oltre un migliaio di manifestanti tibetani arrestati nel corso delle proteste dei mesi scorsi e a consentire libero accesso in Tibet agli osservatori indipendenti. Amnesty International ha messo in rilievo «la perdurante repressione delle proteste, la censura e la condizione dei detenuti, che in diversi casi hanno denunciato di essere stati picchiati, alimentati in modo insufficiente e privati di cure mediche adeguate. Le informazioni che arrivano dal Tibet sono davvero scarse, ma sulla base di quelle che abbiamo riscontrato possiamo affermare che siamo di fronte a un quadro agghiacciante di detenzioni arbitrarie e di abusi nei confronti dei prigionieri - ha dichiarato Sam Zarifi, direttore del programma Asia-Pacifico di Amnesty - L’imminente ingresso della torcia olimpica nelle aree tibetane dovrebbe consentire di fare luce su questa situazione».

Giuseppe De Vita (CANOTTAGGIO)

Giuseppe De Vita
  • Data di nascita: 04.06.1982
  • Luogo di nascita: Napoli
  • Altezza x Peso: m. 1,86 x kg.83
  • Specialità: 2 senza
  • Stato civile: celibe
  • Prima società: C. N. Ilva
  • Società attuale: Aniene
  • Primo tecnico: Lello Ponzella
  • Tecnico attuale: Giovanni Suarez
  • Hobbies: Lettura, chitarra
  • Status: Qualificato a titolo individuale

palmaresPalmares

Giochi Olimpici
8° due senza Atene 2004

Campionati mondiali
5° due senza 2003
7° quattro senza 2005
8° due senza 2006

Anita Pistone (ATLETICA)

Anita Pistone
  • Data di nascita: 29 ottobre 1976
  • Luogo di nascita: Catania
  • Altezza x Peso: m. 1,62 x kg. 54
  • Specialità: 100 metri
  • Prima società: Cus Catania
  • Società attuale: Esercito
  • Primo tecnico: Filippo Di Mulo
  • Tecnico attuale: Filippo Di Mulo
  • Hobbies: Musica
  • Status: Qualificata a titolo individuale

palmaresPalmares

Campionati italiani
1° Padova 2007
1° 200 m. Padova 2007

Berlusconi andrà a Pechino per le olimpiadi?

Con la tappa di Lhasa si concludono di fatto quattro lunghissimi mesi di marce della torcia olimpica. Questo giro del mondo, nelle intenzioni degli organizzatori, avrebbe dovuto essere una marcia di trionfo, l’ingresso glorioso della Cina nella società internazionale.

Invece, è stato subito chiaro, sono stati una via Crucis, un’occasione per la lunga fila di nemici della Cina e della sua crescita economica e politica di prendersi una rivalsa, di scagliare un insulto o un uovo marcio sul palcoscenico di Pechino.

In effetti la Cina ha pagato, con i soldi dell’organizzazione, i viaggi ecc, per creare un’occasione internazionale contro di sé e a favore dei suoi nemici. Il danno subito sarebbe stato minore se Pechino avesse firmato una serie di assegni milionari e li avesse donati ai suoi oppositori.

A livello interno è stato il contrario: i clamori banalmente anticinesi all’estero hanno suscitato un grande entusiasmo popolare filogovernativo senza precedenti che ha rinforzato l’entusiasmo nazionalista, già acceso contro le proteste indipendentiste in Tibet.

Solo che l’entusiasmo nazionalista è una bestia feroce e indomabile: oggi ruggisce a difesa del governo, domani può cercare di azzannare lo stesso governo al primo sospetto di tradimento a favore di interessi stranieri.

Inoltre la Cina che vuole essere accettata nel consesso internazionale, legata per oltre la metà della sua ricchezza al commercio estero, non può cavalcare un nazionalismo che la isolerebbe e moltiplicherebbe i suoi nemici esterni.

In altre parole, per il consenso interno le proteste in Tibet sono state un regalo insperato, ma sarebbero bastate. La torcia olimpica ha creato più problemi che benefici: ha cominciato ad alzare la temperatura politica delle olimpiadi già estremamente politicizzate dalle mille polemiche che circondano la Cina.

E non si tratta solo della torcia. C’è gente a Pechino che si pente per queste Olimpiadi: sarebbe stato meglio non chiederle, sarebbe stato meglio aspettare ancora 10 o 15 anni, quando la Cina sarebbe stata più pronta ad affrontare l’assalto politico e mediatico dall’estero.

D’altro canto, ribattono gli ottimisti pervicaci, la scadenza delle olimpiadi sta facendo accelerare il passo su una serie agende internazionali e interne: le trattative con Taiwan, il miglioramento dei rapporti con Giappone e India, la maggiore duttilità con gli Usa e la più grande fermezza con il Nord Corea, i nuovi colloqui con il Dalai Lama e con il Vaticano.

Senza la scadenza delle olimpiadi su tutti questi argomenti ci sarebbe stata maggiore prudenza e cautela, e forse si sarebbe arrivati tra 10 anni comunque con pochi progressi.

Forse.

Comunque, oggi si apre come le porte dell’inferno il grande punto interrogativo su chi verrà o meno a Pechino per le inaugurazioni delle olimpiche l’8 agosto. In un momento di ingenuo entusiasmo la Cina aveva aperto il concorso di capi di governo e di stato vantando centinaia di super ospiti.

In questo modo però l’8 agosto però ora non si conterà chi sarà venuto, ma chi sarà assente. Questi, dopo le polemiche sul Tibet e il passaggio della torcia olimpica, saranno tanti.

Per gonfiare i numeri della statistica Pechino raccoglie ora teste coronate o meno in Paesi di scarso peso politico, ma tutti sanno che i numeri non sono tutti uguali e l’importante davvero sarà il numero di capi di governo dei Paesi ricchi e sviluppati.

Tra quelli che contano, ameno di sorprese all’ultimo minuto, ci saranno il Presidente americano Bush, l’imperatore e il premier giapponese Akihito e Fukuda. Anche gli indiani dovrebbero essere presenti in massa. Putin e Medvedev potrebbero esserci entrambi.

Tra gli assenti brilleranno invece gli europei, tranne la presenza formale dei vari reali. Non ci sarà il cancelliere tedesco Maerkel, il premier britannico Brown, in dubbio è il presidente francese Sarkozy, e il primo ministro spagnolo Zapatero. In Italia Berlusconi ancora non sa bene cosa fare.

Se venisse avrebbe dai cinesi l’onore di essere ricevuto come il maggiore rappresentante dell’Unione europea, ma rischierebbe di aggiungere ruggine alle polemiche e ai sospetti tra il suo governo e i colleghi europei. Questo scotto potrebbe essere pagato se l’Italia avesse un chiaro programma politico su cosa fare e chiedere alla Cina. Ma l’Italia ce l’ha?

Questo risultato in Europa è in realtà una nuova sorpresa per la Cina. Per oltre un decennio offuscata dal fumo delle mille polemiche su diritti umani, religione e minoranze etniche, Pechino ha creduto di avere migliori rapporti con l’Europa rispetto a Usa, Giappone e India, covo di “nemici”. Ha voluto credere al sogno della potenza dell’Unione europea bilanciamento dell’egemonia americana.

Ora in un momento cruciale, in realtà duro e difficile, come l’8 agosto, i presunti nemici si presentano all’appello mentre gli europei si eclissano. Ciò dovrebbe indurre i cinesi a riconsiderare profondamente molti termini politici internazionali.

Forse è in questa prospettiva che Berlusconi potrebbe considerare il suo viaggio in Cina. L’8 agosto, al di là delle polemiche, degli scivoloni mediatici di quei giorni, Pechino potrebbe fare la conta.

Berlusconi dovrebbe capire se gli conviene o meno. Ma anche per questo Roma avrebbe bisogno di una strategia complessa. Si tratterebbe di pensare a un mondo che va oltre l’Europa e l’Atlantico. Senza un paradigma politico di riferimento non si possono nemmeno fare calcoli di convenienza.

In questa trappola, a metà di un guado, sicuri di sbagliare verso gli europei o la Cina, senza sapere perché, è Berlusconi oggi riguardo all’8 agosto. Certo, oggi non è in cima ai suoi pensieri, travolto da mille altre polemiche e questioni più impellenti.

Ma nel medio termine, dopo l’8 agosto, le olimpiadi di Pechino peseranno più di quanto non sembri oggi. Allora cosa farà l’Italia per allora? E soprattutto perché, per quali scopi?

Fiamma olimpica in Tibet. Pechino attacca Dalai Lama

I dirigenti del Partito comunista cinese in Tibet hanno utilizzato oggi il passaggio della staffetta della fiamma olimpica attraverso la capitale Lhasa per difendere il proprio potere e per denunciare il Dalai Lama, il leader spirituale buddista in esilio.

La processione della torcia è terminata, tra rigide misure di sicurezza, sotto il palazzo Potala, ex residenza del Lama, dopo un passaggio di sole due ore tra una folla attentamente selezionata, tre mesi dopo le le proteste anti-cinesi che hanno sconvolto la regione.

“Il cielo del Tibet non cambierà mai e la bandiera rossa con le cinque stelle sventolerà sempre in alto su di esso”, ha detto il capo del Pc in Tibet Zhang Qingli nel corso della cerimonia conclusiva.

“Saremo certamente capaci di schiacciare i piani separatisti della cricca del Dalai Lama”, ha aggiunto l’esponente comunista davanti al Potala.

La Cina accusa il Dalai Lama di aver incitato la proteste e le rivolte scatenatesi a marzo a Lhasa e poi oltre i confini del Tibet, proprio nel tentativo di compromettere le Olimpiadi di Pechino, che inizieranno l’8 agosto. Il Dalai Lama ha sempre negato l’accusa.

Lhasa era presidiata dalla polizia e dalle truppe metro per metro lungo l’itinerario scelto per il passaggio della torcia. I negozi erano chiusi e i pochi gruppi scelti di residenti che hanno potuto assistere all’evento erano guardati a vista.

Alla partenza del tragitto, alcuni gruppi di studenti, sia tibetani che cinesi, hanno sventolato striscioni olimpici, la bandiera nazionale e quella del Pc cinese.

“Siamo convinti che la staffetta della torcia dei Giochi olimpici di Pechino infiammerà ancora di più lo spirito patriottico del popolo”, ha detto il segretario del Pc di Lhasa Qin Yizhi.

L’agenzia di stampa ufficiale cinese Xinhua ha detto che il passaggio della torcia nelle strade di Lhasa è avvenuta “in un’atmosfera di gioia e pace”. Ora la fiaccola si trasferisce nella vicina provincia di Qinghai, dove risiedono molti tibetani.

Sara Errani (TENNIS)

Sara Errani

  • Data di nascita: 29 Aprile 1987
  • Luogo di nascita: Bologna
  • Altezza x Peso: m.1,64 x 60 kg.
  • Specialità: singolare
  • Stato civile: nubile
  • Prima società: CT Massa Lombarda
  • Società attuale: CT Albinea
  • Primo tecnico: Andrea Bellosi
  • Tecnico attuale: Pablo Lozano
  • Presenze in nazionale: Fed Cup - 2 incontri - 4 matches (3-1)
  • Altri sport: calcio
  • Hobbies: musica,cinema
  • Status: Qualificata a titolo individuale

palmaresPalmares

Giochi Olimpici
esordiente

Altri risultati
2006 Quarti WTA Budapest
2007 Semifinalista WTA Acapulco,Palermo,Bali
2008 Quarti WTA Auckland,Bogotà

Potito Starace (TENNIS))

Potito Starace

  • Data di nascita: 14 luglio 1981
  • Luogo di nascita: Benevento
  • Altezza x Peso: m.1,87 x 84 kg.
  • Specialità: singolare
  • Stato civile: celibe
  • Prima società: La Fagianella Benevento
  • Società attuale: Capri Sport Academy
  • Primo tecnico: Antonio Panaro
  • Tecnico attuale: Umberto Rianna
  • Presenze in nazionale: Coppa Davis 7 incontri - 11 matches (9-2)
  • Altri sport: Calcio
  • Hobbies: Musica, Cinema
  • Status: Qualificato a titolo individuale

palmaresPalmares

Giochi Olimpici
esordiente

Altri risultati
2004 Semifinalista ATP Gstaad
2005 Semiifnalista ATP Sopot
2007 Finalista ATP Valencia
2008 Quarti ATP Valencia - Acapulco - Bai

Andreas Seppi (TENNIS)

Andreas Seppi
  • Data di nascita: 21 febbraio 1984
  • Luogo di nascita: Bolzano
  • Altezza x Peso: m.1,90 x 70 kg.
  • Specialità: singolare / doppio
  • Stato civile: celibe
  • Prima società: TC Caldaro
  • Società attuale: TC Alba
  • Primo tecnico: Stefan Marini
  • Tecnico attuale: Massimo Sartori
  • Presenze in nazionale: Coppa Davis 10 incontri - 16 matches (9-7)
  • Altri sport: calcio - sci
  • Hobbies: Cinema, Musica
  • Status: Qualificato a titolo individuale

palmaresPalmares

Giochi Olimpici
Esordiente

Altri risultati
2005 Semifinalista ATP Palermo
2006 Semifinalista ATP Sydney e Nottingham
2007 Finalista ATP Gstaad
2008 Semifinalista ATP Amburgo

Simone Bolelli (TENNIS)

Simone Bolelli

  • Data di nascita: 8 ottobre 1985
  • Luogo di nascita: Bologna
  • Altezza x Peso: m.1,82 x 79 Kg.
  • Specialità: singolare /doppio
  • Stato civile: celibe
  • Primo tecnico: Renato Vavassori
  • Tecnico attuale: Claudio Pistolesi
  • Presenze in nazionale: Coppa Davis - incontri 2 - 5 matches (2-3)
  • Altri sport: nuoto - calcio
  • Hobbies: musica - cinema - internet
  • Status: Qualificato a titolo individuale

palmaresPalmares

Giochi Olimpici
esordiente

Altri risultati
2008 Finalista ATP Monaco
2008 Semifinalista ATP Zagabria

Il premier giapponese sarà alla cerimonia inaugurale

Il premier giapponese, Yasuo Fukuda, assistera’ alla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Pechino, in programma l’8 agosto. Lo ha riferito la catena tv nipponica Nhk. Malgrado gli impegni di quelle giornate - tra cui le commemorazioni per l’anniversario degli attacchi atomici su Hiroshima (6 agosto) e Nagasaki (9 agosto) - Fukuda ha confermato la sua presenza. E’ una partecipazione che ha anche un valore politico, visto il lento disgelo in corso tra Cina e Giappone e il possibile boicottaggio dell’inaugurazione da parte dei leader europei per protesta contro la repressione in Tibet e le violazioni dei diritti umani. Fukuda si unisce ad altri leader di primo piano, dal presidente americano, George W. Bush, a quello sudcoreano, Lee Myung-bak, che hanno gia’ annunciato la loro presenza.

Gabriella Bascelli (CANOTTAGGIO)

  • Data di nascita: 19.08.1982
  • Luogo di nascita: Johannesburg (Sud Africa)
  • Altezza x Peso: m. 1,85 x kg.70
  • Specialità: singolo
  • Stato civile: nubile
  • Prima società: CC Lazio
  • Società attuale: CC Lazio
  • Primo tecnico: Dario Naccari, Angelo Savarino
  • Tecnico attuale: Massimo Guglielmi
  • Altri sport: Tennis, Squash
  • Status: Qualificata a titolo individuale

palmaresPalmares

Giochi Olimpici
8° doppio 2004

Campionati mondiali
3° doppio 2002
5° doppio 2003
8° quattro di coppia 2005
8° singolo 2006

Giuseppe De Vita (CANOTTAGGIO)

Giuseppe De Vita
  • Data di nascita: 04.06.1982
  • Luogo di nascita: Napoli
  • Altezza x Peso: m. 1,86 x kg.83
  • Specialità: 2 senza
  • Stato civile: celibe
  • Prima società: C.N. Ilva
  • Società attuale: C.C. Aniene
  • Primo tecnico: Lello Ponzella
  • Tecnico attuale: Giovanni Suarez
  • Hobbies: Lettura, chitarra
  • Status: Qualificato a titolo individuale

palmaresPalmares

Giochi Olimpici
8° due senza 2004

Campionati mondiali
5° due senza 2003
7° quattro senza 2005
8° due senza 2006

la fiaccola andrà in Tibet, il 21 giugno sfilerà a Lhasa

La fiaccola olimpica passerà da Lhasa, la capitale del Tibet, sabato 21 giugno. Lo ha deciso il Comitato organizzatore dei Giochi di Pechino (Bocog). Dopo le modifiche nel programma della staffetta in seguito al terremoto nella regione del Sichuan, la torcia sarebbe dovuta arrivare lunedì scorso nel Tibet e restarci per tre giorni. Invece, dopo l’arrivo nella regione dello Xinjiang la fiaccola passerà a Lhasa sabato prossimo e vi rimarrà un solo giorno, sorvegliata nel suo tragitto da misure di sicurezza eccezionali per evitare incidenti.

Nei giorni scorsi un gruppo di esuli tibetani aveva chiesto l’annullamento del passaggio della torcia nel timore di nuove violenze. Le autorità cinesi, in particolare i dirigenti della Regione autonoma del Tibet, erano contrari. Anzi, per loro il passaggio della fiaccola da Lhasa era diventato un punto d’onore, un modo per dimostrare che la situazione è sotto controllo e si è tornati alla normalità.

La torcia è intanto approdata ieri a Urumqi, capitale della regione dello Xinjiang, per la prima delle quattro tappe in quella che è una delle regioni più complesse della Cina. Teatro di violenze separatiste e culla dei fondamentalisti islamici uighuri, lo Xinjiang non si è mai rassegnato alla dominazione degli han e il passaggio della fiaccola olimpica è stata occasione per dimostrare - pacificamente - l’ostilità di questa minoranza.

Il timore di attentati ha spinto le autorità a chiudere quasi tutto il centro di Urumqi e una fitta serie di posti di blocco ha limitato i movimenti in un’area altrimenti molto vivace. Nella piazza del Popolo, dove l’accesso era controllato con perquisizioni e metal detector, si sono ritrovate circa tremila persone, quasi tutti han, che hanno salutato il passaggio della fiaccola con slogan come “Viva la Cina” e “Viva le Olimpiadi”.


Oggi la torcia olimpica ha attraversato le strade di Kashgar, antica città della Via della Seta ai confini con il Pakistan e l’Afghanistan e roccaforte del nazionalismo uighuri. Il primo tedoforo è partito dalla piazza dell’antica moschea Id Kah, la più grande della Cina. Poca la gente per strada, anche qui quasi tutti han che hanno festeggiato con coreografie ben orchestrate il passaggio dei tedofori, scortati da 40 agenti con maglietta blu e guanti neri. La comunità islamica, che rappresenta più di metà della popolazione, era rappresentata solo da alcuni leader e dai bambini nei costumi tradizionali.

Negozi chiusi, strade semideserte e polizia ovunque a vigilare contro il pericolo di attentati, dopo l’allarme per possibili azioni di militanti islamici che puntano a creare lo Stato indipendente del Turkestan orientale.

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